In Anti & Politica, Esteri

elisabetta-scarpelliDI ELISABETTA SCARPELLI

SCORRETTAMENTE PARLANDO…

Anche io non voterei mai un laburista islamico. Ma nemmeno cristiano, o buddista o indù o ateo. Io non voterei. Punto. Io NON VOTO.

La presa di posizione netta CONTRO il sindaco di Londra non ha senso. Fermo restando la condanna contro l’ideologia islamica che è assolutamente condivisibile, prendersela con i londinesi perché hanno eletto un musulmano (ma il male maggiore è che sia laburista, quindi STATALISTA al cubo), significa in qualche modo dare riconoscimento al voto. Per cui non mi frega nulla se il nuovo sindaco di Londra è islamico o ateo o chissà come.

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Se me ne fregasse ammetterei di preferire e dare valore rappresentativo ad un eletto piuttosto che ad un altro e quindi legittimerei il voto, che invece considero la prima forma di schiavitù per l’individuo. Che poi l’Islam sia il Male Assoluto e che non creda al cosiddetto “Islam moderato” siamo d’accordo.

Ma il problema vero non è il sindaco di Londra ma i milioni di musulmani che altri ELETTI NON MUSULMANI hanno permesso che invadessero l’Europa grazie al welfare “più bello del mondo”. Hollande non è musulmano, la Merkel nemmeno e manco Renzi. E non lo sono Pisapia e Marino che sono atei. Vedere nel Sindaco londinese la deriva musulmana, significa guardare il bruscolo nell’occhio e non fare caso alla trave che gli Stati tutti e lo Stato degli Stati, l’UE, ci hanno infilato su per il culo. Io non voto perché votare significa null’altro che scegliere a quale parassita presente sulla scheda l’elettore preferisce obbedire, e con quale delle potenziali regole presenti sulla scheda l’elettore vuole essere governato. Poiché il processo democratico si basa sulla regola della maggioranza, la “scelta” dell’individuo non determinerà comunque quale genere di servitù dovrà sperimentare.

Sarà la scelta della “maggioranza” a determinarla per chiunque. Non basta strappare materialmente la tessera elettorale, è necessario farlo prima di tutto nella testa.

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Showing 7 comments
  • Alessandro Colla
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    Finalmente il nocciolo del problema. Se tra le liste proposte ce ne fosse una smaccatamente liberista, potrei essere tentato di votare pensando di scegliere il male minore. Quindi mai un labourista. Il problema è che anche con i conservatori la presenza dello stato in economia diminuisce quando va bene dello 0,000001 per cento. Non capisco gli osanna di quelli di Rete Quattro. Un emittente di proprietà di uno che predica la rivoluzione liberale (salvo poi dire che vorrebbe attuarla con i moderati) che gode per l’elezione di un labourista. Nessuno poi che riporti un’informazione completa. Per esempio, quanti aventi diritto hanno partecipato al voto. Né le caratteristiche del candidato avverso, lontano socialmente e comportamentalmente dalla base tatcheriana ed economicamente appartenente alla fascia medio – bassa del partito; fascia che quindi ha preferito l’astensione. Né che il vincente ha in realtà preso il 43% dei voti, quindi non la maggioranza e se liberali e conservatori avessero voluto convergere avrebbero vinto. Forse hanno lo stesso problema di Giorgia Meloni e Alfio Marchini, con le dovute differenze ideologiche. Lì intelligentemente non esiste il ballottaggio, qui i nostri cretini continuano non solo a sostenerlo ma anche a proporlo nelle votazioni per il parlamento. Pur sapendo che l’elettorato di sinistra possiede un orgoglio militante che lo porta alla partecipazione quasi totale ai ballottaggi, al contrario degli avversari. E quindi quasi sempre alla vittoria. Ma loro, si sa, capiscono sempre tutto. E finiscono per perdere quasi sempre, anche quando avrebbero i voti. Peggio per loro. Per noi cambia poco perché si tratta di scegliere solo tra diversi gradi e diverse forme di socialismo, la prima de jure mentre la seconda de facto. Tutto sommato, se governano i socialisti ufficiali, almeno uno può dire di stare autenticamente all’opposizione. Con gli altri si rischia l’ambiguità e l’incomprensione della gente.

  • Albert Nextein
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    Anche io non voto più.
    Memore di quell’aforisma di Mencken che suona più o meno : “Il voto è una spartizione preventiva del bottino fiscale”.

    Siccome io sono tra coloro che sono derubati al fisco, non vedo l’utilità ed il senso di una mia partecipazione.

    Quanto all’islamico sindaco di Londra, vedremo.
    Non è che mi interessi davvero.
    Ma un po’ di curiosità c’è.

  • charlybrown
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    La migliore di Mencken, secondo me:
    La democrazia è una forma di religione: è l’adorazione degli sciacalli da parte dei somari.

    • Pedante
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      “Misogino: Un uomo che odia le donne tanto quanto le donne si odiano tra di loro.”

  • Spago
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    Personalmente a proposito di elezioni e di voti ho trovato condivisibile e incisivo questo articolo appena uscito su mises.org

    https://mises.org/blog/choosing-evil-two-lessers

    • Pedante
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      Pepsi vs. Coke, le guerre delle cola.

  • Pedante
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    http://pocobello.blogspot.com.au/2012/08/la-fine-dell-europa-il-ruolo.html

    Scorrettamente parlando…la Scarpelli vede il dito e non la Luna. La sua cecità è genuina o solo utile?

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