In Economia

cipro_rapinaLETTI PER VOI

Tutto lascia presagire che si stanno creando le condizioni per una nuova grande crisi. La volatilità dei mercati è ai minimi, i tassi di interesse pure, le borse volano cosi anche i corsi delle obbligazioni. L’economista di UBS, George Magnus, ha scritto che l’attuale calma dei mercati assomiglia a quella che precedette il 2007 e che poi condusse alla crisi finanziaria dell’autunno del 2008. L’economista francese Jacques Attali ha scritto il 26 maggio sul settimanale L’Express che è probabile che l’anno prossimo scoppi la peggiore crisi finanziaria di tutti tempi, che avrà conseguenze molto dure soprattutto in Europa. Come mai queste manifestazioni di pessimismo?

I motivi sono molto semplici: l’andamento dei mercati finanziari è determinato dalle politiche espansionistiche delle banche centrali e non è giustificato dall’andamento dell’economia reale né in Europa né negli Stati Uniti. Gli interventi delle banche centrali sono inutili, poiché – come diceva John Maynard Keynes, “il cavallo non beve”. Infatti nella zona euro il volume dei crediti bancari sta diminuendo e l’economia sta scivolando in deflazione. Le iniezioni di liquidità delle banche centrali servono unicamente a sostenere il sistema bancario e i mercati finanziari. Infatti la quantità di strumenti finanziari in circolazione (che un tempo venivano definiti titoli tossici) è sensibilmente aumentata ed è superiore, stando alla BRI di Basilea, a quella del 2007/2008. Lo stato di salute delle banche (soprattutto in Europa) è molto precario. Il debito pubblico di molti Paesi europei è in continuo aumento e dovrà essere ristrutturato. E infine la distribuzione dei redditi nei Paesi occidentali è sempre maggiormente ineguale. Insomma, sono trascorsi cinque anni dall’ultima crisi finanziaria e i fondamentali dell’economia sono ulteriormente peggiorati e l’attuale calma non deve essere motivo di gioia ma di preoccupazione.

E’ bene che i risparmiatori e tutti i cittadini sappiano che la prossima crisi avrà un decorso ben diverso da quella dell’autunno del 2008. Allora le banche centrali e i Governi intervennero per salvare il sistema finanziario. Oggi invece alla cassa saranno chiamati i risparmiatori. Questo percorso (poco noto) è stato approvato sia dalle autorità europee sia da quelle svizzere. Si chiama “bail-in”. In buona sostanza, si ripeterà quanto sperimentato a Cipro nell’ultima crisi, in cui il fallimento delle banche è stato pagato dai detentori dei titoli obbligazionari delle banche, dagli azionisti e attraverso una “tosatura” enorme dei depositi dei clienti, che superano i 100mila franchi o i 100mila euro. In pratica vi sarà un saccheggio dei risparmi per evitare i fallimenti bancari e una ristrutturazione dei debiti pubblici con un’ulteriore tosatura dei risparmi. Il mondo corre verso questo approdo che farà piombare l’economia europea e probabilmente anche l’economia americana in una deflazione simile a quella degli Anni Trenta dell’anno scorso. Tutto sembra indicare che questa è l’approdo cui ci stanno conducendo i Mario Draghi, i Matteo Renzi e le Angela Merkel.

C’è ancora modo di evitare questo esito? Il salvataggio sarebbe un immediato intervento per dividere le attività commerciali (crediti, retail banking) delle banche da quelle speculative. Un intervento rapido di questo genere non verrà fatto e, quindi, sarà difficile che questa corsa verso il disastro venga arrestata. Infatti nella situazione attuale basterebbe un aumento imprevisto dei tassi di interesse per mettere in mostra quanto è fragile l’attuale castello di carte finanziario. Ed è per questo che le banche centrali intervengono per evitare che si creino situazioni impreviste che potrebbero innescare reazioni a catena.

Insomma, dopo aver devastato l’economia il settore finanziario si appresta a saccheggiare i nostri risparmi. Si salvi chi può.

di Alfonso Tuor – TRATTO DA. http://www.ticinonews.ch/tuor-blog/203543/e-prossima-una-nuova-grave-crisi-finanziaria

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Showing 6 comments
  • FrancescoL

    Ed io che speravo di avere altri 5-6 anni…

  • Pedante

    Le previsioni sembrano a posto, nonostante l’errata analisi teorica.

  • leonardofaccoeditore

    Concordo con Matteo, ma mi sembrava doveroso pubblicare questo articolo per rimarcare ulteriormente ai guasti del sistema monetario fiat

  • Pedante

    Riflessione laconica ma precisa quella finale di Matteo C.

  • Pedante

    Guardando la performance di BKX/SPX quest’anno non posso che essere d’accordo con Attali.
    http://biiwii.com/wordpress/2014/05/05/bkx-spx-ratio-lower-low/

  • Matteo C.

    Alcune considerazioni
    1) Ciò che non viene scritto nell’articolo è cosa proporrebbero Magnus e Attali come soluzione ai problemi. Si tratterebbe in buona sostanza di provvedimenti keynesiani non dal lato della moneta, ma da quello della politica fiscale allegra.
    2) Quando si dice che nel 2008 “i Governi intervennero per salvare il sistema finanziario. Oggi invece saranno chiamati i risparmiatori” si dovrebbe precisare che i Governi caricano gli oneri e i rischi dei salvataggi che operano sulle tasche dei contribuenti, a prescindere dalla loro esposizione verso lo stesso sistema finanziario.
    3) Credo sia preferibile che a subire le conseguenze dell’insolvenza di un debitore siano in primo luogo gli azionisti e i creditori di quel soggetto. Anche nel caso dei salvataggi “classici” i governi “tosano” i risparmiatori nella loro veste di taxpayers, con la differenza che per salvare il credito di Tizio si coinvolge Caio, il quale magari non aveva alcuna esposizione nei confronti del soggetto/i insolvente/i (per esempio, perché deteneva i suoi risparmi in oro o altri beni). Che poi Caio sia tosato mediante un aumento della tassazione attuale, mediante inflazione o mediante un aumento del debito pubblico che lui i suoi eredi dovranno pagare è solo una questione di forma.
    4) Se c’è un difetto nel cosiddetto “bail-in” è che non sarà un processo di libero mercato, ma vedrà coinvolte le autorità di vigilanza e non esclude del tutto il coinvolgimento dei taxpayers. Semplicemente questi saranno coinvolti in seconda battuta.
    5) Dividere l’investment banking dal commercial banking è una falsa soluzione. Renderebbe le crisi forse meno frequenti, ma non risolverebbe il problema alla radice. E’ il sistema della riserva frazionaria che deve essere eliminato, e con esso il cartello coordinato dalle banche centrali, oltre al monopolio concesso a queste ultime di creare moneta e manipolare i tassi di interesse.
    6) In conclusione, si salvi chi può, anche da chi non ha affatto chiari i termini del problema, come questo signor Tour.

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