In Anti & Politica

mario_monti_nzomma_NDI MATTEO CORSINI

“La sconfitta di Scelta Europea è chiara e non permette alcuno sconto. La
nostra proposta, incentrata su un europeismo coerente con l’inspirazione
riformatrice di Mario Monti e unita ai contributi di Centro Democratico e
Fare per Fermare il Declino, non ha guadagnato spazio sufficiente
all’interno di una contesa elettorale dominata dallo scontro tra la furia
distruttrice di Beppe Grillo e la forza della novità incarnata dal
Presidente del Consiglio Matteo Renzi… Da oggi si apre una riflessione sul
futuro di Scelta Civica che dovrà essere libera e priva di qualunque
inibizione, come si addice ad un movimento senza padroni che è nato con lo
scopo di dare rappresentanza ad un’opinione pubblica liberale e
riformatrice che certamente non scompare dalla mappa politica e culturale
italiana”. (A. Romano)

Andrea Romano, professore universitario e direttore di think tank, è
passato dallo studio sui rapporti tra partito bolscevico e società rurale
(lo apprendo da Wikipedia) a Mario Monti, via D’Alema e Montezemolo.
Parrebbe che il suo fiuto per i cavalli su cui puntare non sia proprio dei
migliori, a maggior ragione se si considera che ha puntato, da ultimo, sul
successo di Mario Monti per approdare in Parlamento con l’allora neonata (e
oggi agonizzante) Scelta Civica.

Probabilmente Romano ha confuso l’appoggio che grandi media e centri di
potere in Italia e ancor di più all’estero diedero a Monti con un consenso
vero per il professore, dimenticando però che alle elezioni ogni persona ha
un voto e che se tartassi tutti è difficile ottenere un gran successo,
nonostante l’appoggio della combriccola del Bilderberg e la ritrovata
“credibilità” internazionale.

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In un solo anno Scelta Civica è passata dal dover registrare un gran
successo alle elezioni politiche (e finì tra l’8 e il 9 per cento), al
successivo abbandono del fondatore Monti (che ha un seggio di senatore a
vita e non è interessato a beghe di partito), fino alla formazione di
un’accozzaglia elettorale con partitoni del calibro di Centro Democratico,
Fare per Fermare il Declino e Partito Repubblicano Italiano, formazioni che
hanno meno elettori che lettere nel nome del partito. Tutti assieme, alle
recenti europee, hanno raccolto lo 0.7 per cento.

Ho riportato uno stralcio del commento di Romano all’esito meno che
deludente delle europee. Essendo assai improbabile che ai prossimi
appuntamenti elettorali il trend possa essere invertito, molto meglio
puntare “sulla forza della novità incarnata dal Presidente del Consiglio
Matteo Renzi”, facendo una riflessione “priva di qualunque inibizione” se
arruolarsi nel PD. Ovviamente per “dare rappresentanza ad un’opinione
pubblica liberale e riformatrice che certamente non scompare dalla mappa
politica e culturale italiana”.

A parte che di liberali autentici non v’è traccia in Scelta Civica e
dintorni, visti i precedenti dei cavalli su cui ha puntato Romano, fossi in
Renzi mi preoccuperei.

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