In Anti & Politica

DI REDAZIONE

Posto questa notizia, tratta da blitzquotidiano.it, per una sola ragione: sentire i vostri pareri in merito a questo fatto, considerato che sulla questione dei contributi ai dipendenti il Movimento Libertario, con Giorgio Fidenato, sta portando avanti una battaglia di disobbedienza civile e fiscale che tutti conoscete. Considerato, inoltre, che di questa nostra battaglia sul “SOSTITUTO D’IMPOSTA” avevamo chiesto ai radicali di supportarci e replicarla con qualche suo dipendente. Hanno, però, sempre nicchiato. (l.f.)

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Marco Pannella condannato. L’accusa: non paga i contributi a una sua ex dipendente. La sezione lavoro e previdenza della Corte di appello di Roma lo ha, infatti, condannato a pagare 250 mila euro in favore di una signora di 81 anni,Giuseppina Torrielli, che dal 1982 al 1994 ha lavorato prima nel Partito Radicale e poi nel Gruppo Federalista Europeo, venendo retribuita come lavoratrice autonoma e, come da lei denunciato, spesso in nero.

La donna è stata, nell’aprile del 1994, licenziata in tronco e ha intrapreso subito le vie legali per vedersi riconosciuto lo status di lavoro subordinato. In base a quanto denunciato la donna ricopriva le mansioni di segretaria nei vari uffici del partito con un’attenzione ai temi della vita carceraria tanto da curare la corrispondenza dei detenuti e quella personale di Pannella.

Al termine di una vicenda durata circa 19 anni è giunta la decisione del tribunale capitolino che ha fissato in 71 mila euro la somma destinata alla donna ma la cifra raggiunge i 250mila (comprensivi del risarcimento per l’omesso versamento dei contributi assicurativi e previdenziali), a causa della rivalutazione e degli interessi.

Il legale di Pannella ha proposto alla donna una transazione con il saldo a rate di metà della cifra oggetto del contenzioso in cambio della rinuncia all’impugnazione della sentenza. La Torrielli, però, non ha accettato e il suo avvocato difensore, proprio in questi giorni, ha dato avvio al pignoramento presso terzi in danno di Pannella per l’importo totale di 256.420,82 euro.

 

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Mostrati 11 commenti
  • Albert Nextein
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    Se si fosse comportato come Giorgio Fidenato, allora tanto di cappello e ammirazione.
    Mi pare,invece , che si sia comportato diversamente.
    Se gli accordi con la signora erano diversi e lui non li ha rispettati , se ne assume la responsabilità, e paga.
    Se invece con la signora gli accordi erano quelli che rispecchiavano la realtà dei fatti,allora la signora se n’è approfittata, e ha torto.
    Anche se la legge prevede diversamente.

    • leonardofaccoeditore
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      SOTTOSCRIVO

    • Lorenzo S.
      Rispondi

      Giusto, è impensabile paragonare Pannella a Fidenato!

  • al
    Rispondi

    Il primo scheletro nell’armadio di Pannella, per quanto lo stimo è bene che venga fuori.

  • ggg
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    albert nexten
    ha detto in poche parole quello che credo tutti pensiamo.

  • Vincenzo
    Rispondi

    Questa signora, come molti lavoratori, accetta le condizioni del datore di lavoro anziche quelle della legge quando gli conviene (ossia accetta lavoro nero pur di avere un lavoro) e si rivolge alla legge quando non le conviene più (cioè quando viene licenziata). Questo è il tipo di moralità a cui conducono le leggi che si intromettono nei liberi rapporti tra le persone.

  • W la Libertà
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    Il concetto su cui si basa la teoria del lavoro (se ne esiste una) libertaria è il contratto volontario appoggiato da entrambe le parti.

    Se il lavoratore è d’accordo benvenga il lavoro in nero!

    Ma non mi pare questo il caso, come ha detto Albert Nextein!

  • Stefano Nobile
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    spiacente ma tra Pannella e Fidenato c’è un abisso.
    Giorgio non si è tenuto i soldi della previdenza dei dipendenti.
    Per il resto quoto Nextein

  • alice
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    E questo sarebbe il difensore dei diritti civili? Che schifo!!! Una donna che ha 81 anni e aspetta una sentenza da 19 cosa dovrebbe fare? Morire?

  • Carmelo
    Rispondi

    Chiamalo fesso ! Dov’è finita quel cesso (Giuseppina) ?

  • Carmelo
    Rispondi

    L’ITALIA E’ ANCORA UN PAESE DEMOCRATICO ?
    UNA VIA D’USCITA
    LUCIO MALAN RICORDA MARCO PANNELLA

    Una via d’uscita – giugno 1992- l’Italia è ancora un paese democratico? – un romanzo di fantapolitica dove il futuro segue il presente con inquietante logicità / Lucio Malan
    Agorà, 1987
    Italia 1992: un giornalista, diventato famoso per aver scoperto i mandanti di un clamoroso delitto politico, caduto in disgrazia, per salvarsi e guadagnare 800.000 $, deve estorcere un segreto ad un ideologo dell’opposizione, finito in carcere per reati fiscali ( Leonardo Facco?) Ma la missione gli riserverà molte sorprese.. Bisogna a questo punto che spieghi l’intera vicenda del caso Pannella. Il 5 dicembre 1989 Marco Pannella era stato sequestrato a Torino, vicino alla sede del Partito Radicale, in via San Tommaso, dove si stava recando a piedi da un vicino ristorante. Quattro sconosciuti l’avevano preso e costretto a salire su un’auto. Ci furono rivendicazioni da parte di diversi gruppuscoli (tra cui le Nuove Brigate Rosse), ma nessuna sembrava credibile. Di lui non ci furono più notizie. Lo stile del delitto faceva pensare alla mafia, e le sinistre diedero subito credito ad un complotto del crimine organizzato con ambienti della destra reazionaria. Chi nella realtà potesse impersonare questi famosi ambienti non si è mai saputo con precisione. Tutti comunque ci immaginavamo congiure di piccoli industriali (piccoli perché i grandi erano erano generalmente legati al governo, “rinnovatore e progressista“ per definizione, che ricambiava con tante sovvenzioni e leggine compiacenti) con biechi ufficiali fascistoidi e agenti dei sevizi segreti in impermeabile. Naturalmente noi giornalisti allineati al governo, cioé quasi tutti, dammo ampio credito alla voce, parte perché ci credevamo e parte perché sapevamo di sostenere un ‘ipotesi comoda. Io, che tra i colleghi avevo la fama di usufruire di chissà quali informatori, mi potevo permettere di formulare ardite ipotesi, cosi’ ricche di particolari da non sembrare più ipotesi. ” Mettendo insieme le tessere del mosaico- scrivevo- che ci arrivano da voci incontrollate trapelate da ambienti vicini al Viminale, il rapimento del sottosegretario per gli aiuti al Terzo Mondo sarebbe stato deciso da una casa patrizia alla periferia di Roma, verso metà novembre, in un incontro in cui avrebbero partecipato industriali rampanti e ufficiali con ambizioni di junta alla sudamericana. Si dice anche che all’esclusiva serata fossero presenti alcuni agenti (forse ex agenti) dei servizi segreti…” Naturalmente era tutto inventato, ma, come ho detto era una storia che pieceva a chi contava e pur non essendoci un solo indizio concreto che lo avvalorasse la si dava ormai per vera.. Questo mi procuro’ una certa celebrità: il mio quotidiano passo’ i miei pezzi, relegati generalmente nella pagine interne di cronaca, in prima; un settimanale di alta tiratura mi offri’ cento milioni per “ulteriori particolari” sulla vicenda. Io accettai e mi inventai che si era “ormai prossimi al ritrovamento del corpo di Marco Pannella”. Mi misi cosi’ alla ricerca di un qualsiasi rinvenimento di cadavere che potesse darmi ulteriore slancio per sfruttare quella cuccagna, Trovai la notizia che faceva al caso mio: in una discarica abusiva presso Tortona, il 28 dicembre era venuto alla luce durante l’opera di un bulldozer un cadavere in avanzato stato di decomposizione. “Forse ritrovato il corpo di Pannella ” scrisse il mio giornale a tutta pagina.. Tuttavia, nonostante lo scempio fatto dal cingolato, in breve tempo si arrivo’ ad accertare che quello non era il corpo del leader radicale, ma, si presumeva, quello di un balordo sui trent’anni scomparso da alcune settimane. Stavo già mettendo a punto l’ipotesi di un depistamento, cercando di attribuire a chi conduceva le indagini la falsa identificazione (che invece era solo una mia idea), quando- era il 3 gennaio 1990- ricevetti una telefonata con la quale mi si invitava a recarmi in un ufficio della Sicurezza di Torino. Ci andai subito, ma temevo che volessere spiegazioni sulla fonte delle mie notizie. Trovai ad aspettarmi il commissario Iomma, col quale avevo avuto diverse volte a che fare, quando lui faceva trapelare per mio tramite le notizie che gli interessava andassero in giro. Di qui la mia fama di ben informato.

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