In Libertarismo

DI LEONARDO FACCO*

Qualche giorno fa, a pochi chilometri da casa mia, s’è registrato questo fatto, che riporto dal Corriere della Sera: Imprenditore spara e uccide il ladro che stava sfondando la vetrina del suo negozio di giardinaggio a Caravaggio.Ora si ritrova accusato di omicidio volontario, anche se il pubblico ministero Giancarlo Dettori lo ha già rimesso in libertà dopo averlo sentito, probabilmente avendo ritenuto che non vi fossero più esigenze cautelari. Angelo Cerioli, 52 anni verso le 3 di domenica mattina ha esploso due colpi di pistola contro un rumeno di 43 anni residente a Milano colpendolo alla schiena. Il ladro poco prima aveva scavalcato la recinzione del centro verde “Ernesto Cerioli snc” di via Mozzanica.Con una spranga aveva preso a colpire la vetrina del punto vendita. Angelo Cerioli si è affacciato alla finestra armato di una pistola calibro 38 regolarmente detenuta. C’era buio fitto, l’imprenditore ha sparato colpendo il ladro che stava scappando. Il malvivente è stramazzato al suolo esanime. Quando sono arrivati i carabinieri non c’era già più niente da fare. L’uomo è morto sul colpo. Da quanto si è potuto capire, molto probabilmente non era solo. C’era almeno un secondo complice. Si erano già impossessati di sei motoseghe. Di tre si sono perse le tracce, le altre sono state recuperate sul posto”.

La notizia non poteva che riaprire uno storico dibattito che contempla sia la “legittima difesa” che il connesso “uso delle armi”, che se negli Stati Uniti d’America è costituzionalmente garantito dal Secondo Emendamento, in Europa è fumo negli occhi dell’opinione pubblica. Al netto delle sterili polemiche e dei soliti “benpensanti” che stigmatizzano qualche pazzia individuale estemporanea (val dunque la pena ricordare loro che Breivik ne ha sterminati un centinaio in un paese in cui anche avere una fionda è vietato), il diritto a detenere pistole e fucili viene da molto lontano. In Italia, ad esempio, pochi sanno che Cesare Beccaria in un paragrafo che era tra le citazioni preferite di Thomas Jefferson sosteneva:“Falsa idea di utilità è quella che sacrifica mille vantaggi reali per un inconveniente o immaginario o di poca conseguenza, che toglierebbe agli uomini il fuoco perché incendia e l’acqua perché annega, che non ripara ai mali che col distruggere. Le leggi che proibiscono di portare armi sono leggi di tal natura; esse non disarmano che i non inclinati né determinati ai delitti, mentre coloro che hanno il coraggio di poter violare le leggi più sacre della umanità e le più importanti del codice, come rispetteranno le minori e le puramente arbitrarie, e delle quali tanto facili ed impuni debbon essere le contravvenzioni, e l’esecuzione esatta delle quali toglie la libertà personale, carissima all’uomo, carissima all’illuminato legislatore, e sottopone gl’innocenti a tutte le vessazioni dovute ai rei? Queste peggiorano la condizione degli assaliti, migliorando quella degli assalitori, non scemano gli omicidii, ma gli accrescono, perché è maggiore la confidenza nell’assalire i disarmati che gli armati. Queste si chiamano leggi non preventrici ma paurose dei delitti, che nascono dalla tumultuosa impressione di alcuni fatti particolari, non dalla ragionata meditazione degl’inconvenienti ed avvantaggi di un decreto universale”.

Come ha scritto Paul H. Blackman in un libro che ho avuto il piacere di pubblicare come editore un decennio fa – titolo: “Io sparo che me la cavo” – “James Madison spiegava che gli Americani non dovevano temere la tirannia del governo centrale perché il numero di cittadini armati sarebbe stato largamente superiore a quello dei militari. Egli distinse espressamente l’America dalle monarchie europee in base al fatto che nel Vecchio Continente “i governi hanno paura di mettere le armi in mano al popolo”. Ancora: “Lo stesso Madison, come Blackstone mise in evidenza, era un interprete della common law inglese, che difendeva il diritto di avere armi come ‘diritto ausiliario’, essenziale alla difesa dei diritti fondamentali alla ‘sicurezza, libertà e proprietà privata’. Secondo Blackstone quel diritto ausiliario a essere armati aveva lo scopo di ‘preservare il diritto naturale alla resistenza e all’auto-conservazione’, in maniera tale che, qualora altri diritti venissero calpestati, i cittadini avessero ‘il diritto di possedere e usare armi per la difesa personale’ e l’auto-conservazione stessa”. In pratica, proprio come ha fatto il signor Dettori di Caravaggio.

E’ ovvio che la scuola pubblica e la propaganda italiane cerchino di nascondere i principi e gli autori di cui sopra, avvalorando – peraltro – il monopolio della sicurezza nelle mani dello Stato. Sergio Piffari, parlamentare bergamasco dell’Italia dei Valori (che finanzia con soldi pubblici i suoi agriturismi), non ha perso occasione per avvalorare la tesi di cui sopra, sostenendo che “lo Stato deve difendere i cittadini prima che essi comincino a farlo da soli”. Nonostante l’inefficienza del servizio pubblico di sicurezza (conclamato da ogni statistica seria), il tentativo del deputato è quello di evitare che si sparga l’idea che difendersi privatamente sia meglio e meno costoso. Per questa stessa ragione, un suo collega di partito, tale Simone Scagnelli, ha affermato che è arrivato il momento, e noi dell’IDV lo diciamo da tempo, di smetterla di giocare con le assurdità dei militari per strada o delle ronde di volontari,  ma di rimettere seriamente in discussione il sistema giudiziario/penitenziario tanto da renderlo uno strumento di prevenzione realmente efficiente”. A parte l’idiozia in sé di queste affermazioni se riferite al caso caravaggino, il politicante di turno non fa che tentare di evitare che si metta sotto accusa il monopolio della forza di cui lo Stato è legale (non per questo legittimo) rappresentante. La sua affermazione sulle ronde, viceversa, non è altro che uno stupido esempio che la storia stessa smentisce. Ha scritto Claudio Martinotti Doria in proposito: “Sull’argomento del vicinato di controllo per la prevenzione del crimine, rammento che già nella metà del Settecento in Inghilterra, e poi si sono diffuse nei paesi anglosassoni ed hanno funzionato per circa un secolo (finché non è subentrato lo Stato con proprie istituzioni di potere), la cosiddetta società civile aveva istituito le “Associazioni Per La Persecuzione Dei Criminali”, con un funzionamento simile alle “Società di Mutuo Soccorso” e con quote di iscrizione ‘popolari’, che dall’originario scopo di recuperare i beni rubati (tramite soprattutto ricompense ed annunci sui giornali) e catturare o allontanare i ladri e malviventi, si sono poi estesi ad una molteplicità di servizi, di sicurezza, ma anche assicurativi e di polizia investigativa e repressiva, di tutela legale, fino a creare una rete di agenzie interconnesse e collaborative stimate in oltre un migliaio nella sola Gran Bretagna. Chi non conosce la storia pensa che le istituzioni e certi servizi siano tutte invenzioni recenti e dovuti alla mamma Stato, cui essere grati e dipendere per tutto, ma in realtà tutte la invenzioni sociali di un certo rilievo sono dovute alla libera iniziativa privata e della comunità locale”. Se istituzioni di tal fatta esistessero ancora, il commerciante bergamasco non si porrebbe nemmeno il problema delle eventuali ritorsioni dei compari del delinquente che ha ucciso.

Nella prefazione al libro che ho citato sopra si legge: “Nel corso di questo scritto (il riferimento è al libro) si è tentato di far emergere, attraverso dati statistici e considerazioni morali, l’importanza del diritto a possedere e portare armi. Un diritto che, secondo la più genuina e coerente tradizione liberale, affonda le proprie radici nel sacro diritto di ognuno alla vita, alla libertà e alla proprietà privata. Tre aspetti della vita umana che, a propria tutela e garanzia, richiedono il corollario dell’autodifesa. Anche i possessori di armi, insomma, hanno un orgoglio e una dignità. Anch’essi hanno cuore e cervello. Quello che manca è il coraggio e la volontà di mettere sul tavolo le proprie buone ragioni, e la consapevolezza di essere gli unici e autentici difensori della libertà e del diritto. Essi devono riappropriarsi della delega che con troppa leggerezza hanno affidato ai servi dello Stato: il compito cruciale di rendere difficile la vita a criminali e tiranni. E’ giunta, o è tornata, l’ora che ognuno, in un impeto di sano egoismo, riprenda a cuore il dovere di difendere se stesso, i propri cari e le proprie legittime proprietà”.

Concludendo: è ora e tempo di finirla con la mistificazione dei fatti ed è anche ora che la si smetta di far credere che più sei disarmato, e più sei al sicuro dai criminali per via della presenza dello Stato. Quando qualcuno si permette di entrare a casa tua, a colpi martellate sulla vetrina anziché con un regolare invito, non esiste alcuna ragione – né legale né di buon senso – che preveda che tu debba aspettare l’arrivo della polizia per salvare la tua vita, quella dei tuoi cari ed i tuoi beni. Sparare a un criminale e’ un diritto sacrosanto!

 

*Link all’originale: http://www.lindipendenza.com/spare-criminale-caravaggio-facco/

 

 

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Mostrati 7 commenti
  • Fabio
    Rispondi

    lo stato non la smetterà mai perché il primo criminale è proprio lui ed ha tutto l’interesse a che le vittime siano disarmate.

    la mentalità della “gente” è figlia è figlia dell’indottrinamento della scuola, e dei media, tutti in monopolio di fatto dello stato.

    A chi può, avere il ‘ferro’ a portata di mano da’ una forte sensazione di tranquillità.

  • W la Libertà
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    Non permetteranno mai di detenere armi liberamente, altrimenti uno dei principali fattori che ci rendono schiavi, la paura dell’oppressore armato, cadrebbe, e sarà meno difficile per i parassiti pararsi i grassi culi di merda dal piombo…

    Un tiranno la prima cosa che fa è confiscare le armi agli oppressi…

    • FrancescoPD
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      chiaro, non a caso hanno anche eliminato la leva obbligatoria, quindi quasi nessuno dei lobotomizzati ha preso in mano un’arma, questa è la miglior assicurazione sulla vita dei tiranni.

  • depaoli.fabrizio@liberi.it
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    L’ultima cosa che fa lo stato è proteggere il diritto alla proprietà privata.
    Uno stato che si occupasse di difendere i fondamentali principi di base, anziché difendere e regolamentare il furto, come ad esempio la riserva frazionaria per le banche e la moneta fiat, assolverebbe chiunque difenda la sua proprietà .
    Un saluto .

  • Antonino Trunfio
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    fare affari con Tano Badalamenti, Toto Rijna, Bernardo Provenzano e se non bastasse anche con Al Capone è stato ed è sempre meglio che tentare di concluderli con lo stato. E’ per quello lo stato proclama di combattere quelli che confronto ai politici sono o sono stati solo dilettanti allo sbaraglio : lo stato si sa non ammette concorrenti nel mercato della delinquenza.

  • Gatto rognoso
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    E’ quasi inutile perder tempo a discutere con questi talebani statalisti. L’ultima volta che ci ho provato ho “scoperto” che le armi andrebbero vietate ai civili perchè solo gli operatori del settore avrebbero le qualifiche necessarie e la capacità operativa adatte a far fronte a certe situazioni. A nulla sono valse le mie controargomentazioni in linea con quanto esposto nell’articolo nè le mie osservazioni da “operatore del settore” in tempo di leva forte della mia pressochè nulla capacità operativa quando giravo imbracciando armi automatiche.
    Quanto al diritto di difendersi di fronte ad un assalto andrebbe sottolineato il fatto che oltre ad aver reso un servizio a sè stessi lo si rende anche alla propria comunità che beneficia della possibilità di vivere in una zona in cui la criminalità metterà molto meno il naso.
    Qui da me, poco tempo fa, i colleghi degli “stimati professionisti” all’opera nel bergamasco, vistisi scoperti dal vicinato, han pensato bene di cambiare aria per andare a far danni letteralmente …due case più in là… tanta era la paura che avevano della capacità degli “operatori del settore” e delle norme legislative atte a dissuaderli offerte dal monopolio della coercizione tanto amato dagli statolatri con la sindrome di Stoccolma.

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    Sono d’accordo con Facco, ma prima di “sparare” sul magistrato che valuta il caso, deve esistere un eccesso di legittima difesa che va ragionevolmente valutato ed eventualmente punito: esiste anche la situazione del bambino che entra in una proprieta’ privata per rubare le ciliege: alzi la mano che ritiene sia legittimo sparargli deliberatamente a morte. Il possesso di un’arma di difesa anche secondo me deve essere consentito o addirittura incoraggiato: ma cio’ implica una seria responsabilita’ nel suo uso, che deve essere proporzionato all’offesa. Altrimenti facciamo la figura dei talebani, e ha facile ragione il partito avverso.

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