In Anti & Politica, Economia

DI CARLO ZUCCHI

Il caso Sallusti, l’azzeramento delle giunte regionali chiave di Lazio e Lombardia con contemporanee assoluzioni per Vasco Errani e Nichi Vendola, l’annichilimento del ceto medio da parte del governo Monti, condito con intermezzo anti-israeliano, e la vittoria di Pierluigi Bersani alle primarie del Pd, sono tutti eventi che spingono l’Italia verso una deriva totalitaria.

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In particolare, il caso Sallusti e la vittoria di Bersani denotano il dispiegarsi di un totalitarismo strisciante in cui sta scivolando il paese. Sulle primarie del centrosinistra sì è detto e scritto giustamente dell’alta partecipazione di pubblico. Peccato che, essendo le prime primarie in cui il risultato era veramente in discussione, l’apparato di partito abbia cambiato le regole blindando così la vittoria di Bersani, sostenuto dalla quasi totalità di dirigenti di partito, parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali. Insomma, il candidato di quella casta contro la quale il popolo italiano si scaglia e che il popolo della sinistra ha legittimato, a dimostrazione che per noi italiani la casta è composta sì dai politicanti di professione, ma sempre e solo da quelli delle parti politiche avverse. Con Bersani trionfa l’apparato di potere comunista fortificato dalla protezione di magistrati, burocrati, sindacati, intellettuali e banchieri, con il beneplacito della grande stampa che da oggi plaude al vecchio che resta.

In merito al Caso Sallusti, se al momento della condanna in Cassazione la solidarietà era giunta più o meno da tutti, ora gran parte dei quotidiani ha reagito con indifferenza, scherno e persino ostilità. Finalmente qualcuno con la schiena dritta che invoca il rispetto della legge sulla propria pelle e quasi nessun collega plaude alla cosa. No, la verità è che una difesa di Sallusti significherebbe la sconfessione di quella magistratura sulla cui azione ignobile tanti, troppi giornalisti hanno costruito la propria carriera. Basti vedere quel che è accaduto a un coraggioso giornalista di sinistra, Piero Sansonetti, che per aver denunciato l’intreccio tra giornalisti e magistrati è passato dalla direzione di Liberazione a quella di un quotidiano calabrese, Calabria Ora, senz’altro dignitosissimo (soprattutto perché in terra di ‘ndrangheta), ma lontano dal gotha del giornalismo “che conta”. Sin dai tempi di Mani Pulite, Sansonetti denunciava che: “C’era una sorta di agenzia di stampa informale che decideva quali notizie pubblicare e quando, con che rilievo e addirittura con che titolo; ed era impossibile avere una voce autonoma, trovare una notizia diversa da quella che il pool di Mani Pulite (il pool formato dai giornalisti che prendeva ordini dal pool di magistrati) aveva deciso dovesse essere pubblicata, perché chi non ci stava, chi voleva usare la sua testa e banalmente fare il proprio mestiere veniva fatto fuori dal pool dei cronisti che non gli passavano più i verbali”. Insomma, se non ci si adeguava si prendeva il buco e si perdeva il posto. E tutto questo, con la complicità della stampa in mano ai grandi gruppi che da sempre fanno il bello e il cattivo tempo in Italia senza che nessun magistrato spulci nelle loro faccende. Del resto, sempre Sansonetti ci ricorda come “Nel biennio 1992-93 nacque un’alleanza di ferro tra il Corriere di Mieli, La Stampa di Mauro, l’Unità di Veltroni e la Repubblica di Scalfari […]. Ci si sentiva due o tre volte al giorno, si concordavano le campagne, le notizie, i titoli”.

Mani Pulite ha creato il giornalismo più servile, perché schiavo delle proprie fonti, ossia quello dei cronisti di giudiziaria, il cui esponente di punta è Marco Travaglio. Spesso, l’uomo comune identifica la mancanza di libertà di stampa con l’influenza dell’editore (in realtà ogni giornale ha diritto ad avere una linea editoriale), mentre con il manipulitismo e il travaglismo si è avuto l’inquinamento di quanto di più sacro esista per chi fa informazione, ossia le fonti. Le fonti erano i pm, ossia persone che decidevano quale direzione dare alle indagini creandosi il terreno adatto alla scelta (politica, naturalmente!) dei bersagli da colpire legittimando mediaticamente la loro azione, usando i cronisti di giudiziaria come da cassa di risonanza. Ma soprattutto, sono persone che di fatto decidono sulla libertà delle persone. Perché se è vero che in teoria spetta ai gip decidere sulla custodia cautelare degli imputati e ai giudici il giudizio nel processo, con questo intreccio mediatico-giudiziario i Pm sono in grado di orientare i giudizi facendo leva su un’opinione pubblica inferocita ad arte, che invoca il sangue, ma poi vota Bersani per mantenere tutto com’è.

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Purtroppo, una classe politica marcia e corrotta non ha l’autorità morale per porre termine a questo andazzo. Ogni misura presa per contrastare lo strapotere dei pm avrebbe il sapore dell’autodifesa di una casta corrotta e ladra. E con la rottura dell’argine rappresentato da Silvio Berlusconi, di per sé assai debole e inadatto al governo del paese, l’unico intralcio al dispiegamento di un sistema di potere totalitario è ormai venuto meno. Un sistema di potere che vede nella presenza dello Stato e della burocrazia, nell’azione di una magistratura politicizzata e nell’influenza di sindacati e grandi gruppi bancari e industriali, un monolite suggellato dal volto truce dell’ex-Pci, che distruggerà a colpi di tasse ciò che resta del sistema manifatturiero e di piccole imprese che in 65 anni ha fatto dell’Italia uno dei paesi più ricchi al mondo.

Tratto da: http://carlozucchi.wordpress.com

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Showing 5 comments
  • eridanio
    Rispondi

    grande Carlo.
    grazie

  • Riccardo
    Rispondi

    La politica guida i mezzi di informazione. La magistratura guida la politica, ma chi guida la magistratura? Non illudiamoci. Come nella seconda guerra mondiale, qualcuno disse che l’Italia era il ventre molle dell’asse, così adesso, l’Italia corrotta, parassitaria e servile è il ventre molle dell’Europa. Qualcuno potrebbe temere una vera Europa realmente unita, efficiente economicamente e colpire il suo punto più debole. E questo qualcuno potrebbe appartenere alla stessa cricca a cui apparteneva il buon uomo che lo disse settanta anni fa. La storia si ripete. Con modalità diverse, ma con medesime finalità. A nord dell’Europa c’è un’isola che non ha mai gradito un continente forte. Non lo gradiva duecento anni fa e non lo gradisce adesso.

    • Luca Paoo
      Rispondi

      l’articolo è condivisibile, ma manca un po’ il senso delle priorità (e della realtà).
      l’Italia non sta “scivolando” verso il totalitarismo per la sentenza di un giudice..
      l’Italia è già da anni lanciata a capofitto verso il più grande progetto “totalitario” della storia, realizzato a colpi di finanza e moneta, con cui stanno cancellando gli stati nazionali, le identità, le culture, le storie millenarie di popolazioni nel giro di 50 anni…riducendo popoli alla fame.. in nome di numeri.. di conti correnti e denaro virtuale, pur di mantenere e accentrare sempre più un potere già di fatto assoluto.
      forse questo c’entra qualcosa in più dei PM con la distruzione di quello che era uno tra i più grandi paesi industrializzati del mondo..

      beh, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta.
      ma più che identificare da dove è partito tutto, forse dovremmo iniziare a metterci di traverso, per davvero.

      • Riccardo
        Rispondi

        Metterci di traverso contro chi? Contro la Goldman Sachs? Contro la Bilderberg? Contro la Trilaterale? Contro la massoneria? O più semplicemente contro la maggior parte del popolo che difende questo processo di schiavizzazione semplicemente perchè ‘La repubblica’, ‘La Stampa’ o Michele Santoro gli fanno credere che va bene così? Il peggior nemico dello schiavo non è il padrone, ma colui che si vuole affrancare dalla schiavitù.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    chi guida la magistratura ? ma ovvio Riccardo !!
    il loro organo, denominato appunto di autogoverno : il CSM. cosa credeva che gli affiliati alla ndrangheta o alla mafia, affidano l’autogoverno a terzi ?
    I cittadini affidano, imbecilli e beoti, a un manipolo di storditi e farabutti, il loro destino. Togati con e senza coppola, preferiscono fare da se.

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