In Economia

impresaLETTI PER VOI

Un imprenditore, Alessandro Vardanega, deciso ad abbattere molti luoghi comuni sul ruolo delle piccole imprese italiane nella globalizzazione. E un Nord-Est molto diverso da quello delle cronache quotidiane, tutt’altro che provinciale e chiuso in se stesso e, anzi, perfettamente in grado di offrire una riflessione sul futuro all’intero Paese e in particolare a Matteo Renzi. E’ accaduto oggi a Treviso durante il passaggio di consegne della presidenza della locale associazione di Confindustria da Alessandro Vardanega e Maria Cristina Piovesana, prima donna in Veneto ad essere nominata a capo di un’associazione territoriale degli imprenditori.

Vardanega, per chi non lo conoscesse, è lo stesso imprenditore che un paio d’anni fa organizzò a Treviso un affollato corteo silenzioso degli imprenditori per segnalare che nel Nord Est c’erano forze e volontà decise a battere la crisi.
Ebbene, l’ex presidente degli industriali della Marca si è congedato dai suoi colleghi con una appassionata relazione dedicata al tema dell’ “Impresa e della democrazia”, un’ottima base teorica per quel sottile ma importante movimento neo-industrialista che anche in Italia si sta collegando al fenomeno del ritorno al manifatturiero che si registra in tutto il mondo.

A ben vedere quella di Vardanega potrebbe costituire anche una riflessione sui caratteri ancora non ben messi a fuoco del renzismo e comunque un passo avanti nel dibattito fra politica e società.

Due in particolare le tesi sostenute dall’imprenditore trevigiano. La prima: in particolare nel Nord Est (ma ovunque in Italia dove si siano create le condizioni per una forte presenza di piccole imprese), si può parlare della presenza di una sorta di “capitalismo popolare”. Una struttura economica sui generis basata sulla responsabilità dell’individuo imprenditore e su forme di fiducia e di forte legame verso i dipendenti, i fornitori e i clienti delle imprese che ha finito per esprimere “forme originali di responsabilità sociale”. Per questo – secondo Vardanega – “dove l’impresa è diffusa la stessa impresa insieme alla famiglia è diventata una vera e propria infrastruttura sociale portatrice e agente di democrazia”.

Punto secondo. Il reticolo delle imprese italiane,esattamente come sostengono le massime università americane che si occupano di organizzazione di imprese e di comunità, è fondato sull’ “auto-organizzazione di soggetti che, insieme, investono per creare, rafforzare, estendere il reciproco legame”. E questo “reciproco legame” (un concetto molto obamiano, ricordando che l’attaule presidente degli Usa è stato in gioventù e per anni un “community organizer”) determina un fortissimo scambio di informazioni fra i soggetti interni alle imprese e fra le imprese e l’intera comunità.

Il risultato? Una maggiore equità sociale. Secondo Vardanega: “Non esiste una forma più efficace, naturale e democratica per redistribuire la ricchezza. La cosiddetta politica dei redditi non si fa per decreto, non si ottiene con arbitrari trasferimenti fiscali o attraverso lavori generati da logiche parassitarie. Impresa diffusa, intraprendenza, manifattura evoluta, lavoro fondato sulla competenza sono i primi veri presupposti per una società equa, solidale, inclusiva e democratica”. Insomma per redistrivuire ricchezza ha fatto molto più la piccola impresa italiana che la politica e il fisco.

Ma se l’impresa produce democrazia anche l’ambiente circostante deve interloquire producendo democrazia. Per questo Vardanega ha innanzitutto chiesto al governo un fisco non asfissiante e ha esortato il territorio a rimettersi in moto senza complessi di inferiorità e senza localismi di maniera. “Prima inizieremo a connettere i nostri capoluoghi, le loro politiche, le loro università, i loro servizi, le loro imprese, le loro associazioni, i loro cittadini, e prima scopriremo che siamo di nuovo in movimento – ha detto Vardanega – È meglio scegliere di rischiare e lottare per costruirsi un futuro piuttosto che aspettare un nuovo Napoleone, al quale abdicare la nostra sovranità e, con essa, la nostra identità, le nostre vite, i nostri talenti e il futuro dei nostri figli”.

L’assenza di Matteo Renzi ha impedito al dibattito di assumere un profilo più politico. Ma non c’è dubbio che le idee e le intuizioni seminate da Vardanega troveranno terreni fertili in un paese a capitalismo molecolare come l’Italia. Non è obbligatorio per i cosiddetti corpi intermedi discutere intorno al loro ombelico.

DI DIODATO PIRONE – TRATTO DA: http://economia.ilmessaggero.it/

Recent Posts
Comments
  • Sigismondo di Treviri

    Se ci fosse stato il compagno Renzi che cosa avrebbe potutto aggiungere, se non qualche bugia di circostanza?

Start typing and press Enter to search