In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“Alla Bundesbank la notizia degli utili della Federal Reserve deve aver destato molti sentimenti diversi. In parte invidia: quegli 89 miliardi di dollari sono i profitti più alti mai registrati da banca o impresa nella storia mondiale. In parte scandalo: questi profitti sono riversati dalla Fed al Tesoro americano, il che vuol dire che lo Stato si è finanziato gratis… Restituendo al Tesoro, sotto forma di utili, gli interessi pagati da quest’ultimo sui titoli acquistati dalla Fed, è come se il Tesoro americano si fosse finanziato gratis. Insomma, quando la banca centrale interviene per finanziare un deficit (gratis), aggiunge lo stimolo monetario a quello di bilancio: la combinazione diventa possente e permette all’economia, come è successo, di affrontare la cattiva sorte e di incamminarsi nella ripresa. Con buona pace della Bundesbank.” (F. Galimberti)

Il compiacimento con il quale Fabrizio Galimberti commenta la notizia degli utili contabilizzati dalla Federal Reserve è quello tipico di coloro che credono, o vogliono far credere, che sia possibile creare ricchezza reale usando una bacchetta magica o, molto più prosaicamente, aumentando a piacere la base monetaria.

I sostenitori più coerenti di questo punto di vista ritengono che sarebbe meglio eliminare lo specchietto per le allodole (dell’indipendenza) della banca centrale, restituendo al Tesoro la politica monetaria. Così facendo, sostengono costoro, l’emissione di moneta non sarebbe più connessa alla creazione di debito pubblico, lo Stato potrebbe finanziare tutta la spesa che vuole senza dover pagare interessi, e magari non dovrebbe neppure tassare i cittadini. Detta così sembrerebbe il paradiso terrestre, e c’è perfino chi rimane sbigottito constatando che in nessun posto al mondo le cose vadano in questo modo. Solitamente costoro ritengono che esistano complotti di vario genere per privare il popolo della possibilità di vivere in un simile paradiso.

Evidentemente queste persone ritengono che un sistema del genere funzionerebbe e che i governanti sarebbero persone talmente illuminate da non farsi prendere la mano dall’utilizzo della stampante monetaria. Sono ovviamente libere di crederci, così come ognuno può credere che Babbo Natale esista per davvero.

Altri, e Galimberti pare appartenere a questo gruppo, credono invece che sia meglio togliere il torchio monetario al Tesoro, riservando a una banca centrale indipendente la gestione della politica monetaria. La banca centrale non deve, peraltro, soggiacere a limiti nella possibilità di variare la base monetaria, men che meno se tali limiti sono rappresentati dalla necessità di avere una copertura per l’emissione di moneta rappresentata da un bene reale, per esempio l’oro, che viene da costoro considerato un “barbaro relitto”, in omaggio alla definizione che ne dette Lord Keynes.

Il fatto che i vertici della banca centrale siano nominati da chi governa non fa sorgere a queste persone alcun dubbio sulla loro effettiva indipendenza, ed evidentemente pensano che si tratti di persone illuminate, oltre che onniscienti, dato che non dubitano che la manipolazione della moneta possa creare danni.

Anche quando la politica monetaria si estrinseca in provvedimenti di sostanziale monetizzazione del debito, come sta avvenendo nel caso della Fed (e non solo) da oltre quattro anni, queste persone lodano l’operato della banca centrale, perché consente allo Stato di finanziare i deficit ritenuti necessari a sostenere la domanda aggregata senza che i tassi di interesse salgano (anzi, abbassandoli), e così facendo consentono all’economia di riprendere un percorso di crescita.

A mio parere si tratta di valutazioni superficiali, in quanto si fermano agli effetti immediati e macro delle politiche monetarie, trascurando le conseguenze micro e di lungo periodo. E’ in questo ambito che si può collocare il giubilo di Galimberti per la notizia degli utili che la Fed ha retrocesso al Tesoro degli Stati Uniti.

Il problema è che non esistono pasti gratis: ciò che appare essere tale, di fatto non lo è mai. Se qualcuno beneficia del denaro creato dalla monetizzazione del debito pubblico, qualcun altro paga il conto senza trarne alcun beneficio. E’ indubbio che il Tesoro e chi da esso dipende per sussidi e forniture di beni o servizi alla pubblica amministrazione tragga un vantaggio dall’operato della Fed, ma è altrettanto indubbio che chi non trae questi benefici sarà chiamato presto o tardi a pagare il conto. I principali indiziati sono coloro che hanno risparmi o stanno contribuendo a un fondo pensione, i cui rendimenti reali sono destinati a essere negativi.

Ma mentre i benefici sono immediati e i beneficiari sono in buona sostanza individuabili, i danni sono differiti e i danneggiati apparentemente non sono oggi altrettanto chiaramente individuabili.

Ciò detto, un dato dovrebbe far venire qualche dubbio a chi si eccita per la monetizzazione del debito: dal 30 settembre 2008 (da quando, cioè, dopo il default di Lehman Brothers la crisi si è acuita) a fine 2012 per ogni dollaro aggiuntivo di Pil (e non sto qui a entrare nel merito del tipo di voce che ha aumentato il Pil) gli Stati Uniti ne hanno fatti oltre 5 di debito federale. E questo trend non pare destinato a interrompersi a breve termine. Resta il fatto che questa situazione non può protrarsi all’infinito, e da un eccesso di debito si può uscire solo mediante una politica fiscale restrittiva, oppure un default esplicito (ristrutturazione) o implicito (massiccia inflazione).

Nonostante la politica monetaria attuale sia fortemente inflattiva, il debito sta crescendo a un ritmo ben superiore a quello del Pil. Ma rendere la politica monetaria ancora più espansiva significherebbe correre ancor più velocemente verso l’implosione del sistema monetario. La mia impressione è che andando avanti di questo passo le opinioni dei sostenitori della banca centrale indipendente e di chi vorrebbe ridare al Tesoro la politica monetaria potrebbero arrivare a coincidere, e a quel punto i dollari americani assomiglierebbero sempre più a quelli dello Zimbabwe.

Non sono certo, però, che ciò sarebbe sufficiente a fare ricredere certe persone sul giubilo con cui guardano a ciò che sta facendo oggi la Fed.

Recommended Posts
Comments
  • bettino
    Rispondi

    ho letto questo articolo con interesse. il divorzio del tesoro dalla banca d’italia è sempre giustificato in questo modo: “Evidentemente queste persone ritengono che un sistema del genere funzionerebbe e che i governanti sarebbero persone talmente illuminate da non farsi prendere la mano dall’utilizzo della stampante monetaria. Sono ovviamente libere di crederci, così come ognuno può credere che Babbo Natale esista per davvero.” E allora il privilegio dell’emissione è stato reso indipendente dal tesoro. Tuttavia indipendente dal tesoro non significa indipendente, dato che le banche centrali sono partecipate a loro volta da banche che potrebbero fare attività di lobbying, spingendo per una politica monetaria più idonea ai loro interessi piuttosto che a quelli del paese.

Leave a Comment

Start typing and press Enter to search