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MANNOANTONIOLETTI PER VOI

E se le startup fossero un falso mito? E se fosse tutta una grande illusione? Occhio, perché “pensare che l’idea geniale sulla carta un giorno diventerà un grande successo imprenditoriale è un’utopia. Bisogna piuttosto avere consapevolezza del proprio talento imprenditoriale e affrontare il rischio fin da subito, confrontandosi con il mercato. Gli incubatori di startup non servono più, servono incubatori di persone”.

Antonio Manno (foto) è tra i soci fondatori di Exosphere, comunità d’imprenditori provenienti da ogni parte del mondo, nata in Cile un anno e mezzo fa. Una sorta di università alternativa, dove professori e mentori sono uomini d’impresa – anche molto giovani – che hanno provato sulla loro pelle le difficoltà, il rischio, il sacrificio, e che ora si fanno promotori di una rivoluzione culturale: “Liberarsi dell’educazione accademica e del desiderio di conformismo, e creare un luogo dove s’impara ad imparare aiutandosi vicendevolmente, dove s’impara a costruirsi una professione allineata al proprio talento, e ad affrontare subito i reali problemi del mercato”.

Exosphere nasce dall’idea di Skinner Layne, imprenditore americano che ha venduto la sua società e lasciato gli Stati Uniti nel 2008, intuendo la recessione che sarebbe poi arrivata; e di Carlos Micelli, argentino, imprenditore anche lui, giovane, visionario. Anche Manno è uomo d’impresa, nel 1994 ha fondato uno dei primi internet service provider; poi nel ’99, il primo sito di aste online: cento dipendenti, quotazione in borsa, investitori, fino allo scoppio della bolla del web e puff, il fallimento.

Attraverso un forum online di economia ha conosciuto Layne e Micelli, ha lasciato l’Italia, li ha raggiunti a Viña del Mar, in Cile (“Paese capace di attrarre investimenti grazie a bassa burocrazia e bassa tassazione”). Hanno messo insieme esperienze e competenze e creato Exosphere, “dove s’impara a mettersi in gioco, non a giocare agli inventori”, dice. I loro bootcamp durano tre mesi. Nel grande open space che guarda il mare, l’inverno scorso sono passati ottanta giovani imprenditori di venti nazionalità diverse.

“In tre mesi si ha il tempo per conoscersi, discutere, imparare dagli errori degli altri. In questo mestiere gli errori sono auspicabili: sono il vero momento di formazione”. Cos’è allora che non va con le startup? “Nessuno investe più su un prodotto che sta sulla carta – dice Manno -. Gli investitori cercano imprese che hanno dimostrato di sostenersi da sé. E quindi, invece di perdere anni a sognare un’idea, bisogna entrare nel mercato e provarla, anche in assenza di capitali.

Bisogna accelerare i tempi creando quello che noi chiamiamo minimum viable product, presentando il prodotto al mercato e modificandolo via via, facendo tesoro dei feedback”. In questi giorni il team di Exosphere è in Italia per un tour di workshop per aspiranti imprenditori: Barletta, Venezia (7 – 8 luglio), e poi da lì Tallin, Vienna, Budapest e San Diego. E il Cile, cosa può insegnarci? “Che se vuoi aprire un bar in spiaggia, è sufficiente una sola autorizzazione”.
twitter@PaolaMoscardino

TRATTO DA: http://nuvola.corriere.it/

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