In Ambientalismo, Scienza e Tecnologia

bioDI ALBERTO GUIDORZI*

Subito dopo aver scritto alla Senatrice Cattaneo sono venuto in possesso di queste notizie che vi riporto:

Non ci resta che ridere

Prima segnalazione

Il 5 maggio scorso una ventina di alunni di una scuola della Gironda (vigne di Bordeaux) hanno mostrato sintomi evidenti di intossicazione dopo che in un vigneto vicino sono stati eseguiti dei trattamenti con fitofarmaci. Dopo una indagine degli organi preposti è stato emeso il segunete comunicato: “I prodotti distribuiti il 5 maggio erano dei prodotti consentiti e regolarmente autorizzati contro l’oidio e la peronospora” Tuttavia è strano che le autorità non abbiano ritenuto di precisare di quali prodotti si sia trattato lasciando così intendere che il solo motivo da mettere in evidenza era un uso inappropriato del modo di usare i prodotti.

Non si è dovuto attendere molto perché Ségolàne Royal annunciasse che sarebbero stati emanati provvedimenti, vale a dire che sarebbe stata autorizzata l’irrorazione di fitofarmaci solo a più di 200 metri dagli edifici scolastici, come se i bambini una ritornati alle loro case fossero divenuti immuni da intossicazione. E’ evidente che tutti gli agricoltori si sono sollevati di fronte ad una misura che minava totalmente la protezione delle loro coltivazioni se avessero dovuto rispettare tali distanze in prossimità di qualsiasi fabbricato confinante con le loro terre.

Solo che da un’indagine fatta susseguentemente si è evidenziato che il caso si verificato dove esistevano varie proprietari di vigne, particolare quattro e solo due sono state irrorate in quel giorno una condotta in modo convenzionale e l’altra in modo biologico. Ebbene il trattamento che ha provocato l’intossicazione è quelle nel vigneto biologico alle ore 13,30 a base di zolfo contro l’oidio e poltiglia bordolese a base di rame contro la peronospora. Data la presenza del vento e i sintomi dell’intossicazione (male alla gola e pizzicori agli occhi) il fenomeno è ascrivibile a polveri di zolfo, infatti molti hanno poi individuato i sintomi tipici del respirare vapori di zolfo. Inoltre molti bimbi erano figli di vignaioli e quindi ben conoscevano gli odori dei trattamenti.

E’ altrettanto vero che anche il coltivatore biologico ha le sue esigenze e costrizioni, infatti essi non hanno nessuna alternativa ai due prodotti di trattamento, a differenza dei viticoltori convenzionali, e tra l’altro sono fitofarmaci ad azione blanda e scarsamente duratura e quindi da ripetersi frequentemente (almeno un trattamento a settimana), in presenza per giunta di un clima che diviene sempre più capricciose e che limita le possibilità di intervento.

La realtà è dunque che anche in agricoltura biologica se si vuole tentare di avere un’uva sana occorre derogare dalla regolamentazione delle irrorazioni. Vale a dire esattamente il contrario di ciò che la politica da anni vorrebbe fare e imporre, anzi il potere politico visto che l’incidente era imputabile ad una conduzione bio della vigna, ma non necessariamente colpevole, ha cercato di rimanere molto sul vago anche perché avrebbe dovuto incolpare due prodotti altamente raccomandati dal potere politico in quanto con valenza ritenuta ecologica.

Seconda segnalazione

La Direzione generale della repressione frodi francese vien dal dare i risultati di una serie di controlli sui prodotti venduti con etichettatura biologica. Ecco i risultati:

Vi è un 10% di fuori norma, cosa non verificabile in agroalimentare non biologico, infatti su 229 prelievi ben 26 non sono a norma, di cui 14 hanno rivelato contenere del PBO (piperonilbutossido) che è un sinergizzante, proibito , delle polveri di piretro ( ne aumenta la persistenza, che altrimenti sarebbe molto bassa e quindi con scarsi effetti protettivi, 8 mostravano residui di pesticidi non autorizzati in agricoltura biologica ( d’altronde è difficile per un agricoltore accettare di vedere il proprio raccolto distrutto dai parassiti), 2 addirittura presentavano una presenza di OGM oltre lo 0,9% consentito. Le ultime due non conformità mostravano una presenza di metalli pesanto fuori norma (d’altronde se distribuiscono rame a più non posso ed usano fosforiti grezze per concimare, non è infrequente poi ritrovarsi con quantità di rame e cadmio oltre i limiti.

Comunque su 1070 stabilimenti visitati sono state elevate ben 269 processi verbali a causa di un non rispetto generale dei protocolli di conduzione biologica delle coltivazione. Si tratta di un 25% di infrazioni e non è poco. Essa vanno da una mancanza d’igiene, da etichettature non conformi e in materia di prezzi non esposti. Molte erano vere e proprie dichiarazioni volte a portare il consumatore in errore, come distanze di produzione dichiarate vicine, ma che non lo erano, Agricoltori biologici abusivi, merci di circuito corto, ma che non lo erano, prodotti non controllati dall’ente di controllo, prodotti convenzionali venduti come bio. Latte di lontana provenienza.

*www.salmone.org

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