In Anti & Politica, Economia, Esteri

DI CHIARA BATTISTONI*

Chissà cosa scriverebbe Friedrich August Von Hayek se fosse ancora vivo; chissà cosa penserebbe, guardandosi attorno in una regione che è prima di tutto crocevia delle genti di Europa, se osservasse l’Italia e la sua democrazia degenerata, che cerca di reagire alle crisi strutturali pensando a governi tecnici ma, come la Grecia e altri prima di lei, non sa andare alla fonte dei propri guai. Forse ci inviterebbe a riflettere, con Karl Popper, sul mito della cornice, sull’incapacità di guardare la realtà da punti di vista diversi, sulla schiavitù delle nostre opinioni (ben altro dalle idee) che ci rendono tutti sudditi, ci impediscono di pensare modelli diversi, ci vietano di capire che un’Europa combinata così non solo non andrà lontano ma finirà per schiacciare un intero continente, sotto il giogo della burocrazia leguleia. Quando l’Europa non è più l’Europa delle Genti e delle Regioni pensata dai padri fondatori, ma diventa il mutante dei giorni nostri, fabbrica insaziabile di direttive e regolamenti, espressione del costruttivismo socialista, il rischio che corriamo tutti è di trasformarci in sudditi.

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Qualunque emergenza legittimerà un repentino cambio di governo in barba alla volontà dei cittadini; basterà, come accade da mesi, che le borse alzino la posta perché i cosiddetti “mercati” scavalchino la libertà di scegliere del popolo e dettino orientamenti e politiche ai paesi. Con amarezza osservo che ogni secolo ha la sua, peculiare degenerazione totalitaria e oscurantista, più o meno violenta, più o meno repressiva. Si può vivere da sudditi in una sedicente democrazia senza mai accorgersi di essere impotenti di fronte alle scelte delle gerarchie.

Qualcuno di voi obietterà che se siamo a questo punto la responsabilità è da ricercare proprio in quel mercato che per molti di noi e’ espressione di libertà. Il fatto è che noi chiamiamo mercato ciò che mercato non è più; lo sforzo di armonizzare le specificità punta a ottenere un’unica scala di valori, senza capire che rendere tutti uguali significa annullare le opportunità di crescita e di sviluppo. Hayek ci parlò di catallassi, termine che deriva dal verbo greco katalattein che significa “scambiare; ammettere nella comunità; diventare da nemici, amici”; il sostantivo descrive “l’ordine introdotto dal reciproco adeguarsi alle molte economie di un mercato. Una catallassi è quindi un tipo speciale di ordine spontaneo prodotto dal mercato tramite individui che agiscono secondo le norme del diritto di proprietà, di responsabilità extracontrattuale e delle obbligazioni” (da “Legge, Legislazione e Libertà di F. A. von Hayek, Il Saggiatore). Pensateci bene, è un concetto dirompente quanto sconosciuto, almeno all’Europa dei giorni nostri, ma ben presente nella testa di popoli che hanno fatto delle specificità il tratto fondante della propria vita, come la Confederazione Elvetica.

Una società è libera se e solo se è una società pluralista senza una comune gerarchia di fini particolari: concetto chiarissimo per Hayek, sconosciuto ai politici italiani, almeno ai contemporanei. Comprendere che “sostituendo norme astratte di condotta con fini concreti e obbligatori, era possibile estendere la pace al di là dei piccoli gruppi perseguenti gli stessi fini, poiché si permetteva a ogni individuo di trarre vantaggi dalla capacità e dalle conoscenze di altri che egli non aveva neppure bisogno di conoscere e i cui scopi potevano essere completamente diversi” (ibidem) significa entrare nel cuore del federalismo e della libertà.

Proprio qualche giorno fa, al Consolato generale della Confederazione Elvetica a Milano, nell’ambito di un convegno dedicato alla politica svizzera dei trasporti, concentrata da tempo sul superamento del cosiddetto “tuttostrada” a favore della ferrovia, l’approccio descritto è emerso con molta chiarezza. Dal 1987 a oggi il Popolo svizzero ha votato più volte per la politica dei trasporti, ha scelto obiettivi e strategie, affidandone agli Esecutivi che si sono avvicendati negli anni la realizzazione. I due grandi progetti dei trafori alpini, il Loetschberg/Sempione operativo dal giugno 2007 e il Gottardo/Ceneri la cui apertura è prevista per il 2016, sono espressione tangibile di catallassi applicata; i Cantoni (e con loro i cittadini) coinvolti hanno votato e parzialmente finanziato i progetti, hanno condiviso un fine concreto, si sono adoperati per dare sostanza a una visione condivisa, di fatto donando ai paesi limitrofi infrastrutture per il futuro, destinate ad avvicinare 150 milioni di persone, dall’Inghilterra al Mar Ligure. Un altro esempio tangibile della forza creatrice e innovatrice di questo piccolo paese nel cuore del continente europeo arriva dalla nuova legge sulla formazione continua, entrata nella fase di consultazione, in attesa di adozione. Ebbene, anche in questo caso le decisioni assunte sono passate prima dal Popolo e dai Cantoni che nel 2006 hanno scelto di affidare alla Confederazione (un tempo non competente sulla formazione continua agli adulti) il compito di potenziare lo spazio formativo svizzero, per rispondere alla crescente carenza di conoscenze specialistiche e cultura generale. In una società libera, costruita sulla pluralità, le capacità logiche, scientifiche, umanistiche sono cruciali; da esse dipende la libertà del singolo cittadino, in modo che non diventi preda del “mito della cornice”, sappia invece costruire idee (scientificamente verificabili) liberandosi dalla schiavitù delle opinioni.

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Al centro della scelta svizzera (del popolo svizzero) c’è il cittadino libero, maturo a sufficienza per capire quando è necessario tornare sui banchi o intraprendere percorsi formativi informali. In queste giornate davvero buie per l’Europa, la Svizzera, in virtù del suo federalismo, è una finestra aperta sulla libertà. Hayek non sbagliava quando nel 1944 scrisse: “il principio della federazione è l’unica forma di associazione fra i diversi popoli che potrà creare un ordine internazionale senza imporre un indebito vincolo sul loro desiderio legittimo di indipendenza.”. Se l’Europa avesse il coraggio di abbandonare l”Euro-socialismo” e l’approccio costruttivista associato, tornerebbe a scoprire la forza creatrice della diversità e della libertà e noi, forse, ci scopriremmo liberi come fummo un tempo, quando il nostro Paese cresceva al ritmo del 5 per cento annuo.

*L’Ordine di Como, 17 novembre 2011

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Showing 6 comments
  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    bello. L’articolo è ben fatto. La Svizzera è così vicina a casa mia… però ho avuto un’esperienza deludente l’anno scorso, quando, a causa dei capricci del vulcano islandese, i voli aerei in tutta Europa erano sospesi e ci toccò tornare a mezzo treno da Vienna, via Zurigo. Arrivati nella città svizzera, in stazione ho notato come la tanto decantata pulizia di quella nazione, andasse praticamente a farsi benedire. Nonostante vi fossero cestini dappertutto, in terra facevamo bella mostra di sé, bottiglie di plastica et similia, nonché una marea di mozziconi di sigaretta, che i signori fumatori, anziché depositare nei cestini, dopo averli spenti, preferivano buttarli per terra. Non potevo credere ai miei occhi. Stava crollando un mito….. Scusate ma ogni medaglia ha due facce, e quella da me vista, probabilmente è l’altra!

    • Giacomo Consalez
      Rispondi

      Jesus…

  • faniarte
    Rispondi

    Salve,considerando il degrado generale dell’europa,a mio avviso se non ne avesse visto qualche avvisaglia anche in svizzera sarebbe stato alquanto inquietante!!
    Detto questo la cosa che più mi interessa è se permane veramente in questa nazione la forza creatrice della diversità e della libertà ….e nel mio caso specifico ,come imprenditore nel campo dell’arte del restauro approfondirò senz’altro eventuali possibilità di trasferimento….
    qualche consiglio?
    Grazie per quello che fate

    • Leonardo Facco
      Rispondi

      Dare consigli su dove andare non è semplice, molto dipende da quali sono le tue aspettative e quali le condizioni economiche-sociali-culturali di tuo gradimento.
      Grazie a te per l’interesse nei nostri confronti e per i tuoi commenti.

  • Alter EGO
    Rispondi

    Salve a tutti!
    Approfitto del commento di faniarte…
    Secondo voi, qual’e’ la nazione anglofona piu’ libertaria per emigrarci, dal punto di vista burocratico-legale?
    Mi spiego.
    Anche io sto valutando di trasferirmi all’estero, ma emigrare legalmente pare impossibile!
    Dalla Svizzera, per l’Australia fino agli USA, la mia laurea fuffa non serve a niente.
    Non ho i fondi per rimettermi a studiare (lo studente international e’ una cash cow ovunque, e comunque spesso non puo’ lavorare).
    Potrei approfittare di un visto temporaneo working-holiday in Canada, ma l’ho gia’ fatto in Australia e purtroppo non e’ servito per trovare un lavoro tale da accedere ad un visto di lavoro.
    Il Texas resta un sogno…
    Qual’e’ l’opinione (pero’ basata su fatti concreti) dei libertari?

    • Roberto
      Rispondi

      L’India.

      Io sono in India da 4 anni ormai. Una volta che hai trovato il modo per entrarci, e può bastare un permesso qualsiasi, sei praticamente libero, a patto di saperti guadagnare da vivere, di fare qualsiasi cosa.
      Personalmente mi sono improvvisato con successo in ogni genere d’affari, perchè la burocrazia è talmente messa male che puoi autoprodurre qualsiasi certificato ti venga richiesto con un software di scrittura e la tua stampante.
      Episodi di corruzione sono comuni, ma per noi europei si tratta di qualche spicciolo (veramente poche decine di euro al massimo) da elemosinare al prepotente di turno.

      Poi considera che per pochi dollari al giorno puoi mettere insieme una squadra di operai. In pratica se sei in grado di trovarti lavori da fare, metti insieme un po’ di gente rapidamente, e senza alcun adempimento burocratico o di legge, porti a termine il lavoro.

      Le possibilità di scelta in ambito commerciale sono poi praticamente illimitate, o meglio, limitate solo dalle tue capacità e conoscenze. Puoi organizzare vendita in loco, import-export, rappresentanza, praticamente di qualunque cosa tu sia in grado di gestire.

      L’unica cosa a cui prestare sempre attenzione sono i truffatori. Se hai la pelle bianca (e così immagino che sia, almenochè tu non sia di origine indiana) sei praticamente una calamita per truffatori di ogni genere.
      Detto questo, se eviti di farti infinocchiare, le prepotenze, la corruzione e simili comportamenti sono sempre condotti in maniera molto più intelligente che in Italia. Intendo dire che chi pretende denaro o altro da te, lo fa sempre in una misura tale da lasciarti comunque in grado di lavorare e trarre il tuo profitto dalla situazione.

      Per quanto riguarda la sicurezza, l’importante è tenere gli occhi aperti e non addentrarsi in baraccopoli e quartieri a rischio, ma immagino che neanche a Milano te ne andresti per campi rom e quartieri malfamati…

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