In Ambientalismo, Scienza e Tecnologia

FECCIANAZIOGMLETTI PER VOI

Il nostro Paese tra 11 mesi ospiterà l’Expo «Nutrire il pianeta», ma arriva a questo appuntamento senza avere una efficace strategia per sfamare gli italiani.

La bilancia agroalimentare italiana è in deficit fisso per 4-6 miliardi di euro l’anno da decenni. Importiamo molto più di quello che riusciamo ad esportare e gran parte del «made in Italy» alimentare è realizzabile solo grazie all’impiego di materie prime estere, salvo poi lagnarci che gli altri ci rubano i prodotti. Oltre ad importare metà delle carni e del grano, oltre a pomodori ed olio d’oliva, quasi tutto il parco zootecnico italiano (bovini, suini, polli) è alimentato con soia estera, e questa è per l’85% Ogm.

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L’Italia produce poco più del 10% della soia che consuma e tali importazioni pesano sulle nostre tasche per circa 1200 milioni di euro l’anno. Ma almeno per quanto riguarda il mais, l’altro prodotto essenziale per alimentare il bestiame, fino a poco tempo fa l’Italia era autosufficiente. Poi dopo il 2001 è cominciata una fase di lento declino e nel 2004 abbiamo importato il 10% del mais di cui avevamo bisogno, diventato poi il 20% nel 2009, il 30% nel 2012 ed ora siamo già ad importare il 35% del mais che ci necessita. Tradotto in moneta sonante, quest’anno dovremo importare quasi 4 milioni di tonnellate di mais con un costo, ai prezzi del 2013, che potrebbe sfiorare il miliardo di euro.

Un bel successo non c’è che dire: nel 2011 e nel 2012 ci siamo giocati più di tre quarti del valore delle esportazioni di pregiati formaggi e salumi «made in Italy» solo con le importazioni di mais e soia. Il confronto è ancora più imbarazzante, se paragoniamo la «performance» italiana con quella degli altri due grandi Paesi mediterranei dell’Unione Europea. Ancora nell’anno 2002 la resa per ettaro in Italia, Francia e Spagna era comparabile ed oscillava attorno ai 95 quintali per ettaro. Ma da quell’anno in poi per noi è stata notte fonda.

Gli spagnoli, che hanno abbracciato con convinzione l’opzione degli Ogm e che coltivano un terzo di tutto il loro mais con semi geneticamente migliorati, hanno inanellato una serie di miglioramenti produttivi che li tengono stabilmente ad oltre 110 quintali per ettaro per la produzione di mais. La Francia, che come noi propugna la guerra santa agli Ogm, nel 2013 ha avuto una resa media di 81,4 quintali e noi di 78,1 quintali per ettaro. Un fiasco clamoroso, ancora più vergognoso se pensiamo che, se in Italia avessimo le stesse rese produttive degli spagnoli, non dovremmo buttare al vento quasi un miliardo di euro per acquistare il mais che ci manca.

Le campagne consolatorie di sapore autarchico che ci propinano molti media narrano, però, che, se un alimento è fatto in Italia, questo è più buono, più sano ed anche più giusto. Ma sono le stesse pubblicità che ci fanno vedere delle barche a vela che solcano le autostrade o dei delfini che nuotano al fianco delle nostre autovetture: sono metafore, sono slogan pubblicitari, ma noi, invece, crediamo davvero agli asini che volano. Ma non è così: il mais italiano, benché prodotto nel Paese del sole, non è migliore del mais che ci arriva da fuori (soprattutto se quello che ci arriva dall’estero è mais Ogm).

Secondo il gruppo di studio sulle micotossine del Consiglio per la Ricerca e Sperimentazione del ministero delle Politiche Agricole (ossia un ministero che ha giurato guerra agli Ogm), il 62% del mais prodotto in Italia nel 2013 non era adatto al consumo per uso umano per un elevatissimo inquinamento da tossine di funghi sospettati di indurre pericolose patologie nell’uomo: le cosiddette fumonisine.

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In realtà, abbiamo scritto una piccola imprecisione: il ministero dell’Agricoltura è accanitamente contrario solo alla coltivazione dell’unica pianta Ogm coltivabile in tutta Europa, un mais che non necessita dell’uso di insetticidi per produrre un mais quasi del tutto esente da fumonisine. Ma lo stesso ministero ammette candidamente che senza mangimi Ogm crollerebbe l’intera zootecnia nazionale (www.salmone.org/wp-content/uploads/2013/09/lettera-ministero-agricoltura.pdf). Quindi quasi tutto il latte, yogurt, formaggi, salumi, prosciutti e carni, anche di produzioni Dop ed Igp italiane, derivano da animali nutriti con Ogm (nel 2013, oltre alla soia, anche un terzo del mais mondiale era Ogm).

Quindi gli Ogm si possono mangiare, ma chi avversa gli Ogm è terrorizzato dalla possibilità che i nostri imprenditori agricoli si producano in azienda gli stessi mangimi che devono invece acquistare nei consorzi agrari o da imprese private. Questa è una politica miope e pericolosa, che danneggia gli imprenditori agricoli italiani tanto quanto danneggia i ricercatori pubblici italiani e, contemporaneamente, strizza l’occhio alle grandi multinazionali che continuano indisturbate a gestire il 90% dei mangimi importati a danno delle nostre aziende e dello sviluppo economico del Paese. In queste condizioni abbiamo davvero poco da «exporre».

ROBERTO DEFEZ – DARIO FRISIO

IBBR-CNR NAPOLI – UNIVERSITA’ DI MILANO
FONTE ORIGINALE: http://www.lastampa.it/
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Showing 6 comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Ma a report così puntuali e informativi cosa rispondono quei difensori ideologici ed ottusi del bio, e della biodiversità senza Ogm?
    Hanno forse replicato?
    Qualcosa dovranno pur affermare.

  • hilda
    Rispondi

    Io che non sono un difensore ideologico e ottuso del bio (in quanto alla biodiversità è per forza senza OGM…non esiste biodiversità con OGM…è come dire una minchiata intelligente) rispondo che per sfamare gli italiani non dobbiamo sicuramente coltivare distese di MON810…altrimenti cosa mangiamo? MAIS a colazione pranzo e cena?

  • hilda
    Rispondi

    Poi la butto li eh….non è che con la monetà che ci ristroviamo che è sopravvalutata del 25 – 30% coltivarci i pomodori e il mais e allevare i nostri polli magari (dico magari eh!!!!!) ci costa troppo?????

    Dico magari eh…la butto li eh….

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    Hilda se lei vuole la biodiversità per forza di cose deve aumentare la produttività ad ettaro. Questo si può ottenere con OGM. Solo così situò preservare la biodiversità. Le rinnovo l’invito a venire a vedere il campo sperimentale che abbiamo fatto a Colloredo di Montealbano (UD).

  • hilda
    Rispondi

    mm…forse non ci siamo ben capiti…biodiversità significa coltivare piu varietà possibili…tutto il contrario.

  • Christian
    Rispondi

    Rieccomi come ne precedente post.
    Siccome sono in ferie e non ho niente da fare.
    Bellissima analisi ma mi sembra ben chiaro che la capacità dei politici di porre in atto qualsiasi politica che abbia anche solo lontanamente effetti positivi è pari a zero.
    bye

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