In Esteri, Scienza e Tecnologia

DI GIUSEPPE SANDRO MELA*

Il quadro energetico mondiale si appresta a cambiare volto. Le strategie in materia sono davvero molto complesse, perché devono tenere presenta una congerie delle più disparate variabili. Si va dalla sorgenti di materia prima, la geopolitica dei luoghi ove sono disponibili le materie prime, i problemi legati ai trasporti, fino ai problemi di raffinazione, perché tipicamente ogni raffineria è progettata per lavorare un grezzo con determinate caratteristiche, ossia estratto in un ben determinato luogo, oppure di arricchimento di combustibile nucleare.

Ma i problemi non sono soltanto tecnici, anzi, questi sono in realtà quelli di minor rilevanza, anche se abbacinano più facilmente l’immaginario del volgo.

Vi sono profondi e complessi problemi militari, legati sia alla stabilità dei luoghi di estrazione sia alla protezione delle linee di comunicazione, fatto questo ultimo che presuppone l’esistenza di una flotta militare operativa a grandi distanze dalle sue basi, e sulla necessità di una copertura aerea, che non sempre può essere sopperita dalle sole portaerei.

Un altro aspetto particolarmente spinoso è legato ai grandi costi necessari per individuare giacimenti nuovi e nella loro attrezzatura necessaria per rendere operativa l’estrazione. Nel caso poi del gas naturale occorre tenere presente la necessità di impianti in loco di liquefazione del medesimo e di riconversione a gas nei paesi destinatari: anche in questo caso diventa strategica la disponibilità di una idonea flotta di navi progettate ad hoc, e di una militare che la protegga.

Un ulteriore aspetto é costituito dai lunghi tempi necessari per passare dall’estrazione all’utilizzazione. Dal momento in cui é stato individuato un giacimento economicamente sfruttabile, sono necessari alcuni anni e grandi investimenti per attivare l’estrazione a pieno ritmo, predisporre i trasporti ed installare raffinerie nei punti economicamente strategici. Infine si tenga conto che i paesi destinatari finali devono elaborare un piano di lungo termine per determinare quante e quali centrali termiche possano continuare ad utilizzare i carburanti per i quali erano state progettate, quali e quante debbano o possano essere riconvertite, per esempio da carbone a gas, e così via. Si tenga conto che i tempi di progettazione, costruzione e messa in linea di una centrale termica si aggirano attorno ai sei anni, ma quelle di maggior rilevanza necessitano tempi più lunghi.

Appare evidente la discrasia che intercorre tra gli usuali tempi della politica e quelli delle scelte energetiche strategiche. I politici sono usualmente eletti per quattro e cinque anni, ed un ribaltamento di governo potrebbe portare anche a ribaltamenti delle politiche energetiche di quella nazione. Le società energetiche, invece, sono obbligate a pianificare almeno in termini di decenni. Si tenga anche presente che, oltre i problemi su ricordati, sono usualmente necessari da dieci a venti anni per ammortizzare i costi di realizzo e rendere economicamente attivi gli impianti finali.

Lo sforzo finanziario é evidente: le società energetiche abbisognano di una cospicua consistenza finanziaria e di un sistema di credito internazionale efficiente ed con interessi e cambi valutari che non varino troppo bruscamente nel tempo. Non possono semplicemente permettersi di dipendere dai capricci del popolino né da quelli di un governo.

Da ultimo, ma non per ultimo, si dovrebbe considerare un problema ben presente all’industria del settore quanto misconosciuto a livello delle informazioni che sono riportate dai media, e spesso oggetto di sterili dibattiti politici. Questo é il problema demografico.

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Al momento attuale la macrozona europea ha una certa quale necessità energetica, ed é anche una delle macrozone con maggiori esigenze, ma se si considera che tra venti anni, tempo standard della pianificazione energetica, la sua popolazione dovrebbe risultare grosso modo dimezzata ed immiserita, deindustrializzata, risulta evidente quanto poco attrattiva essa sia dal punto di vista delle grandi strategie energetiche.

Questo post non ha come obiettivo dilungarsi ed analizzare quanto sopra riportato, che é stato ricordato esclusivamente per mettere a fuoco il problema.

Lo scopo del post è solo fare il punto della situazione attuale, perché essendo le grandi aziende energetiche ad azionariato diffuso, potrebbero alcune rilevarsi un buon investimento, altre un investimento con resa molto minore.

* * * * *

Il nucleare.

Con 433 centrali installate e quasi il doppio in costruzione o avanzata fase di progetto, il nucleare costituisce un business diretto da circa 15,000 miliardi Usd, cui devonsi assommare altri 8,000 di indotto. Per scelte strategiche e politiche incongrue la Korea del Sud si appresta a controllare il core dell’affare, ossia circa 12,600 miliardi.

Nel mondo risultano essere in attività 433 centrali nucleari: 104 negli Usa, 58 in Francia, 54 In Giappone, 33 in Russia, 23 Nella Korea del Sud e 20 in India.

Sono in costruzione più o meno avanzata 69 centrali atomiche, 160 sono già state approvate e pianificate, mentre per ben 329 sono quasi stati ultimati i progetti. A ciò si aggiunga che in Cina operano 16 centrali attive, 26 sono in costruzione, 51 sono state già pianificate ed infine 120 sono state proposte per la costruzione: il totale finale dovrebbero essere ben 213 centrali atomiche. Così, l’80% delle centrali nucleari in costruzione sono concentrate nel Terzo mondo, segno di una ben precisa scelta strategica.

Si noti che se la Cina costruisce le sue centrali con tecnologia propria, gran parte di quelle in costruzione sono a tecnologia sud koreana, quasi invariabilmente consegnate “chiavi in mano“. Inoltre, sta finendo la fase di ammortizzo degli investimenti fatti dal 1985  dalla Korea del Sud nel settore, per cui i loro guadagni sono davvero consistenti.

É di questi giorni la notizia che il nuovo governo giapponese ha varato un poderoso piano di nuclearizzazione, sia per motivi economici interni sia per non rimanere tagliato fuori da questo immenso mercato.

L’uscita degli europei da questo settore strategico, anche dal punto di vista militare, non sembrerebbe proprio essersi dimostrato una scelta conveniente.

Il Carbone.

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Come accennato, è noto come in taluni stati il legislatore abbia ritenuto opportuno limitarne l’uso a fini energetici. Si noti come la Germania, anche a causa dei grandi giacimenti disponibili, abbia da poco inaugurato a Grevenbroich la più grande centrale a carbone del mondo. Costata 2.6 miliardi di euro dovrebbe produrre a regime 2,200 MW. Altre sono in costruzione ed altre ancora in fase avanzata di progettazione.

Il gas naturale.

Nell’economia del nostro discorso, interessa qui notare come l’Eni, pur a base italiana, sia oramai una vera e propria multinazionale energetica. Di recente è riuscita ad individuare nel mare di Mozambico un mega giacimento stimabile a 1.974 trilioni di metri cubi di gas.

Unitamente ai grandi giacimenti rinvenuti in Tanzania, il gas naturale del Sud Est africano tende a mettere fuori mercato quello australiano, estraibile a costi doppi, mettendo una fortissima remora sugli investimenti per 146 miliardi di euro fatti in quella zona dalla Royal Dutch Shell, Bp Group e Total.

Se si considera anche che in molti stati i legislatori stanno imponendo la conversione delle centrali da carbone a gas naturale, vi sarebbero elementi che suggerirebbero come questo tipo di combustibile, e di converso le società estrattrici, abbiano un radioso futuro.

Il petrolio.

I problemi legati al petrolio sono noti. In questa sede e per i nostri scopi interessa ricordare come le società energetiche degli Stati Uniti abbiano avviato grandiosi piani estrattivi di giacimenti nazionali, prima tenuti come riserva strategica. Caratteristica di questi giacimenti, come peraltro di quelli di gas naturale, é di essere shale , ossia ottenibile da giacimenti scistosi. Lo sfruttamento di questi giacimenti si presentava economica sotto due condizioni: la prima, un elevato costo del petrolio al barile, la seconda, volumi estrattivi piuttosto elevati. Si noti che l’estrazione del petrolio si associa solitamente a quella del gas naturale.

Sembrerebbero essersi dileguate come neve al sole tutte le proteste degli ambientalisti, nonostante che le tecniche estrattive dello shale siano tra le più inquinanti che si conoscano. Infatti, è proprio grazia ad una consistente deregolamentazione dell’estrazione che questi processi estrattivi sono tornati ad essere competitivi.

Conclusioni.

É impossibile parlare di problemi di questa portata temporale, economica e finanziaria senza ricordarsi e tener bene presente alcuni elementi cardine.

1. I Governi nazionali, costituiti per un quadriennio od un quinquennio, sono tagliati fuori dalle decisioni strategiche che si articolano su lassi temporali dell’ordine dei decenni. Quelli parlamentari poi, per la loro innata turbolenza, sono del tutto esclusi, sia pure in via consultiva.

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2. Se non possono concorrere alle decisioni, i Governi politici possono tuttavia ostacolarle od impedirle. É quanto ha fatto l’Europa, e ne mieteremo le conseguenze nei prossimi decenni. Se e quando l’Europa uscirà dalla depressione, sarà così immiserita da avere severi problemi energetici, particolarmente negli approvvigionamenti dei combustibili: gli stessi ed identici a quelli che hanno ora i paesi del Centro e del Nord Africa.

3. La Korea del Sud é diventata de facto la monopolista del nucleare. Questo predominio nel settore energetico si tramuterà inevitabilmente in un incremento della sua influenza politica. Non a caso essa ha iniziato un vasto piano di riarmo: non esiste possibilità alcuna di politica estera senza un supporto militare confacente.

4. Con lo Sco sempre più attivo, i paesi orientali si incammineranno verso la supremazia mondiale.

5. Il settore militare strategico dei paesi denuclearizzati diventerà rapidamente inconsistente, incapace anche di tenere in normale manutenzione ordinaria gli armamenti nucleari, senza la copertura ritorsiva dei quali le nazioni deprivate diventeranno in breve schiave di quelle più lungimiranti.

 

*Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2012/12/energia-la-sbornia-e-finita-si-ritorna-al-nucleare-e-senza-loccidente.html

 

 

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Showing 21 comments
  • Mariomapppo
    Rispondi

    Ma chi ha scritto questo articolo dove ha preso le fonti?.Le ha verificate?. che vuol dire si ritorna al nucleare?. Lo sa che ha scritto l’articolo che il combustibile nucleare ha già raggiunto il picco e che è una fonte destinata a non essere più disponibile come il petrolio?. E ha messo in conto come trattare le scorie delle attuali centrali obsolete che andranno chiuse?.
    A mio parere è un articolo fatto male e senza un senso logico.

    • Albert Nextein
      Rispondi

      Passeremo dal risparmio al sacrificio energetico.

    • Cristiano
      Rispondi

      Mariomappo, mi spiace ma sei parecchio indietro con i tempi.

      1. Le attuali centrali ad acqua, utilizzano solo 1% del carburante immesso. Per cui con tecniche di riprocessamento, ogni volta si recupera il 95% di combustibile da utilizzare per produrre energia. Per cui le “scorie” si potrebbero utilizzare parecchie volte di più.

      2. Se non si trovano nuovi giacimenti di uranio, attuali riserve lasciano ancora 80-100 anni di uranio al mondo. Se uno pensa come un ambientalista, nel senso che sono così abituati a proiettare le stesse caratteristiche degli animali sull’essere umano che, si dimenticano che l’essere umano al contrario delle bestie, riesce, applicando la scienza all’inventiva a superare i limiti fisici imposti dalla natura.

      Per cui: in molto meno di 80 anni (nei prossimi 5) avremo reattori che si autofertilizzano e creano più combustibile di quello che bruciano. Reattori al torio, del quale ce ne sono riserve per mandare il mondo intero avanti per centinaia di anni ancora. Solo le riserve indiane si calcola che bastino per quel paese per i prossimi 3000 anni.

      Nuovi modi di estrazione dell’uranio anche dall’ acqua marina a costi sempre inferiori – e questi renderanno l’uranio praticamente inesauribile.

      Nuovi tipi di centrali che bruciano tutte le scorie.

      E’ chiaro che se uno pensa come un dinosauro fa la fine del dinosauro.

      Siamo l’unica nazione al mondo che non possiede i mezzi per prodursi energia nucleare. Le fallimentari energie “rinnovabili” ci porteranno direttamente al terzo mondo. Ormai anche gli asini si sono resi conto di questo. Tranne gli asini italiani. Al nucleare ci torneremo, ma prima bisognerà fare un po di fame qua in Italia. Peccato, perchè eravamo la patria di Fermi, e il primo paese in Europa ad avere una centrale nucleare, quella di Latina.

      links:

      http://www.nuclearnews.it/news-486/il-riprocessamento–la-soluzione-per-lamerica/
      http://www.nuclearnews.it/news-364/il-futuro–il-riprocessamento-intanto-c-abbondanza-di-uranio/
      http://www.world-nuclear.org/info/inf75.html
      http://www.world-nuclear.org/info/inf62.html
      http://www.nuclearnews.it/news-262/estrarre-uranio-dal-mare/
      http://www.nuclearnews.it/news-2991/brevettato-il-reattore-ibrido-che-brucia-le-scorie/

    • Stefano Nobile
      Rispondi

      forse non è come dici.
      A me pare di aver capito che il nucleare verrà utilizzato in quello che è attualmente il mondo in (forte) via di sviluppo.
      Noi, semplicemente, avremo fame e freddo. Essendo in via di (forte) sottosviluppo.
      Il che, ammettiamolo, è senz’altro meglio che avere una centrale nucleare.
      Probabilmente per vivere ci prostituiremo a fare la pattumiera delle scorie radioattive dei Cinesi.
      Il che, ammettiamolo, è sempre meglio che avere una centrale nucleare.
      Poi a che pro averla quando ci stiamo deindustrializzando?
      E per scaldarci potremo mettere le scorie nucleari nel salotto di casa e goderne il tepore.
      Il che, ammettiamolo, è molto meglio che avere una centrale nucleare.
      Bisogna ringraziare quei signori che ci hanno fatto uscire dal nucleare nel 1986.
      Hanno organizzato un’intelligentissima campagna stampa con punte di terrorismo puro. E a breve ci ritroveremo senza fonti energetiche.
      Faccio presente che senza di esse si regredisce e si muore di fame.
      Il che, ovviamente, è meglio che avere una centrale nucleare.
      D’altronde non ho ancora conosciuto un ambientalista con un minimo di senso pratico.

    • pippo pg
      Rispondi

      ” Lo sa che ha scritto l’articolo che il combustibile nucleare ha già raggiunto il picco e che è una fonte destinata a non essere più disponibile come il petrolio?”
      Attualmente è in fase di sviluppo una tecnologia che consentirà di realizzare nuovi tipi di centrali nucleari alimentate non dall’uranio o dal suo derivato, il plutonio; ma da torio, un minerale la cui disponibilità e stimata in almeno 100 volte quella dell’uranio.
      Comunque non è che si debba necessariamente puntare “solo” sul nucleare ma “anche” sul nucleare.
      Personalmente sono convinto che i famosi pannelli fotovoltaici con un rapporto costo\rendimento estremamente più favorevole dell’attuale siano già pronti da un pezzo, ma che non siano stati industrializzati semplicemente perchè era molto più facile e redditizio vendere quelli sostanzialmente obsoleti che si trovano in commercio ora , sfruttando fino in fondo la marea di incentivi che sono stati elargiti.
      Comunque io mi sentirei più sicuro ad abitare vicino ad una centrale nucleare costruita e gestita con determinati criteri piuttosto che ad una centrale a carbone a ad un inceneritore

  • Nico
    Rispondi

    Se vai al link dell’articolo originale (in fondo a quest’articolo), ci sono delle agenzie di stampa con info a riguardo.

  • angelo
    Rispondi

    non e’ che , perche’ una cosa e’ scritta deve essere vera per forza. la disinformazione e’ la prima mossa di tutti i centri di potere per manipolare al loro interesse i cittadini

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Interessante.
    Specie il nuovo ruolo della sud korea.
    E’ evidente che l’unione europea non è in grado di approntare una politica energetica comune.
    Non mi risultano piani o studi del genere.
    Ognun per sè ,disperatamente.
    Ho però fiducia nelle risorse dei sudditi.
    Si può andare nei boschi a far legna,anche nei parchi protetti.
    Fascine,abbattimento indiscriminato di essenze varie.
    Produzione casereccia di carbonella per uso cucina.
    Si possono murare le finestre di case ed appartamenti.
    Si possono metter tappeti o pannelli sui pavimenti,pareti e soffitti.
    La carta non la si conferirà più al riciclo,ma sarà bruciata.
    Tornerà ad esser ambito lo scadente carbone del sulcis.
    La temperatura massima in casa nella stagione fredda sarà portata per legge a 18 gradi.
    Si tornerà ad indossare maglie della salute e canottiere in lana o altro filato.
    Autarchia energetica,in sostanza.
    Pare incredibile.
    Ma potrebbe succedere.
    E’ successo,ad esempio, durante la prima crisi energetica negli anni 70.
    Da allora cosa è cambiato?
    Poco, se è vero che oltre l’80% delle necessità energetiche italiane è soddisfatta da idrocarburi.

  • Alkessandro
    Rispondi

    Il Giappone ha spento tutte le centrali eccetto un paio. http://energia.ecoseven.net/news-energia/nucleare-il-giappone-potrebbe-riattivare-tutti-i-reattori Mi sa che è meglio che scriviate di pallone o di pettinare le bambole
    …..

    • Cristiano
      Rispondi

      Si, il VECCHIO governo giapponese aveva stupidamente spento tutte le centrali, e la loro economia è andata in crisi profonda.
      Ora siccome i giapponesi non sono stupidi, hanno già deciso di fare marcia indietro, da subito riattivandone due di centrali. Il resto, seguirà a breve.

      http://www.reuters.com/article/2012/12/27/idUSL4N0A13QS20121227

      Non solo, il nuovo governo ha dato il suo assenso alla COSTRUZIONE di nuove centrali nucleari di ultimissima generazione, radicalmente diverse da quelle costruite 40 anni fa.

      au.news.yahoo.com/thewest/a/-/world/15741246/japan-pm-supports-new-nuclear-reactors-reports/

      Inoltre in queste ultime elezioni, i partiti che chiedevano la fine immediata del nucleare, sono stati spazzati via.

      Mica scemi i giapponesi.

      • Stefano Nobile
        Rispondi

        “Mica scemi i giapponesi.” (cit.)
        Effettivamente LORO no.

  • nicola
    Rispondi

    MA SCUSATE MA IL NUCLEARE NON PIGLIA I SUSSIDI STATALI TANTO OSANNATI DA VOI? MI STATE CONFONDENDO IL SOLARE ME LO METTO SUL TETTO MI SEMBRA PIU’ LIBERO PER TUTTI O MI SBAGLIO.

    • nico
      Rispondi

      Il nucleare non piglia i sussidi statali. E’ tutto statale! Tutta l’industria nucleare è controllata dai governi, per via dell’impatto militare che con l’uranio questa tecnologia ha.
      Con il torio sarebbe diverso, poiché non produce scorie (plutonio) utilizzabili per armi atomiche (è per questo che negli anni 40 hanno scelto l’uranio e non il torio).

      Sul tetto metti il solare poiché ci sono i contributi. Senza non avresti fatto assolutamente niente, poiché non conviene.
      Tutti quelli che ho conosciuto io hanno messo il fotovoltaico “perché mi davano i contributi”, altro che spirito ambientalista.

      Per l’ambiente una persona media farebbe molto di più se prendesse in mano un libro di chimica o fisica e studiasse qualche principio base.

  • Paolo Basaglia
    Rispondi

    Articolo serio e ben fatto.

    Un minimo di razionalità dopo una sbornia di irrazionalità pseudo-ambientalista nostrana, che col vero ambientalismo però ben poco ci azzecca!

  • NICOLA
    Rispondi

    Conosco la centrale al torio l’ho sentita da CARLO RUBBIA, per il solare io conosco un ingegnere che con 9000 euro se l’e’ progettato e messo senza contributi, non ho niente contro il nucleare sono a favore su quella al torio,saluti

  • claudio
    Rispondi

    ormai pure il fotovoltaico ha un’efficenza ed un costo che non necessitano di contributi,il fatto è che con il solare non risolvi il problema energetico ne ora ne in prospettiva.
    L’unico dubbio del nucleare è che ora come negli ultimi 50 anni stà in piedi solo con fondi pubblici,e considerando le tecnologie attuali solo la “variante al torio” potrà rendere meno problematico il discorso delle scorie(allo stato attuale non c’è nessun tecnica e metodo,purtroppo, per risolvere il problema)

    • Nico
      Rispondi

      L’efficienza del fotovoltaico è ridicola: circa l’11% (range 5%-15%).
      E’ per questo che servono i contributi, altrimenti nessuno spende tutti quei soldi per ricavare così poco.

      • claudio
        Rispondi

        al costo odierno (500-650 euro kw) anche senza contributi si paga comunque in 5 anni..

        • Nico
          Rispondi

          500-650 euro kw cosa sarebbe?

          • claudio

            costo impianto fotovoltaico (5kw euro 3300)

  • Cristiano
    Rispondi

    Si, 5 kw d’estate a mezzogiorno e senza una nuvola.

    Recentemente mi capita di passare davanti ad una abitazione che a dir poco deve avere almeno 6 kw installati. Bene Parlo della settimana scorsa, con nuvole e tempo invernale, nel display a LED davanti casa, mostrava orgogliosamente la bella cifra prodotta di 0,6 kw.

    Ottimo investimento.

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