In Esteri

DI GABRIELE BARELLO

Come ogni anno arriva il 4 Luglio negli Stati Uniti, e ogni presidente americano che si rispetti, deve tenere il discorso alla nazione, nel giorno dell’Indipendenza.

Di sicuro quello del 2020 di 4 Luglio, entrerà nella storia perché Donald Trump ha scelto un luogo simbolo della libertà e cioè il Monte Rushmore per fare il suo discorso, a seguito di eventi che hanno scosso il mondo non poco, dal Coronavirus alle proteste anti razziste in tutto il globo. Pubblichiamo qui di seguito il discorso del presidente tradotto in italiano:

“Non potrebbe esserci posto migliore per celebrare l’Indipendenza dell’America, se non qui sotto questa magnifica, incredibile e maestosa montagna monumentale, dedicata ai più grandi americani che siano mai vissuti. Oggi, rendiamo omaggio alle vite eccezionali e alle straordinarie eredità di George Washington, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln e Teddy Roosevelt. Sono qui come vostro presidente per proclamare davanti al paese e davanti al mondo che questo monumento non sarà mai profanato, questi eroi non saranno mai sfregiati, il loro retaggio non sarà mai distrutto, i loro successi non saranno mai dimenticati e il Monte Rushmore resistere per sempre come tributo eterno ai nostri antenati e alla nostra libertà.

La nostra nazione sta assistendo ad una campagna spietata per spazzare via la nostra storia, diffamare i nostri eroi, cancellare i nostri valori ed indottrinare i nostri figli. Folle rabbiose stanno cercando di abbattere le statue dei nostri fondatori, sfigurare i nostri monumenti più sacri e scatenare un’ondata di crimine violento nelle nostre città. Molte di queste persone non hanno idea del perché lo stiano facendo, ma alcuni sanno esattamente che cosa stanno facendo. Pensano che il popolo americano sia debole, molle e sottomesso. Ma no, il popolo americano è forte e orgoglioso e non permetterà che il nostro paese e tutti i suoi valori, la sua storia e la sua cultura gli siano sottratti. Una delle loro armi politiche è cancellare la cultura, scacciare le persone dal loro lavoro, gettare nella vergogna chi dissente e chiedere la totale sottomissione di chiunque non sia d’accordo.

Questa è la definizione stessa di totalitarismo, ed completamente estranea alla nostra cultura e ai nostri valori e non ha assolutamente posto negli Stati Uniti d’America. Questo attacco alla nostra libertà, alla nostra magnifica libertà deve essere fermato e sarà fermato molto rapidamente. Non tuteleremo questo movimento pericoloso, proteggeremo i figli della nostra nazione da questo assalto radicale e preserveremo il nostro amato stile di vita americano. Nelle nostre scuole, nelle nostre redazioni e persino nelle nostre sale riunioni aziendali, c’è un nuovo fascismo di estrema sinistra che richiede fedeltà assoluta. Se non parlate la sua lingua, non seguite i suoi rituali, non recitate i suoi mantra e non seguite i suoi comandamenti, allora sarete censurati, banditi ed inseriti nella lista nera, perseguitati e puniti. Non succederà a noi. Non fate errori. Questa rivoluzione culturale di sinistra è progettata per rovesciare la rivoluzione americana.

In tal modo distruggerebbero la stessa civiltà che ha salvato miliardi di persone dalla povertà, dalle malattie, dalla violenza e dalla fame e che ha portato l’umanità a nuovi livelli di successo, scoperta e progresso. Per renderlo possibile, sono determinati a demolire ogni statua, simbolo e memoria della nostra eredità nazionale.  Questo è il motivo per cui sto schierando le forze dell’ordine federali per proteggere i nostri monumenti ed arrestare i rivoltosi. Il nostro popolo ha una grande memoria. Non dimenticherà mai la distruzione di statue e monumenti, dedicati a George Washington, Abraham Lincoln, Ulysses S. Grant, abolizionisti e molti altri. Il caos violento che abbiamo visto nelle strade e nelle città che sono gestite dai democratici liberal è il risultato prevedibile di anni di estremo indottrinamento e faziosità nell’istruzione, nel giornalismo e in altre istituzioni culturali.

Contro ogni legge della società e della natura, ai nostri figli viene insegnato a scuola a odiare il proprio Paese e a credere che gli uomini e le donne che l’hanno costruito non fossero eroi ma persone cattive. La visione radicale della storia americana è una rete di bugie, ogni visione viene rimossa, ogni virtù viene oscurata, ogni motivazione viene alterata, ogni fatto viene distorto e ogni difetto è amplificato fino a quando la storia non viene epurata. Questo movimento sta attaccando apertamente l’eredità di ogni persona sul Monte Rushmore. Hanno macchiato il ricordo di Washington, Jefferson, Lincoln e Roosevelt. Nessun movimento che cerca di smantellare queste preziose eredità americane può nutrire nel profondo un amore per l’America. Non può succedere. Nessuna persona che tace sulla distruzione di questa eredità splendente può condurci a un futuro migliore.

L’ideologia radicale che attacca il nostro paese avanza sotto la bandiera della giustizia sociale, ma in verità finirebbe col demolire sia la giustizia che la società. Trasformerebbe la giustizia in uno strumento di divisione e vendetta e trasformerebbe la nostra società libera e inclusiva in un luogo di repressione, dominio ed esclusione. Vogliono zittirci, ma non saremo messi a tacere. Dichiariamo che gli Stati Uniti d’America  sono la nazione più giusta ed eccezionale mai esistita sulla terra. Siamo orgogliosi del fatto che il nostro Paese sia stato fondato sui principi giudaico-cristiani e comprendiamo che questi valori hanno fatto progredire notevolmente la causa della pace e della giustizia in tutto il mondo. Sappiamo che la famiglia americana è il fondamento della vita americana.

Riconosciamo il solenne diritto e il dovere morale di ogni nazione a mettere in sicurezza i propri confini e stiamo costruendo il muro. Ricordiamo che i governi esistono per proteggere la sicurezza e la felicità dei propri popoli. Siamo il Paese di Andrew Jackson, Ulysses S. Grant e Frederick Douglass. Siamo la terra di Wild Bill Hic – kok eBuffalo Bill Cody. Siamo la nazione che ha dato origine ai fratelli Wright, ai Tuskegee Airmen, a Harriet Tubman, a Clara Barton,a Jesse Owens, al generale George Patton, al grande Luis Armstrong, ad Alan Shepard, ad Elvis Presley e a Muhammad Ali, e solo l’America avrebbe potuto creare tutti loro. Nessun altro posto.

 Trump è giunto sul posto con l’elicottero presidenziale ed una scorta ridotta rispetto al solito, e dopo il consueto bagno di folla pre e post discorso è ritornato alla Casa Bianca. Nonostante il discorso di Trump non sia pienamente condivisile da libertari come il sottoscritto, lo è comunque in gran parte.

Volenti o nolenti, tappandosi anche occhi, naso e orecchie è innegabile affermare che Donald Trump sia ormai l’unico argine alla totale avanzata globale socialista.

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Showing 14 comments
  • Alessandro Colla

    Una sola misura libertaria può essere insufficiente, anche perché i guai causati da tutto il resto che rimane socialista vengono ricondotti dai propagandisti in malafede a quella stessa misura. Insufficiente ma non devastante, ogni misura libertaria ha comunque alcuni effetti positivi; fosse anche una sola goccia d’acqua dolce nell’oceano salato. Il problema è nel “chiunque”. Non deve entrare “chiunque”, sia n una società libertaria che in una statalista. Perché chi entra armato e comunque con cattive intenzioni deve giustamente essere fermato. In una società di proprietari questo avviene facilmente. In una società come la nostra, la burocrazia riesce a far entrare l’integralista ma pone un paletto dietro l’altro a chi non crea problemi. In fondo, detti problemi potrebbe crearmeli anche uno che viene da un altro quartiere. Quale limitazione mettiamo, la nazionalità? Ecco che rafforziamo, idealmente ma anche praticamente, la struttura statale che vorremmo limitare. L’appartenenza all’Unione Europea in luogo della nazionalità? In questo caso andiamo a rafforzare un superstato. Le sole limitazioni, anche in un contesto di stato minimo, dovrebbero essere quelle legate alle possibili intenzioni malevole di qualcuno. Divieto, quindi, di entrare armati e obbligo di dichiarare la propria presenza al momento dell’accesso. Tutto qui, senza altre inutili scartoffie in stile permesso di soggiorno. I muri costano e sono a spese nostre tra l’altro danneggiano l’economia generale perché limitano il libero scambio. L’espulsione immediata per chi non rispetta i due requisiti ha un costo notevolmente inferiore. Il politicamente corretto nasce prima dei grandi flussi migratori, è il pane quotidiano delle sinistre che negli anni settanta non volevano che arrivassero profughi dall’est europeo o da Cuba perché non si doveva aumentare la spesa sociale per soccorrere chi tradiva lo spirito dei paradisi collettivisti. Oggi, come allora, sempre contro di loro; saremo così sicuri di non sbagliarci.

  • Alessandro Colla

    La libertà di circolazione è antitetica all’utopismo. Utopico è pensare di migliorare con le frontiere chiuse e i dazi doganali. Che le attuali immigrazioni siano foriere di seri problemi nessuno lo mette in dubbio ma la causa di detti problemi è determinata dal fatto che i movimenti non sono liberi e regolati dal mercato ma dagli stati e dai burocrati. Togliamo questi ultimi e decidiamo liberamente chi può entrare nelle proprietà. Io, ad esempio, i guerrasantisti non li voglio. Ma non voglio neanche quelli autoctoni convertiti. Se il mio vicino li accoglie, problemi suoi. Anche miei perché in quanto vicini possono diventare pericolosi? Se si armano gli stati posso armarmi anch’Io. Nelle proprietà comuni si deciderà a maggioranza. Quando andrò in minoranza posso benissimo cedere o regalare la mia quota azionaria o rifiutarmi di pagare quella annuale di iscrizione. E’ stato il regolamentismo a regalarci un tipo di immigrazione sfavorevole a residenti e a emigrati. Non si è forse più utopisti di altri nel voler mantenere un tale meccanismo offrendone la gestione al corpo politico? Non è più realistico il mercato, come in tutte le attività umane? Il presente concreto non è già abbastanza rovinato per proseguire sulla strada delle inutili e farraginose regolamentazioni statali? Nelle categorie di pensiero il libertario astratto non esiste, è un ossimoro: libertarismo e concretezza viaggiano necessariamente insieme; anche se paradossalmente il libertario non volesse. Non è una mia opinione ma un principio filosofico non falsificabile sotto il profilo scientifico e attraverso il metodo prasseologico.

    • Giovanopoulos

      Tesi accattivante lo ammetto.
      Riesco quindi ad ammettere il tuo approccio in una realtà che fosse già libertaria o prevalentemente tale.
      In un contesto socialista come il nostro, che è l’antitesi del libertarismo (infatti non ti puoi né armare né difendere da solo, tanto per dirne una che hai citato), una sola misura libertaria in una società organizzata e impregnata di statlismo sarebbe devastante.
      In sostanza, a mio avviso, è pura follia autolesionista fare entrare chiunque senza limitazioni in società oramai infestate e governate dal virus del politicamente corretto dove il principio di non aggressione non solo non si fa rispettare ma nemmeno lo si teorizza.

  • Alessandro Colla

    Trovo un po’ di difficoltà ad interpretare una forma sintattica che non sempre mi sembra coerente, come del resto non sempre coerente mi appare il contenuto dell’intervento antiimmigratorio. Non capisco perché “penserei male” a Londra quando contesto principalmente il disastro del suo sindaco. E’ proprio perché le politiche migratorie sono lasciate in mano all’apparato pubblico che le città finiscono per avere una massiccia presenza di integralisti e pochi libertari; pochi, non nessuno come affermato perché non è vero che non vi siano immigrati libertari. L’errore fatale è voler accettare l’idea di proprietà comune come proprietà demaniale. Non ha importanza che quest’ultima sia precedente al comunismo, il problema è che con il comunismo avremmo solo proprietà demaniale e scomparsa della proprietà privata. Quindi, da schiavo dello stato che è ormai proprietario del mio locale, sono costretto a servire l’ubriacone e ad accettare un cassiere integralista. Cosa che da proprietario potevo evitare. Se una proprietà è comune perché composta da più proprietari, l’assemblea di questi ultimi stabilirà le regole per gli accessi. Se le stabilisce lo stato, si crea solamente il già citato disastro: perché lo stato pretende di impormi un’eventuale presenza sgradita o di impedirmene una gradita. Se anche in una logica di stato minimo si lasciasse una generale libera circolazione di merci e persone, i risultati sarebbero di gran lunga migliori. Si dirà che fino a che esistono stati e confini politici spesso avulsi da quelli geografici, una sorta di regolamentazione potrebbe essere necessaria. E’ possibile, ma dovrebbe essere all’insegna del minimalismo legislativo. Una sorta di entrata libera, purché disarmati per esempio. Sulle armi in entrata il discorso può valere anche per le merci perché può esserci il rischio che siano destinate a fanatici fautori di guerre sante. Dovrebbero comunque essere abolite le norme riguardanti permessi di soggiorno, visti turistici, attestazioni contrattuali e via dicendo. Il problema della socialistizzazione in atto non è causato dagli immigrati, sono le popolazioni autoctone a chiedere interventismo statale per ogni ragione più o meno contraddittoria. Gli immigrati dell’est Europa non chiedono certo maggiore presenza dello stato. In altre aree geografiche, il problema culturale è quello della assoluta non conoscenza del pensiero liberale. Se gli autoctoni diventano minoranza, spesso la colpa è della politica fiscale interna che impoverisce chi vorrebbe creare famiglia e prolificare. Un’area che si svuota è ovvio che rischi di venire occupata da qualcun altro. Se l’integralista si limita a diventare un mio vicino, non vedo quale possa essere il problema. In una proprietà comune, ma di proprietari autentici e quindi non dello stato o dell’ente locale, quel vicino avrà l’accesso solo se rispetterà le regole che i proprietari hanno stabilito. In un sistema del genere non esisterebbe più l’immigrazione come la conosciamo noi ma solo un sistema di libero scambio. I dazi sono tutt’altro che un’arma per avere più potere nelle relazioni internazionali. Sono solo l’arma offerta all’avversario per giustificare i regimi come quelli di Cuba o del Venezuela, un modo per consentire ai tiranni di scaricare le colpe dei loro fallimenti sulle politiche restrittive altrui. Ignoro quali siano i fini corretti di Trump. Ma l’ultima frase non la capisco proprio: a parte che Reagan con i sovietici commerciava e come; ma se mai l’accusa di socialismo può essere riferibile a chi rifiutava di commerciare con l’unione Sovietica, non il contrario. L’etichetta di socialista, poi, non è una mia invenzione. E’ stato Sanders a sostenere che il suo socialismo è di tipo democratico mentre, sempre per lui, Trump andrebbe annoverato tra i socialisti corporativisti.

  • Alessandro Colla

    E’ proprio perché penso a Londra che continuo a sostenere la diversità tra proprietà privata e pseudoproprietà statale. In una proprietà privata posso essere in diritto di impedire a un integralista di accedere perché quell’integralista è come l’ubriacone che presentavo nel mio commento. Ma il sindaco di Londra non ha alcun diritto a impedire che nella mia proprietà entri un buddista che in quanto tale non può essere integralista, così come io libertario non posso essere statalista. Non metto in dubbio che ci sia differenza tra fuggire e immigrare per convenienza puramente economica. A parte il fatto che chi fuggiva da Berlino Est cercava anche maggiore benessere economico. Ma voler andare negli Stati Uniti dal Messico significa implicitamente ammettere che il sistema economico socialistoide del Messico è inferiore a quello ancora parzialmente liberaloide degli Stati Uniti. Voler impedire tale trasmigrazione non giova, in termini di consensi generali, alla causa del sistema migliore. L’impedimento è simile alla creazione di dazi doganali che Trump non disdegna e che quindi non lo porta ad appartenere al mondo liberale in modo autentico. Il motivo per cui la chiusura all’immigrazione non c’entra con la difesa della proprietà privata è determinato dal fatto che tale chiusura non è stabilita da me ma da qualcun altro al quale non ho assegnato alcuna delega. Se chi viene è stato invitato da me non siamo in presenza di alcun esproprio. Se colui che viene, sempre invitato da me, non può venire perché il sindaco di Londra non vuole, siamo in presenza dell’autentico esproprio del mio diritto di invitare chi mi pare e piace. Il grande condominio è tale solo se i condomini scelgono di abitarvi con regole contrattuali liberamente sottoscritte; altrimenti è solo un grande penitenziario dove io posso ricevere unicamente le persone gradite al capo dei carcerieri. Se sono comproprietario del condominio rispetterò le regole liberamente sottoscritte Le “regole” del ministro dell’interno non sono suffragate dalla mia firma in quanto non l’ho mai personalmente apposta. Non metto in dubbio che gli Stati Uniti siano un male minore rispetto alla Corea del Nord, alla Cina, a Cuba, alla Bolivia, al Nicaragua, al Venezuela, alla Bielorussia, all’Italia, alla Francia, alla Grecia o all’Unione Europea. Ma attenzione: sul piano del potere d’acquisto del marco rispetto al rublo, anche Hitler finiva per risultare il male minore rispetto a Stalin. Quindi che facciamo, giustifichiamo i campi di concentramento? Trump è il male minore anche rispetto ai suoi avversari del Partito Democratico: se la consorte di Clinton avesse vinto le elezioni, in qualità di rappresentante del gruppo di pressione delle forze armate statunitensi, dopo il caso Wuhan avremmo già avuto l’invasione dei marines in Cina. Ma essere il male minore non è di per sé un bene. Se Trump vuole passare alla storia come il difensore della cultura occidentale, abolisca subito i dazi doganali. Sostenerli è il contrario del garantire tale difesa. I “nuovi mondi” per fondare una convivenza civile basata sulla libertà (scontato: se non fosse basata sulla libertà non sarebbe né convivenza né civiltà) non sono solo quelli territoriali. Occorre ripensare la libertà non necessariamente in termini di conquista di terre vergini ma di liberazione dalla tirannia delle terre già abitate. Limitarsi a difendere quel poco che c’è potrebbe non essere sufficiente a migliorare la situazione, anzi: il rischio è di offrire all’avversario più pericoloso il pretesto per peggiorarla ulteriormente. Trump, oltre a non essere l’unico a voler migliorare (sempre ammesso, poi, che lo voglia veramente), offre quotidianamente il fianco (come i suoi omologhi Bolsonaro, Orban e Putin) a coloro che possono sopravvivere solo grazie a un peggioramento generale della già disastrata situazione attuale. Non si vede come un simile atteggiamento possa essere considerato alla stregua di una strategia intelligente.

    • Davide

      “E’ proprio perché penso a Londra che continuo a sostenere la diversità tra proprietà privata e pseudoproprietà statale.”

      Evidentemente pensa male a Londra, perchè è evidente come si tratti di un esproprio collettivo, dagli inglesi ad altri.
      Chi ha costruito Londra, le sue strade, i ponti, le istituzioni e le regole che ne hanno permesso lo sviluppo?
      Londra che diventa invivibile per gli inglesi, che difatti sono ormai in minoranza a casa loro.

      “In una proprietà privata posso essere in diritto di impedire a un integralista di accedere perché quell’integralista è come l’ubriacone che presentavo nel mio commento. Ma il sindaco di Londra non ha alcun diritto a impedire che nella mia proprietà entri un buddista che in quanto tale non può essere integralista, così come io libertario non posso essere statalista”

      Il punto è che l’integralista e l’ubriacone non entrano nella sua proprietà privata, ma diventano i suoi vicini, con cui condividerà moltissime cose, tra cui le regole, le istituzioni, un tot di intangibili culturali che permettono alle persone di andare d’accordo in modo *spontaneo* (senza bisogno di normare tutto) e quant’altro.
      L’integralista e l’ubriacone violano la proprietà comune, che non è un’invenzione comunista, ma la pura realtà dei fatti, anche in ottica liberale (basta pensare, come dicevo, ad una società).

      Del condominio può lamentarsi finchè vuole, ma se lo status quo è questo, è prioritaria questione di libertà difendere quanto costruito in millenni, o secoli, dall’esproprio e dalla distruzione.
      Perchè, se non ci ha fatto caso, di immigrati libertari non ne ho visti da nessuna parte: sono sempre amanti della spesa e del parassitismo pubblico, delle tasse (sugli altri), e generalmente hanno ben poco a cuore la libertà, la cui considerazione non hanno ancora “maturato” come accaduto in occidente in un lungo arco di tempo.
      Quindi riconoscono la superiorità economica fino ad un certo punto: vedono maggiore ricchezza, e ne vogliono “democraticamente” beneficiare, ma non capiscono assolutamente da dove arrivi (probabilmente pensano sia frutto di qualche rapina a loro danno, e non di un sistema funzionante), per cui non vi è proprio il minimo riconoscimento dell’importanza delle regole che ne hanno permesso la creazione.
      Infatti vogliono solo smantellarle, per avere più socialismo “democratico” che redistribuisca risorse a loro favore.

      I dazi sono una cosa completamente diversa, ma anche su questo l’operato di Trump è distorto e mal interpretato.
      Li usa più che altro come arma per avere più potere nelle relazioni internazionali, anche per fini corretti.
      Ma immagino che Reagan, se non commerciava coi sovietici, fosse “socialista”.

      • Giovanopoulos

        Son d’accordo con te Davide.
        Quella dell’immigrazione selvaggia e clandestina è la questione che a mio parere consente di distinguere tra libertari realistii e liberetari astratti e utopisti.
        Questi ultimi, come tutti gli utopisti, in nome di un principio magari (e sottolineo magari) valido in astratto, son disposti a rovinare il presente concreto.
        Che con l’immigrazione in atto ci stiamo rovinando è un dato di fatto inoppugnabile che non possono confutare né i socialisti né i libertari idealisti uniti di fatto anche se per ragioni antitetiche.
        Si muore anche di utopismo.

  • Alessandro Colla

    La chiusura all’immigrazione non c’entra con la difesa della proprietà privata e a dire il vero nemmeno con la difesa dei confini territoriali. Perché emigrare non è aggredire. E’ proprio Hoppe a non cogliere questo aspetto cruciale e quindi a limitare il suo libertarismo. Se lasciamo che siano gli stati a occuparsi della protezione, avremo sempre da una parte immigrazione di massa sterminata e incontrollabile con possibili pericoli relativi legati all’ordine pubblico o al fanatismo religioso; dall’altra avremo l’impossibilità di cooperare con chi ci pare e piace sul piano del lavoro o di altre forme di scambio, anche culturale. Devo essere io a stabilire che l’ubriaco non entra nel mio negozio e a non servirlo perché può danneggiarmi il locale. Soprattutto perché il suo pagamento non mi compensa il danno di immagine nei confronti degli altri clienti che quando lo vedono cambiano locale; ed essendo tanti mi limitano il fatturato. Senza tener conto che in caso di danneggiamento dovuto alla sua alterazione causata dalla consumazione, l’assicurazione potrebbe rifiutarmi il risarcimento da atto vandalico perché ho volontariamente servito un soggetto evidentemente critico. Vale la pena, per attaccarmi a due euro di momentaneo incasso, perderne ventimila? I confini politici non coincidono con quelli geografici e ancor meno con la proprietà privata. Non devono essere il ministro degli esteri o il sindaco a impedire al precedente ubriacone di entrare nel mio esercizio. E’ questione tra me, lui, gli altri clienti, il critico gastronomico e il mio assicuratore. Quest’ultimo me lo sono scelto, non mi è stato imposto dal legislatore. Se l’immigrazione di massa sta diventando il moderno esproprio socialista, la causa è il monopolio della regolamentazione in mano agli stati. Trump migliora? Sulle limitazioni federali imposte in funzione sanitaria dal suo governo non mi pare. Noi e i cinesi siamo stati peggiori ma lui è stato peggiore della Svezia o della Corea del Sud. La libertà è l’unico autentico diritto umano, non una benevola e provvisoria concessione del governante di turno. Che poi gli avversari democratici di Trump o quelli del suo stesso partito siano peggiori di lui è tutto un altro discorso. Mao era peggiore di Breznev, forse anche di Stalin e Lenin. Ma non per questo Breznev può essere considerato ideale da un libertario. Né, viste le invasioni boema e afgana, che stesse a suo tempo migliorando.

    • Davide

      “La chiusura all’immigrazione non c’entra con la difesa della proprietà privata e a dire il vero nemmeno con la difesa dei confini territoriali. Perché emigrare non è aggredire”.

      Certo che c’entra.
      Emigrare non è aggredire; immigrare, sotto certe condizioni, sì.
      La solita differenza che passa tra il muro di Berlino, per impedire alla gente di andarsene, ed i normali confini, per impedire ad altri di entrare.
      O la solita differenza tra la porta di casa propria, per impedire ad altri di entrare, e le sbarre di una cella, per impedire di uscire.

      Qualsivoglia idea si abbia dello stato, qualsiasi ambizione si abbia in merito anche rispetto alla sua dissoluzione, lo si può vedere semplicemente come un grande condominio.
      Qualcuno lo ha costruito (spendendo molto tempo e risorse), lo ha curato, e non si vede perchè altri debbano essere liberi di entrare ed usufruire della proprietà privata (comune, non comunista), che di fatto viene espropriata.

      Il punto cruciale che secondo me non coglie è la difficoltà di costruire un sistema istituzionale che, per quanto (giustamente) critichiamo, funziona meglio di molti altri. E quanto valore abbia.
      Su tutti proprio gli Usa, che si sono fondati certamente in gran parte su principi liberali e libertari.
      Banalmente anche questa è “proprietà comune” immateriale: una costituzione che ti consente il secondo emendamento, ad esempio.
      Od un minimo di giustizia. Funziona male, certo, ma potrebbe andare molto peggio, quindi questo “male minore” va difeso dall’alternativa esemplificata dalla Ocasio Cortez.
      Ma tutto crolla, secondo emendamento incluso, se arrivano altri a dire (imporre) che bisogna fare diversamente.
      Poi possiamo raccontarci quello che vogliamo su come dovrebbe essere o non essere lo stato, ma non difendere confini ed invasione equivale a dire che non ha importanza neanche la proprietà privata della nostra casa o auto, perchè il sistema dovrebbe essere diverso.
      Trump ricorda e difende le basi degli Usa, in termini di libertà.
      Non è affatto poco.
      Ormai non ci sono “nuovi mondi” dove andare a fondare una convivenza civile che garantisca un po’ di libertà.
      Bisogna difendere quella che c’è, e migliorarla.
      Trump è l’unico a farlo.

      Prova a pensare a Londra a 50 anni fa, a chi è in mano adesso, e dimmi se il concetto che espongo non è fondamentale.

  • Serpe

    Tra le personalità americane famose citate manca il più grande: Henry David Thoreau.

  • Alessandro Colla

    Sì, ma appunto tappandoci tutto. Perché costruire muri è contraddittorio con la libera circolazione delle persone auspicata dai libertari. Perché se i governi devono difendere i confini, il migliore modo per difenderli è quello di lasciar circolare liberamente le persone che così commerceranno e saranno disincentivo per i carri armati. Perché da eventuali carri armati altrui ci si può spontaneamente organizzare anche senza che un governo si assuma arbitrariamente un monopolio della difesa senza il nostro consenso. Perché gli avversari di Trump sono tali in quanto riconoscono in lui un “socialista corporativista” alternativo al loro “socialismo democratico”, parole dell’ex candidabile Sanders. Perché pur contrari all’abbattimento delle statue, i libertari sono comunque a favore del revisionismo storico e se qualche eroe si è macchiato di qualcosa sono disposti ad affermarlo senza problema. Trump il male minore? Sicuramente ma pur sempre un male. Se per liberarci dallo stato si ritiene utile la via elettorale occorre auspicare un candidato alla presidenza federale (così come il suo aspirante vicario) che voglia abolire imposte, proibizionismi, regolamentazioni lavorative, obblighi sanitari e salari legislativi. E che abbia come unico programma interno il rispetto dei contratti. Il tutto condito da candidati congressuali e senatoriali che firmino l’adesione allo stesso programma federale. Idem per candidati governatori e sindaci, con relativi parlamentari di ogni singolo stato e di consiglieri di contea/comune/villaggio. Ammesso che gli esponenti del Libertarian Party abbiano tutte queste caratteristiche, ne dubito perché il partito si è un po’ annacquato recentemente, siamo comunque lontani da una concreta possibilità di successo consensuale tradotto in voti numerici. Quando avverrà ci sarà la seconda rivoluzione americana e allora speriamo che sia di esempio per l’Europa, l’Italia e per il resto del mondo. Santa Sede esclusa, lì neanche se resuscitasse Rosmini si riuscirebbe a ipotizzare una dottrina sociale diversa dal dossettianesimo ufficiale. Ma a soffrirne sarebbero poche centinaia di persone che potrebbero, non essendoci muri, facilmente espatriare. E poi possono sempre avvenire messianici e sturziani miracoli.

    • Gabriele Barello

      Concordo assolutamente

    • Davide

      Io penso invece che i confini, e la loro chiusura all’immigrazione, assomiglino molto alla proprietà privata.
      Si può pensare alla proprietà privata di una società, non proprietà individuale, per avere una maggiore analogia.
      Per cui ho sempre pensato che gli “open borders” non siano per nulla libertari nè liberali, perchè non colgono un aspetto cruciale della questione, e cioè la difesa e la proprietà di ciò che un insieme di persone ha costruito.
      Stesso discorso di un singolo che si costruisce casa e la recinta per non farsela espropriare da chi volesse invadere la sua proprietà.
      Peraltro mi pare che Hoppe sia su questa linea, in sostanza.
      Trovo questo errore molto grave, tra le altre cose, perchè nel mondo attuale ha conseguenze enormi.
      Trump le coglie.
      Per me, l’immigrazione di massa è il moderno esproprio socialista.
      Quindi grande Trump.
      Non è perfetto, ma ogni giorno migliora.

    • Mark Spinelli

      “Libertarian Party abbiano tutte queste caratteristiche, ne dubito perché il partito si è un po’ annacquato recentemente…”

      Un po’ annacquato? Sento troppo spesso nel LP oggi supporto per all’anarchismo, al BLM, all’antifa e persino al socialismo stesso. La sinistra è come un cancro. Infetta e si diffonde. There hasn’t been a real LP since perhaps the middle of the 1990s.

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