In Anti & Politica, Istruzione, Libertarismo

DI MATTEO BERINGHI

Ogni volta che parlo con amici o altre persone, anche piuttosto giovani (sotto i trent’anni), magari studenti universitari e quindi con un cervello che dovrebbe essere predisposto a idee nuove, devo lottare per far passare qualche concetto o idea che sia vagamente libertaria o diversa dallo statalismo imperante. Trovo un’ingessatura mentale spaventosa, un indottrinamento cementificato.

Mi sono rotto le palle! E’ ora di cambiare strategia. Se il problema non è percepito, allora il problema non esiste! Se nessuno vede questa continua invasione dello Stato nella vita privata, questo suo desiderio di pianificare e controllare ogni aspetto della vita privata, allora significa che questa situazione non dispiace. Lo Stato-balia piace, rassicura, conforta. Quindi deve crescere e rafforzarsi ancora di più!

Come dice ironicamente Leonardo Facco, “spesso è più facile metterlo nel culo ad una persona piuttosto, che fargli capire qualcosa”. Quindi vediamo di dare qualche bella dritta allo Stato e al Governo, in questo momento rappresentato dal signor Monti.

Alla prossima ondata di crisi (ce n’è una ogni pochi mesi ormai, la prossima non tarderà a farsi sentire), Mario Monti dovrebbe istituire una bella tassa sull’emigrante, magari anche retroattiva. Eh sì, signori emigranti. Vi tocca pagare qualcosina prima di andare all’estero! Troppo facile andarsene all’estero e fare i patrioti d’oltre frontiera.

Spesso sotto i 40 anni, ve ne andate via dall’amata Italia dopo avere ricevuto un’istruzione coi fiocchi, tutta a carico della collettività! Ve ne volete andare senza pagare? Credete che l’avere pagato delle ridicole tasse universitarie sia sufficiente? Quelle non sono bastate neppure per il riscaldamento e l’elettricità, sappiatelo.

Ve ne siete stati al calduccio fino a 28-30 anni in università, in un mondo pieno di certezze, fatto di ore accademiche di 45/50 minuti, con comodi distributori di caffé e snack deliziosi, laboratori attrezzati, conferenze per dottorandi, linee wireless e connessione internet a sbafo. “All inclusive”, insomma, come in un villaggio turistico a 5 stelle. Ed ora che avete finito, vi siete laureati, ve ne volete andare all’estero ad esibire il vostro “sudato” pezzo di carta?

Volete portare le vostre competenze agli Americani o agli altri Europei, alle altre aziende straniere che poi ci faranno concorrenza? Va bene! Andate pure! Ma non gratuitamente!

Avete l’obbligo morale di restituire alla collettività un po’ del vostro futuro reddito. Serve al “Bene Comune” ovviamente, ai futuri studenti che devono essere formati. Volete privare gli altri di una degna istruzione? Siete così egoisti? Fino a ieri siete scesi in piazza con i cartelli in difesa della Scuola Pubblica, e il conto chi lo deve pagare? Ora che siete pronti ad entrare nel mondo del lavoro, a contribuire attivamente alle spese di gestione della nostra gloriosa Nazione, volete andarvene all’estero? Qua c’è un paese da rifare, ci sono 2000 miliardi di euro di debito da ripagare! Befera vi sta aspettando, servono nuovi codici fiscali pronti ad entrare nel database dell’Agenzia delle Entrate, energie fresche da spremere. E che fate? Ve ne andate? Il vostro patriottismo lo esibite solo quando ci sono le Olimpiadi o giocano gli Azzurri?

Il capo del governo dovrebbe introdurre una tassa per coloro che sotto i 40 anni spostino la residenza all’estero per motivi lavorativi. Si potrebbe pensare ad una tassa di circa 60-70 mila euro una tantum (circa diecimila euro per ogni anni di formazione universitaria, e ritengo di essere stato basso). Chi non ha i soldi può optare per un pagamento dilazionato, ad esempio 600 euro/mese per 10 anni. Un piccolo obolo per ripagare la collettività delle spese sostenute per la propria istruzione. Sicuramente i giovani non avranno nulla da ridire. Sono ben indottrinati, dopo un percorso scolastico di oltre vent’anni, sarà pur rimasta qualche idea statalista nel cervello. Cuba non è sempre stato un loro modello?

Ed allora via libera alla tassa sull’emigrante!

E ricordate prima di andarvene di pagare la marca da bollo sul passaporto!

Bon voyage.

 

 

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Mostrati 20 commenti
  • igor
    Rispondi

    Finalmente qualcuno che capisce come siamo veramente ridotti .Non abbiamo ancora molto tempo per salvare il paese ,cerchiamo di diffondere e concretizzare in un piano di azione

  • marco
    Rispondi

    devi smetterla con la droga. ti fa male!!!!!!

  • alex
    Rispondi

    in tutta la mia vita non ho mai letto una castronata del genere!
    è talmente una boiata assoluta che non va nemmeno commentata…

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      A Cuba “castronate” del genere erano realtà e i comunisti italici applaudivano!

    • Ivan Di Giacomo
      Rispondi

      Ovviamente non hai nemmeno lontanamente compreso l’ironia di tutto l’articolo, giusto ?
      Forse le intenzioni dell’articolo erano di “scrollare da dosso” al tipico studente italiota questa voglia di “sicurezza” data dal “posto fisso” post-laurea, che poi altro non è che indottrinamento di stampo “marxista” che inizia fin dalla scuola elementare. Puoi contestare l’articolo, puoi contestare perfino il mio intervento, ma ti assicuro che con un po’ di pazienza e seduti ad un tavolo, ti farei cambiare idea in pochi minuti e seguendo una concettualizzazione identica a quelle universitarie con cui ti somministrano attualmente la formazione (e parlo per esperienza personale di docente).
      Per favore, leggi e rileggi piu’ volte l’articolo e trova la giusta chiave ironica che puoi anche adattare ai tuoi bisogni. Se non riesci, ripassa brevemente Pirandello e poi rileggi l’articolo, vedrai che qualcosa di nuovo scopri ;)

      • Mary
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        spero davvero che sia ironico l’articolo, non per me che sono “emigrata” e fiera di esserlo, ma per lui stesso! In caso avrei qualche cosa da ridire, vista la chiusura mentale dell’articolo…posso solo dire che la volontá dell’autore di risultare ironico é alquanto ambigua e non bene sottolineata! Sembra davvero un millantatore di idee che potrebbero essere anche prese sul serio! e allora a quel punto rinuncio anche alla mia bella cittadinanza (che tra l’altro non ho scelto io ma é il caso che ha voluto cosí) per paesi che davvero mi apprezzano e hanno molto piú da offrire! ^_^

    • Fabio
      Rispondi

      talmente castronata che la prenderanno subito in considerazione al ministero!!

  • Nico
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    ….si vede che lei non ha argomentazioni. E` per caso un emigrato?

  • Pareggiamoiconti
    Rispondi

    complimenti per l’articolo, che descrive molto bene l’abisso in cui siamo precipitati

    purtroppo, certi commenti dimostrano che la situazione è degenerata al punto che nemmeno l’ironia serve piu’

  • flavio
    Rispondi

    a me me pare na stronzata…ho perso 5 minuti della mattinata, dovresti rimborsarmeli tu che hai scritto questa saccocciata di cazzate!

  • marcoper
    Rispondi

    Geniale! eheh. La categoria di patrioti italiani all’estero che pontifica da lì sul “Viva Napolitano, viva il tricolore”&co. è la più becera. Sempre il ritornello vale: “Son tutti finocchi col culo degli altri”. PS. è chiaro che molti di passaggio di qua non comprenderanno l’articolo, pazienza

  • carciofo
    Rispondi

    e’ un modo come un’altro per far propaganda agli ogm e hai sionisti nazisti che sono dietro i casaleggio e associati , vale a dire monsanto e altre multinazionali della distruzione .

  • Andrea Gino
    Rispondi

    Premetto che vivo all’estero. Vivo all’estero perchè i miei non si possono permettere di mandarmi all’università in Italia e li di lavoro per pagarmi le spese da solo non se ne trova. Invece sono venuto a studiare in Danimarca, lavoro i fine settimana e mi mantengo da me. E pago le tasse, in Danimarca, che è il paese che mi ha permesso di studiare. Se poi una volta laureato trovo lavoro in Italia ci ritorno di corsa e le tasse le pago volentieri anche li. Dovrebbero tassare i coglioni come te.

  • Citizen Kane
    Rispondi

    Deve smetterla con la droga?

    Forse non ti sei reso conto di cosa sono riusciti a far passare in Italia con un po’ di propaganda.
    Con un po’ di propaganda si fa accettare di tutto. In Germania con la propaganda riuscirono a far uccidere milioni di persone, figurarsi far passare nuove tasse.
    E’ solo questione di tempo e questo sarà realtà.

    In Italia avete la tassa sull’ombra delle tende dei negozi;
    si paga l’IMU su immobili già tassati all’estero;
    avete tasse una-tantum come le accise per la guerra in Etiopia che però restano per sempre;
    avete i bolli su un po’ di tutto, dagli accendini ai conti bancari (no, all’estero non ci sono);
    siete l’unico paese al mondo che limita l’uso del contante e pianifica di vietarlo totalmente;
    un paese dove i lavoratori stranieri devono pagare l’IMU su eventuali proprietà all’estero, sebbene aquisite ben prima di venire in Italia, nonchè denunciare tutti i conti posseduti e già tassati all’estero, pena multe a 4 zeri;
    un paese dove il cittadino è talmente spiato al punto che nel Legatum Prosperity Index (http://www.prosperity.com/Ranking.aspx) alla voce libertà personale è precipitato al 57° posto.
    E’ un paese in cui e’ ormai stata inculcata un’invidia sociale che si esprime in vero e proprio odio per chi possieda qualcosa di più.

    Per cui una tassa sugli emigranti mi stupisce che non l’abbiano ancora partorita: dopotutto sono ben 4 milioni di vacche da mungere!
    Sarebbe semplicissimo: una martellante pubblicitá progresso in cui gli emigranti che non vogliono aiutare la loro madreputa patria vengono dipinti come parassiti e depravati (come facevano i nazisti con gli ebrei). Qualche scoop di report che vada a calcolare quante risorse, capitali e tasse ha perso l’Itaglia a causa di tutti questi anti-patriotici cervelli e stomaci in fuga. Un bel tam tam mediatico sul tema: ogni giorno al telegiornale pronunciano almeno una volta la parola ‘evasione’, aggiungiamoci pure ‘emigranti’ e ‘venduti allo straniero’.
    Una volta dipinto l’emigrante come un ricco furbo da odiare, gli italiani accetteranno con gioia pure questo, specie considerando che stavolta pagherebbero “altri”.

  • Rorschach
    Rispondi

    Ciao a tutti,

    se a qualcuno puó interessare, posso raccontare la mia avventura di emigrante. Vivo all´estero da qualche anno ormai, faccio appunto il ricercatore universitario. Mi occupo di scienze cognitive, in particolare di acquisizione di concetti astratti e architetture cognitive. 110 e lode, media stellare, tesi con pacche sulla spalla e commissione molto convinta, ecc… Il giorno dopo la tesi di laurea i miei tutori sconsolati hanno detto che non avevano nulla da offrirmi, per il semplice motivo che loro stessi riuscivano per miracolo a guadagnarsi il pane (figuriamoci se potevano pagare me). Sono arrivato all´estero senza nemmeno essere in grado di parlare inglese fluentemente, nonostante avessi investito centinaia di euro su corsi privati. Il sistema italiano infatti non garantisce alcuna conoscenza multilinguistica. Impatto abbastanza duro, ho dovuto integrare tutto ció che non sapevo da solo, ma ho anche trovato una relatá internazionale, dinamica, funzionale, multidisciplinare, ecc… Una nuova dimensione che prima semplicemente ignoravo. Ora come ora mi chiedo come un ricercatore italiano che non ha fatto questa esperienza possa andare avanti. Mi sembra un pó come il film “the Island”, dove al di fuori dell´isola/Italia, c´é la vera realtá.

  • Marco Tizzi
    Rispondi

    Sindrome di Stoccolma: si ritiene uno stato psicologico particolare che si manifesta in seguito ad un episodio estremamente violento o traumatico, ad esempio un sequestro di persona o un abuso ripetuto. Il soggetto affetto da Sindrome di Stoccolma durante l’abuso o la prigionia, prova un sentimento positivo, fino all’amore, nei confronti del proprio aguzzino. Si crea una sorta di alleanza e solidarietà tra la vittima e il carnefice.

    Nella terminologia dei meccanismi di difesa secondo Anna Freud, coincide con l’identificazione con l’aggressore.

    Da Wikipedia.it

  • bombolone
    Rispondi

    “Spesso è più facile metterlo nel culo ad una persona piuttosto, che fargli capire qualcosa” AHAHAHAH!! Bellissima questa!
    Concordo sul fatto che c’è un ingessatura mentale spaventosa. Ogni volta che provo ad accennare qualche idea liberale ai compagni d’università vengo prontamente insaccato.. e alla fine lascio perdere perché poi ci rimango anche male..

  • Paolo
    Rispondi

    x Mov Lib (autore dell´acuto articolo):

    ho trovato l´articolo molto ironico e provocatore, però non riesco a distinguere la tua posizione rispetto l´attuale governo Monti (a cui tu ti rifersci prima della spassosa iperbole sulla tassa sull´emigrato).
    Monti e i gli esponenti del suo governo hanno esortato in molte occasioni i giovani a fare esperienze all´estero. Se uno conosce i loro curriculum (invece che nominarli solo “professoroni”come si trova spesso) vedrebbe che molti hanno fatto dottorati, mim o post docs in giro per il mondo. Inoltre si sono chiaramente scagliati contro l´idea del posto fisso e del lavoro “dietro casa di mamma e papà”.
    Però più che ipotizzare una tassa ( che non capisco se é un riferimento polemico all´”andazzo” o solo una provocazione per aprire la discussione), io direi che si dovrebbe smetterla una buona volta con il posto fisso ad ogni costo, che come qualcuno dice, é sicuramente un retaggio della sinistra vetero-comunista, misto a la pigrizia e “mammismo” tipicamente italico, e con questo intendo sia nel privato ma sopratutto nel pubblico!
    Io vivo in Danimarca da 2 anni e qui i dipendenti pubblici vengono licenziati! Senza neanche molto preavviso. E´ anche vero che hanno un sistema-detto flexicurity- che gli garantisce un sussidio fino a che trovano un nuovo lavoro ( ma che non é perenne nè al 100% dell´ultimo stipendio) ma spesso sono costretti ad accettare il lavoro che gli si offre, e magari cambiare totalmente settore di occupazione, e spostarsi dal luogo d´origine, insomma: molto diverso dal posto fisso dietro casa fino alla pensione. Secondo me l´Italia dovrebbe virare verso questo sistema, di flessibilità in entrata e uscita per tutti, perché non é nemmeno giusto che chi lavora nel privato debba essere meno tutelato di uno che lavora nel pubblico , dove si sa, non esiste cassa intergrazione, mobilità, note di condotta o licenziamento. E come se non bastasse, nel pubblico in Italia i ritmi sono mooooolto più rilassati che nel privato. Passando ad una sintesi politica, direi che solo persone che hanno lavorato con Monti sono capaci per fare questo.

  • Aurelio Silverio
    Rispondi

    Molte risposte confermano le intuizioni di Steven Biko: “l’arma più potente degli oppressori è la mente degli oppressi”.

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