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15 Responses

  1. Gian Piero de Bellis
    Gian Piero de Bellis at | | Reply

    Marco, bellissimo pezzo. Vorrei riproporlo anche sul sito polyarchy.org in quanto ripropone in maniera brillante e chiara temi che sono propri di quel sito (e di panarchy.org). Lo consiglierò anche a Carmelo Miragliotta che è in Italia l’esponente più sincero e appassionato delle idee che tu hai qui esposto.
    Ps. Aspetto una tua risposta (gpdebellis@hispeed.ch) alla mia richiesta di ripubblicare questo tuo pezzo.

    1. Marco Tizzi
      Marco Tizzi at | | Reply

      Ogni pezzo pubblicato su rischiocalcolato è in creative commons, quindi puoi ripubblicarlo, basta citare la fonte, senza nemmeno chiedere.

      Nello specifico, potete far girare ogni pezzo scritto da me anche solo in parte, anche per criticare, mi fa solo piacere.

  2. Marco Tizzi
    Marco Tizzi at | | Reply

    Che onore sig. Facco!

  3. depaoli.fabrizio@liberi.it
    depaoli.fabrizio@liberi.it at | | Reply

    Marco Tizzi, bellissimo articolo.

    “Per creare concorrenza allo Stato bisogna quindi agire dall’interno, perché l’esterno non esiste più.”

    Credo sia il punto pratico più importante.
    Dall’interno vuol dire dalla società, che però anche questa può essere intesa come uno stato, quindi anche in questo caso bisogna agire dall’interno che vuol dire della comunità, che però anche questa può essere intesa come uno stato, quindi anche qui bisogna agire dall’interno cioè dall’INDIVIDUO.
    La partenza è agire su noi stessi individualmente.

    “Per tutto il resto, anarchia e indipendenza possono essere una piattaforma politica comune, un modo perché tutte le idee possano essere applicate nel reciproco rispetto.”

    Sì, concorrenza anche tra le varie forme di anarchismo, per me prevarrebbe (ma è solo un mio parere ed auspicio personale) l’anarco-capitalismo, che mi sembra la forma più umana, cioè più adatta alle caratteristiche naturali dell’uomo.
    Ma quale che prevarrà a quel punto sarà la cosa meno importante perché comunque avrò la possibilità di scegliermi la mia preferita.
    Un saluto .

    1. Marco Tizzi
      Marco Tizzi at | | Reply

      D’accordo su tutto.

      Solo che non sono nemmeno sicuro che un modello finirebbe per prevalere sugli altri, penso che conviverebbero uno fianco all’altro senza troppi problemi. In fondo si tratta di sensibilità diverse, anche questo fa parte della diversità, per me è una ricchezza.

      La libertà è una signora capricciosa, è difficile da conquistare e fa venire un sacco di mal di testa. Bisogna lottare tanto per averla e quindi richiede tanto amore.
      Io non pretendo che tutti la amino, anzi. So che non è così, so che non sarà mai così.

      Mi piacerebbe che le persone avessero la possibilità di scegliere se amarla o no senza che qualcun altro si metta di mezzo con le armi ad impedirlo, ma so che non sarà mai una cosa per tutti.

      1. depaoli.fabrizio@liberi.it
        depaoli.fabrizio@liberi.it at | | Reply

        Parole emozionanti. Condivido al 100%.
        Un saluto .

  4. Pedante
    Pedante at | | Reply

    @ Marco Tizzi:
    Non credo che la specie umana sia esente da pressioni di selezione naturale e non solo il colore della pelle, ma anche di temperamento, QI, impulsività, e altri tratti caratteriali. Le differenze fisiologiche esistono (basta consultare qualsiasi protocollo di trapianto per accorgersene) anche se non è politically correct parlarne. Da qui credo che la forza motrice dell’indipendismo sarà principalmente l’appartenenza etnica e non la comunanza di idee.

    Se non ricordo male, il fumetto di Goscinny e Uderzo è tutto incentrato sulla determinazione dei galli a conservare la loro identità etnica (non solo a sfuggire dalle imposte romane). Galli, romani, normanni, egiziani – i vari popoli raffigurati in Asterix sono divertenti proprio perché conformano agli stereotipi fisici e caratteriali, ma di odio razziale non vedo traccia.

    Carino il clip “A38”, grazie.

  5. Pedante
    Pedante at | | Reply

    La diversità tra individui non cozza con l’affinità sentita da membri di un gruppo etnico. Una famiglia i cui membri hanno idee e orientamenti inconciliabili tra di loro può unirsi di fronte a una minaccia esistenziale. Non a caso il socialismo vede nella famiglia il suo ultimo grande avversario non ancora sconfitto.

  6. Pedante
    Pedante at | | Reply

    http://www.movimentolibertario.com/2014/01/mafie-al-sud-come-vere-e-proprie-reti-di-welfare/

    Il titolo sopra la dice lunga sui diversi tipi di organizzazione sociale presenti nella nazione chiamata Italia. Che le mafie esistano realmente non vuole dire che i singoli meridionali vadano criminalizzati, solo che i vincoli di sangue nel Sud sono più forti rispetto al Nord. L’omertà è un classico esempio di forte etnocentrismo, e non credo di essere controverso nel sostenere che è più caratteristico del Sud. Strutture sociali basate sulla consanguineità si vedono anche nelle pubbliche istituzioni, dove domina il Sud. Queste strutture, a mio avviso, sono fortemente tradizionali e più resistenti all’indottrinazione da fonti esterne.

  7. Pedante
    Pedante at | | Reply

    I neonati piangono quando gli si presentano davanti visi sconosciuti, quindi la diffidenza verso “l’altro” è una cosa innata, un meccanismo di autopreservazione. Con l’educazione e l’esperienza questi istinti possono essere attenuati ma non scompaiano del tutto e vanno riconosciuti – fa parte dell’essere umani.

    Non credo che i soci del Von Mises Japan vorrebbero necessariamente coabitare con quelli del Instituto Ludwig von Mises Brasil, pur condividendone le idee.

  8. Pedante
    Pedante at | | Reply

    Accettare diversi predisposizioni tra gruppi etnici non vuole dire polilogismo.

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