In Anti & Politica, Economia

bolleDI MATTEO CORSINI

“Uno potrebbe raggiungere la conclusione che tassi di interesse storicamente bassi e stabili pongano rischi alla stabilità finanziaria… Io credo che l’inferenza che tassi di interesse persistentemente bassi mettano a rischio la stabilità finanziaria sia basata su una visione ristretta dell’economia… Si pensi a come diventerebbe problematico il calcolo costi-benefici se il solo modo per ottenere la stabilità finanziaria consistesse nell’aumentare i tassi di interesse al di sopra del livello determinato dalle forze della domanda e dell’offerta dell’economia reale.” (C. L. Evans)

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Charles Evans, presidente FED di Chicago, è tra coloro che ritengono si debbano utilizzare provvedimenti macro-prudenziali per contenere i rischi di instabilità finanziaria. Una posizione simile a quella del presidente della Fed attuale, Janet Yellen, e anche del predecessore Ben Bernanke. Secondo questo punto di vista, la politica monetaria non sarebbe adatta a essere utilizzata per scongiurare la formazione di bolle. Per supportare la loro tesi, Evans e chi la pensa come lui sono però costretti ad arrampicate che nessun alpinista sano di mente si sognerebbe di tentare, per quanto capace.

In sostanza, la politica monetaria dovrebbe preoccuparsi di favorire l’aumento dell’occupazione, stando attenta a non far aumentare oltre un certo limite (del 2% annuo, numero del tutto arbitrario) la crescita degli indici dei prezzi al consumo. Si tratta del tipico schema keynesiano che in misura più o meno marcata contraddistingue l’operato di tutte le banche centrali. Non è del tutto chiaro per quale motivo Evans sia disposto a riconoscere che la politica monetaria può influenzare i prezzi dei beni di consumo, e quindi debba essere calibrata per cercare di evitare che l’andamento di tali prezzi si discosti eccessivamente dagli obiettivi prefissati, mentre ritenga che debba più o meno esplicitamente evitare di pensare alle ripercussioni che le mosse della banca centrale possono provocare nei prezzi dei beni finanziari o reali. Per tentare di giustificare il suo punto di vista, Evans afferma che adottare una politica monetaria restrittiva al solo scopo di evitare la formazione di bolle nei prezzi degli asset finanziari o reali finirebbe con il provocare una contrazione della domanda, quindi dell’occupazione, dando il via a una spirale recessiva e deflattiva.

Per questo la politica monetaria dovrebbe essere espansiva se il tasso di disoccupazione è superiore a quello (keynesianamente) ritenuto compatibile con gli obiettivi di crescita dei prezzi al consumo che (keynesianamente) la banca centrale ha fissato. Gli eventuali effetti collaterali sugli altri prezzi dovrebbero essere scongiurati mediante regolamentazione e vigilanza, ossia introducendo una distorsione per contenere gli effetti indesiderati di una distorsione precedente. Ora, il problema a me sembra duplice. In primo luogo, pare che questi interventi macro-prudenziali abbiano fatto spesso cilecca nella storia, dato che di bolle a seguito di periodi di espansione monetaria se ne sono formate in modo ricorrente. In secondo luogo, se per ogni distorsione occorre aggiungere altre distorsioni per correggere gli effetti indesiderati di quelle precedenti, si finisce, come sosteneva Mises, per scivolare di intervento in intervento verso il socialismo (e mi pare che (soprattutto) in campo monetario ci siamo già finiti da un pezzo).

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Se poi, come fa Evans, si arriva ad affermare che modificare in senso restrittivo la politica monetaria attuale sarebbe equivalente ad “aumentare i tassi di interesse al di sopra del livello determinato dalle forze della domanda e dell’offerta dell’economia reale”, si finisce per cadere nell’assurdo. Come fa Evans a sapere a quale livello sarebbero i tassi di interesse determinati “dalle forze della domanda e dell’offerta dell’economia reale”, dal momento che la politica monetaria agisce continuamente per contrastare proprio la libera formazione dei prezzi, a partire dai tassi di interesse?

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Showing 2 comments
  • Mario
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    Oggi, Draghi ha dato un esempio concreto di politica monetaria.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Dal basso della mia ignoranza e della mia semplicità Draghi ha parlato , come solito per i reggitori delle banche centrali, in modo involuto.

    Io ho capito quanto segue.

    Signori, siamo alla frutta.
    Siamo ai rimedi di ultima istanza.
    Io faccio quello che posso, per salvare il sistema finanziario e bancario.
    Tra 3 mesi vi dò altri 400 miliardi di soldi appena stampati, ma sono certo che non servirà.
    Non servirà, perché il costo dei finanziamenti dati ad aziende e famiglie è maggiore attualmente rispetto a 7-8 anni fa , perché ai tassi base voi amici banchieri applicate degli spread da furto.
    La gente non riesce a sostenere tasse e interessi alti in fase di economia recessiva.
    Si sta fermando tutto, lentamente.

    Siamo in piena deflazione, e non dovrei dirlo.

    Ma ormai ci siamo dentro tutti fino al collo.
    Ripeto, io per salvare la faccia e anche il culo del sistema bancario sono disposto a tutto, però occorre che anche i nostri amici complici statali e sovra statali facciano qualcosa.
    Avete esagerato nell’imporre tasse , con gli scandali e le ruberie.
    La gente ,che è stata portata quasi alla miseria da noi e da voi, è abituata al furto dell’inflazione e non sa che cosa sia la deflazione, non la conosce.
    Gli facciamo paura col mostro deflattivo, ma non basta.
    Non spendono, non hanno più soldi.

    Cari politici dovete far qualcosa altrimenti i popoli ci sbattono fuori a sprangate.
    Da qui a settembre vedete di combinare qualche raffazzonata riforma che ci dia a tutti un poco di respiro.
    Io intanto preparo i 400 miliardi.
    Cerchiamo di bordeggiare , come al solito, lasciamo cieca la gente, e tentiamo di salvarci.

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