In Anti & Politica, Libertarismo, Primo Piano

DI LEONARDO FACCO

Che l’aria per quelli del palazzo sia pesante lo hanno capito, ma son così viscidi e purulenti da fingere di cambiare tutto per non cambiare nulla. La propaganda l’ha iniziata il “gran ciambellano” del Quirinale – certo di avere il massimo dell’esposizione mediatica, come è avvenuto – facendo sapere a mezzo mondo che non si sarebbe aumentato lo stipendio. “Esticazzi… direbbe il grande capo di 610”! Dopo di lui, è stata la volta di quella macchietta da “circo Barnum”, che risponde al nome di Roberto Calderoli, che ha invitato i suoi colleghi a “non fare le ferie per parlare della crisi che sta attanagliando il paese”. E c’è sempre qualche utile idiota che applaude.

Fumo negli occhi dei cittadini-contribuenti, che –al contrario – dovrebbero una volta per tutte rendersi conto che la casta di parassiti che siede sugli scranni romani – e su quelli delle sue filiali territoriali – è la punta dell’iceberg di un paese malato, corrotto, immorale, degradato e infame che ha sparso metastasi del suo malaffare un po’ ovunque. “Tangentopoli”, rispetto alle inchieste apertesi oggi, appare come un momento felice del Belpaese. Le parole dell’imprenditore Di Caterina – uno dei grandi accusatori di Filippo Penati – sono emblematiche: “Dovevo raccontare, non potevo continuare a vivere con questo peso addosso, il sistema è marcio. Per far crescere questo paese basterebbe che i politici ci lasciassero in pace”. La vicenda Tremonti-Milanese-Papa, sul fronte opposto, fa venire il voltastomaco. Ha ragione don Chino Pezzoli quando sostiene che “chiamare costoro dei disonesti non può essere un reato”!

Qui, però, non si tratta solo di una banda di disonesti e malfattori – per dirla con Lysander Spooner – ma di una congrega di incapaci e mezze calzette, di “professionisti della politica” che nella vita reale avrebbero dovuto guadagnarsi da vivere col sudore della fronte, magari pulendo qualche cesso, e che invece vengono strapagati e riveriti, anziché delegittimati. Quell’alchimia nefasta fra partitocrazia e democrazia ha generato una “casta dirigente” di cui si vergognerebbero anche i boscimani. Fate uno screening e verificate chi sono “i rappresentanti del popolo italiano”. I “nani e le ballerine” di craxiana memoria erano dei giganti rispetto ai politici degli Anni Duemila. La Lega Nord, ad esempio, annovera tra i suoi “fedelissimi signorsì” che, nella vita precedente, facevano gli autisti di qualche parlamentare, i bottegai rancorosi e un po’ razzisti, i nullafacenti in carriera nei corridoi di via Bellerio, omuncoli incapaci persino di disegnare una O con il bicchiere. Anche il Carroccio, nato per sbaragliare il sistema, del sistema ha fatto tesoro (con un leader del genere non poteva essere diversamente). Se al prossimo giro candidassero un “palo della luce” non meravigliatevi. Neppure se lo nominassero capogruppo alla Camera.

La corruzione è figlia di questa genìa di bipedi umanoidi, per i quali il partito è tutto. Gente come D’Alema, Penati, Casini (cito i più noti) e migliaia d’altri hanno iniziato a vivere di politica da quando avevano le braghette corte, erano orgogliosi di fare i portaborse. Gli imprenditori sbarcati in politica non sono meglio, ovvio: le loro discese in campo non servono ad altro che a pararsi il culo e a plasmare norme ad personam o “ad categoria”.

Siamo sempre lì, è il sistema che va ribaltato, perché è il sistema che sforna questa marmaglia. Altro che democrazia uguale libertà, la democrazia è la maschera di un regime edulcorato, che stringe le mani al collo poco a poco. Questo è il paradosso. Questa è la cruda realtà. Per dirla con Hans Hermann Hoppe “il libero accesso (alla politica) non è sempre una cosa positiva. Il libero accesso e la competizione nella produzione di beni sono un bene, ma la libera competizione nella produzione di mali non lo è. Il libero accesso al business della tortura e dell’assassinio di innocenti, oppure la libera competizione nel settore della contraffazione e della frode, ad esempio, non sono cose positive; sono il peggiore dei mali. Perciò che tipo di business è quello di un governo? Risposta: non è un ordinario produttore di beni venduti a consumatori volontari. E’ invece un business che si occupa di furto e di espropriazione – per mezzo di tasse e falsificazioni – e di recinzione di beni rubati. Dunque, il libero accesso al governo non produce risultati positivi. Al contrario, esso peggiora i problemi, cioè incrementa la malvagità”.

I fatti, cari lettori, sono i fatti a dirci che Hoppe ha centrato il problema, prevedendo tutto.

Ancora Hoppe: “Ne consegue che, sotto le condizioni democratiche, il popolare benché immorale ed anti-sociale desiderio per la proprietà di un altro uomo (invidia, ndr) sia sistematicamente rinforzato. Ogni richiesta è legittima se affermata pubblicamente sotto la protezione speciale della libertà di parola. Tutto può essere detto e sostenuto e tutto può essere sottratto. Neppure il diritto di proprietà privata apparentemente più sicuro è esente dalle richieste redistributive. Peggio, grazie ad elezioni di massa, quei membri della società con poche o nessuna inibizione contro il furto della proprietà altrui (la casta di oggi, ndr), cioè gli a-moralisti abituali che sono i più talentuosi nell’assemblare maggioranze su una moltitudine di richieste popolari moralmente disinibite e reciprocamente incompatibili (efficienti demagoghi) tenderanno a guadagnarsi l’entrata nel governo ed a salire alle posizioni più alte. Quindi, una brutta situazione diventa ancora peggiore”. Nel libro “Abbasso la democrazia” scrive quanto segue sulla qualità del personale politico: “La selezione dei capi di governo per mezzo di elezioni popolari rende quasi impossibile che una persona buona o inoffensiva possa mai arrivare al vertice. I primi ministri ed i presidenti sono selezionati per la loro provata efficienza come demagoghi moralmente disinibiti. Quindi la democrazia virtualmente assicura che soltanto uomini malvagi e pericolosi arriveranno al vertice del governo”.

Capito??? I Penati, i Milanese, i Papa, i Berlusconi, i Bossi, ecc., non sono un incidente della storia, sono il frutto della democrazia!

Permettetemi di chiudere con un’ultima citazione (perché era già tutto scritto). H.L. Mencken. – a proposito di ciò che ho fin qui affermato – scriveva: “I politici,” nota con il suo caratteristico spirito, “raramente se non mai arrivano [all’ufficio pubblico] solo per merito, almeno negli stati democratici. A volte, per dirla tutta, accade, ma soltanto per una specie di miracolo. Normalmente vengono scelti per motivi piuttosto diversi, il principale dei quali è semplicemente il loro potere di impressionare ed incantare gli intellettualmente meno privilegiati…. Si avventurerà mai uno di loro a dire solo la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità circa la situazione del paese, straniero o domestico? Eviterà mai uno di loro di fare promesse che sa di non poter mantenere – che nessun essere umano potrebbe mantenere? Pronuncerà mai uno di loro una parola, per quanto ovvia, capace di allarmare o allontanare anche solo uno del mucchio enorme di fessi che si affollano al truogolo pubblico, abbandonati alla mammella che diventa sempre più sottile, sperando contro la speranza? Risposta: forse per alcune settimane all’inizio…. Ma non dopo che aver affrontato in pieno la questione e la lotta è razionalmente cominciata…. Prometteranno ad ogni uomo, donna e bambino nel paese qualunque cosa lui, lei od esso desiderano. Tutti gireranno per la terra cercando occasioni per rendere ricchi i poveri, per rimediare l’irrimediabile, per salvare l’insalvabile, per separare l’inseparabile, per spegnere l’infiammabile. Tutti loro cureranno le verruche con le loro parole e pagheranno il debito pubblico con soldi che nessuno dovrà guadagnare. Quando uno di loro dimostrerà che due volte due sono cinque, un altro dimostrerà che sono sei, sei e mezzo, dieci, venti, n. In breve, si disferanno del loro carattere di uomini ragionevoli, candidi e sinceri e semplicemente diventeranno candidati, dediti soltanto alla raccolta di voti. Tutti allora sapranno, ammesso e non concesso che alcuni di loro non lo sappiano già ora, che in democrazia i voti si conquistano non con il buon senso ma con l’assurdità e si applicheranno al lavoro con un caloroso ya-hoo! La maggior parte di loro, prima che l’eccitazione sia finita, si auto-convinceranno davvero. Il vincitore sarà chiunque prometterà di più con la minor probabilità di mantenere qualcosa.”

Alzate la testa signori miei. Loro cercano di metterci tutti contro tutti, noi – invece – dovremmo metterli all’angolo e costringerli a guadagnarsi da vivere col sudore della fronte!

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Commenti
  • zenzero
    Rispondi

    Libidine totale!!!!!

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