In Anti & Politica, Economia, Esteri, Libertarismo

DI RIVO  CORTONESI (Intervento a Interlibertarians 2012)

Care amiche, cari amici, a nome dei LIBERISTI TICINESI, organizzatori con il MOVIMENTO LIBERTARIO italiano di questo evento, un grazie di cuore per essere intervenuti alla seconda edizione di Interlibertarians, perché la vostra presenza ci ripaga degli sforzi fatti per ritrovarci qui a Lugano almeno una volta all’anno.

Nonostante la scarsa visibilità che, salvo rare eccezioni, i mass media concedono ai libertari, desideriamo davvero che la fiammella dei nostri ideali rimanga ovunque ostinatamente accesa. Ringrazio i relatori che mi hanno preceduto, coloro che sono venuti a Lugano sobbarcandosi un lungo viaggio, e quelli che, essendo impossibilitati ad essere qui personalmente, si sono collegati e si collegheranno con noi attraverso i loro video. Per finire desidero ringraziare i simpatizzanti e i sostenitori che, attraverso l’acquisto dei PIN e le loro donazioni, hanno reso possibile questa Conferenza.

Venendo al tema in oggetto credo che le risposte al quesito che esso pone siano necessariamente condizionate dall’opinione personale che ciascuno di noi ha sulla gravità della crisi economica in corso. Chi pensa che il libertarismo possa essere introdotto a piccole dosi nella società, per via esclusivamente culturale o attraverso la militanza in partiti di ispirazione liberale o anche libertaria, operanti all’interno di ordinamenti istituzionali consolidati, confida probabilmente nel fatto che questa crisi non possa intaccare in profondità la stabilità del sistema, permettendo così ai cittadini, un avvicinamento soft e diluito nel tempo ai nostri ideali di convivenza civile.

Al contrario chi pensa di tirarsi fuori dagli attuali assetti istituzionali attraverso una qualche forma di separatismo, di disobbedienza civile o addirittura di rivolta, ritiene evidentemente che il tempo per agire proficuamente e pazientemente dal loro interno sia ormai scaduto.

La mia posizione in merito è anch’essa, e non potrebbe essere altrimenti, condizionata dalla mia personale opinione sul tempo che abbiamo a disposizione prima che la crisi possa degenerare in maniera tale da rendere impossibile, o comunque inefficace, ogni tipo di azione pacifica. Anch’io sono convinto che non ci sia più abbastanza tempo per poter influenzare positivamente gli attuali assetti istituzionali, che si reggono sull’abbinamento micidiale tra il monopolio monetario la coercizione fiscale. Ma forse ce n’è quanto basta per tentare di evitare in extremis quello che si prospetta essere il probabile epilogo del dissesto finanziario che l’accompagnerà: l’esplosione delle tensioni sociali e una nuova, funesta opportunità per i principi neri del nazional-socialismo.

Nella prima lettera ai Corinzi San Paolo ebbe a scrivere che senza la risurrezione di Cristo tutta la predicazione della fede cristiana e la fede stessa cristiana sarebbero cosa “vacua et inanis” (vuota e inconsistente). Credo di non esagerare nel dire che senza l’impegno ad accompagnare ogni altra azione pacifica con un’opposizione tenace ai falsificatori e contraffattori del denaro, legalmente istituzionalizzati certo, ma moralmente non legittimabili, ogni azione libertaria, soft o hard che sia, rischia di rivelarsi vuota e inconsistente.

Per rispondere al quesito posto dal tema della conferenza penso dunque che occorra proporre all’opinione pubblica una scorciatoia per cercare, non dico di prevenire, ma almeno limitare i danni della crisi che comunque ci sarà e farci ripartire con il piede giusto quando ci lasceremo alle spalle le sue macerie. Questa scorciatoia consiste nell’attuazione prioritaria di due grandi riforme libertarie da realizzare per via costituzionale:

— la prima: l’eliminazione del monopolio sulla moneta, esercitato dalle banche centrali e l’ introduzione di un mercato competitivo del denaro (dove probabilmente le valute a parità aurea la farebbero da padrone);

— la seconda: l’abolizione della riserva frazionaria e l’obbligo della riserva intera per le banche commerciali, che dunque non potrebbero più indebitarsi a vista con i risparmiatori per lucrare, attraverso gli interessi, sui crediti di lungo periodo o per avventurarsi, con il denaro che non hanno, in spericolati esercizi di ingegneria finanziaria, ma svolgerebbero solo la mansione di intermediazione tra domanda e offerta di denaro, con il consenso preventivo di chi di quel denaro è legittimo proprietario; in questo modo non sarebbe possibile per le banche prestare o utilizzare più denaro di quanto reso disponibile dalla quota parte di risparmio che i risparmiatori intendano mettere sul mercato del credito a loro rischio (esattamente come accade quando acquistano un’azione). I tassi di interesse tornerebbero ad essere stabiliti dal mercato e non dai banchieri centrali e non vi sarebbero più forzature del ciclo economico del tipo di quelle, che, alimentate da banchieri voraci e politici illusionisti e demagoghi, stanno portando all’esplosione della gigantesca bolla globale che ci sovrasta.

Sempre per via costituzionale questa proposta potrebbe poi essere accompagnata da altre importanti riforme libertarie in campo fiscale, previdenziale, educativo e soprattutto rappresentativo, del tipo di quelle che, tanto per fare un esempio, mi son preso la briga di suggerire ai connazionali del mio paese di origine nel mio ultimo libro “Italiani, manuale per cittadini allo sbando”, ma i cui contenuti potrebbero essere condivisi anche dai libertari di altri paesi.

In buona sostanza: nelle prossime sfide elettorali, dovremmo renderci riconoscibili ai cittadini attraverso la proposta di grandi riforme quadro di tipo libertario da attuare per via costituzionale, in modo che essi possano avere l’opportunità di scegliere “democraticamente” (come si usa dire) una via di uscita immediata, praticabile e non violenta dalle macerie che la crisi si lascerà comunque alle spalle.

Ogni competizione elettorale che ce ne dia l’occasione è buona (anche se fosse domani e soffrissimo di una non ancora sufficiente visibilità mediatica). E dovremmo parteciparvi senza preoccuparsi di chi ci voterà, né di quanti ci voteranno, rifuggendo dai soliti tatticismi dei partiti, vecchi e nuovi, sempre così attenti a non urtare la suscettibilità dei cittadini, e affrontando la durezza dei tempi dicendo sempre e comunque la verità, non mezze verità, ma la verità tutta intera.

Non c’è più tempo a disposizione per i vecchi modi di fare politica. Chissà che la nostra sincerità non possa essere premiata. Anche perché confido che l’incancrenirsi della crisi possa fare apparire i contenuti di una simile rivoluzione costituzionale meno utopistici di quanto oggi possa sembrare. Particolare attenzione dovrà essere posta al sistema di rappresentanza politica. Lo spettacolo che ci hanno offerto i due contendenti alle recenti elezioni USA, con al seguito mogli e prole, che si abbandonano a pubbliche effusioni verso il grande Principe che guiderà l’America, non appartiene al nostro modo libertario di intendere la democrazia. Così come non appartengono al nostro modo di intendere la democrazia le continue violazioni, per via istituzionale o referendaria, dei diritti giusnaturali degli individui e la progressiva invadenza dello Stato in ogni ambito della società civile. E non appartengono a questi modi di intendere la democrazia, neppure le tradizioni dei Cantoni svizzeri del Sondernbund, né quelle della Repubblica di Siena, da dove traggo le mie origini.

È essenziale tornare ad un sistema di rappresentanza politica vicino al popolo, fondato cioè sulla centralità istituzionale di liberi Comuni, nel quale tutto il popolo, con tutto il bagaglio di competenze di tutti i suoi cittadini e non solo di quelli che decidono di mettersi in politica, spesso per inconfessabili scopi personali, partecipa a rotazione, attraverso l’estrazione a sorte, all’attuazione di decisioni maturate in assoluta concordia civica. Non c’è da inventarsi niente: basta chinarsi sui libri di storia per riscoprire tutta l’attualità di un sistema di rappresentanza politica, sviluppato in alcuni Comuni e Repubbliche dell’età medioevale, che a ragione può essere definito come “democrazia pura”.

Dovremo dunque avere il coraggio e la determinazione di porre questi temi forti all’attenzione dei cittadini e, per quanto nelle nostre possibilità, investire ogni nostra energia per far giungere ad essi il nostro messaggio di libertà prima che il tempo a disposizione (per la verità non molto) si esaurisca. L’alternativa è pascolare timidamente, finché l’incedere della crisi lo consentirà, in territori politicamente già affollati di imbonitori e narcotizzatori del popolo, lasciandosi intrigare nei vischiosi grovigli del politichese più stantio e differenziandosi da loro solo per qualche misera percentuale di tassazione in meno, con il rischio concreto di avere tanti partiti di ispirazione liberale quante sono le possibili aliquote di coercizione fiscale al ribasso. Ma soprattutto in insopportabile compagnia di quei “liberali utilitaristi”, come li ha definiti Pascal Salin, sempre pronti a dichiararsi liberali quando non rischiano niente, ma a votare con i socialisti e i nazional-popolari, secondo la loro convenienza (che in tali occasioni chiamano pudicamente “pragmatismo”), se sentono traballare i privilegi accumulati sotto l’ala protettrice dello Stato o sotto quella dei loro padroni: le lobbies finanziarie, professionali e aziendali, ancora al riparo dalla concorrenza attraverso solidi steccati tariffari e protezionistici. Mi piacerebbe davvero che nell’ambito di una Internazionale libertaria, cioè di una Federazione di partiti libertari di svariati paesi, questa proposta trovasse la necessaria attenzione.

Aggiungo, e poi termino, che il fatto di uscire dai nostri salotti intellettuali per profilarci attraverso le prossime sfide elettorali nei diversi paesi dove operano i membri di INTERLIBERTARIANS, non significa in alcun modo non continuare a insistere fino all’ultimo minuto del poco tempo che rimane a disposizione prima del possibile disastro, nell’attività di diffusione degli ideali libertari attraverso l’opera costante e preziosissima delle numerose associazioni e istituti culturali che si richiamano alla scuola austriaca di economia, molte delle quali e dei quali ci onoriamo di avere già come membri di INTERLIBERTARIANS.

Saluto in particolare gli ultimi iscritti: il Ludwig von Mises Italia, il Liberales Institut di Zurigo e, ultimo arrivato, l’Istituto Catallaxy. Perché, come ebbe a scrivere Ayn Rand:

«Gli uomini non possono essere asserviti politicamente se non quando sono stati disarmati ideologicamente. Una volta disarmati, sono le vittime stesse del disarmo ideologico che prendono il comando del processo della loro distruzione»

Grazie a tutti voi e viva INTERLIBERTARIANS, viva la LIBERTÀ

 

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Mostrati 4 commenti
  • Fabio
    Rispondi

    Rivo, sono davvero onorato di aver fatto la Tua conoscenza.

    Complimenti

    Fabio Colasanti

  • depaoli.fabrizio@liberi.it
    Rispondi

    L’ultima cosa che fa lo stato è proteggere il diritto alla proprietà privata.
    Uno stato che si occupasse di difendere i fondamentali principi di base, anziché difendere e regolamentare il furto, come ad esempio la riserva frazionaria per le banche e la moneta fiat, assolverebbe chiunque difenda la sua proprietà .
    Un saluto .

  • depaoli.fabrizio@liberi.it
    Rispondi

    Chiedo scusa. Il mio commento era destinato all’articolo di Leonardo Facco: “sparare ad un criminale è un diritto sacrosanto”.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Ciao Rivo,
    come ho detto a Lugano, oltre che preparare la prossima edizione di Interlibertarians, dovremmo fare un coordinamento tra quelli che vi hanno partecipato. Con cadenza bimestrale, incontrandoci o anche solo in video conferenza con Skype. Con un agenda. Si potrebbe estendere agli altri libertari che hanno mandato il loro saluto via internet a Lugano.
    Il coordinamento avrebbe lo scopo di non disperdere il patrimonio di idee che è venuto fuori (penso a Lottieri, a Birindelli, a voi Ticinesi), arrichirlo e tradurlo in azione. Se le idee libertarie stentano a diffondersi e ad affermarsi è solo a causa che le vie fin qui percorse sono le solite convenzionali che nulla possono e potranno contro i media super finanziati dai governi e dalla tasse, contro la scuola e l’università e i suoi proclami statalisti, il tam tam pre-post elettorale continuo, cui almeno in itaglia, assistiamo da 60 anni.
    Io mi rendo disponibile a fare da “facilitatore” del coordinamento, per l’agenda, le date e i luoghi, gli obiettivi a medio termine

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