In Anti & Politica, Economia

DI GIUSEPPE SANDRO MELA*

«Lasciate ogni speranza, o voi che entrate».

La depressione è per definizione una calo consistente e continuativo di ordinativi e fatturato della produzione. Chi si fosse aspettato di poterla curare con pannicelli caldi e soluzioni estemporanee avrebbe sbagliato, e di grosso. Chi si fosse illuso di uscirne a buon mercato vada, e di corsa, dallo psichiatra.

Errate le terapie, questo cancro non può far altro che peggiorare: non fatevi nessuna illusione, ma proprio nessuna.

I dati sui consumi dei combustibili riportati da Paolo Rebuffo in un recentissimo postsono coerenti con quelli a seguito riportati: diminuita la produzione, diminuita la necessità di trasporto.

In questa orrifica campagna elettorale, ove tutti i candidati e formazioni politiche prometto di tutto, dalla concessione del matrimonio eterosessuale, al riconoscimento delle unioni con le oche, alle sperticate promesse di sviluppo e crescita, i numeri sono qualcosa di più che macigni: sono la lapide tombale di un certo tipo di politica economica. Tuttavia ammaliano e generano illusioni incongruenti.

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Sono impressionanti le analogie con il quadro economico sovietico negli anni ottanta, quelli che precedettero l’implosione dell’Unione Sovietica, l’abbandono forzoso di quell’iniqua teoria che fu il comunismo, ed il ritorno della Russia alla prosperità nella libertà di mercato. Ora é in agonia l’inteventismo dello stato nell’economia: chiamatelo keynesianesimo oppure socialismo, é solo questione di etichette. Il contenuto della bottiglia é identico.

Siamo chiari, anche a costo di essere guastafeste.

1. L’attuale depressione europea e specialmente quella italiana è generata dal drastico calo del potere produttivo della nazione, che proprio non é più competitivo né redditizio.

2. I problemi finanziari, ivi compresi quelli del debito sovrano sono succedanei al disastro produttivo.

3. La produzione industriale crolla perché non più libera di imprendere e gestire ad arte la condotta aziendale, soffocata da una miriade di leggi, decreti, normativi, circolari attuative (430,000 al momento in vigore). I costi di gestione sono amplificati da un’oppressione burocratica addirittura maggiore di quella sovietica, e che rasenta la franca dittatura.

4. La politica di incremento dell’imposizione fiscale depriva di guadagno e ricchezza le imprese e le famiglie, da cui derivano impossibilità attuale di investimenti produttivi, e di restare sul mercato, e riduzione del potere di acquisto.

5. A ciò consegue un’impennata della disoccupazione per chiusura a fallimento della produzione. Unici esclusi, i dipendenti delle pubbliche amministrazioni

6. Resiste soltanto i terrifico Moloch dello stato, totalmente incapace di ridurre le spese, che servono poi a mantenere una fantasmagorica pletora di dipendenti delle pubbliche amministrazioni, che oramai non riescono nemmeno ad erogare qualche straccio di servizio. Si mantengono i dipendenti pubblici totalmente improduttivi, per non dire di attuale e concreto ostacolo alla produzione. Si ricordi che nella scuola abbiamo 4.1 studenti per ogni addetto stipendiato dalla stato.

7. Negli ultimi undici mesi il debito pubblico è aumentato di 113 miliardi di euro: tutti spesi per supportare le spesi correnti statali. In parole povere, stipendi e pensioni. Il tutto a carico di quei poveracci dei nostri figli, perché i “diritti precostituiti” non si toccano. Finchè non ci penserà la depressione.

 * * * * * *

Orbene, non ci si illuda che si possa uscire dalla depressione mantenendo gli attuali poteri di acquisto e livelli occupazionali: sarebbe come nutrire un delirio schizofrenico con screzio paranoide.

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Quindi, se si fosse persone ragionevoli, si deregolamenterebbe immediatamente lo stato, deforestando la selva di leggi, leggine, leggiucchie che imbrigliano e coerciscono la produzione. Si ridurrebbero tutte le pensioni di almeno il 30% e si licenzierebbe un largo numero di dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Un grandioso tagio delle tasse e delle spese dello stato.

Meglio farlo volontariamente ed in modo controllato, che lasciar fare la depressione: quella non guarderebbe in faccia nessuno.

Le risorse sono terminate, così come il denaro degli altri.

 

*Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2013/01/linferno-italiano-crollano-ordini-6-7-e-fatturato-5-4-dellindustria-me-che-vi-aspettavate-biscotti.html

 

 

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Showing 12 comments
  • Lorenzo S.
    Rispondi

    Manca un punto importante: gli interessi sul debito pubblico, ossia su un debito contratto ingiustamente dallo stato in nome dei cittadini, vanno pagati o non vanno pagati?

    • Domenico
      Rispondi

      Non lo so fai te: se tu compri delle obbligazioni ti piacerebbe poi riceverle senza interessi?
      Un conto è tagliare lo stato in maniera onesta, un altro è farlo risparmiare imbrogliando e non mantenendo i patti che aveva stipulato.

      • Lorenzo S.
        Rispondi

        Se le tasse sono un furto allora è illegittimo anche il debito pubblico poiché fa leva sui tributi per essere ripagato.
        E se il debito pubblico è illegittimo lo sono anche gli interessi. Con buona pace dei creditori.

      • Lorenzo S.
        Rispondi

        @Domenico

        Se lo stato ha bisogno di 100 miliardi e per reperirli vuole tassare i cittadini, allora Domenico giustamente si oppone perché un buon libertario si oppone sempre alle tasse.

        Se però lo stato si procura questi 100 miliardi indebitandosi e dopo qualche anno per ripagare il debito lo stato tassa i cittadini per 130 miliardi (100 miliardi di debito + 30 miliardi di interessi) allora Domenico si dice d’accordo con lo stato perché ritiene che i debiti vadano sempre pagati.

        Non concordo con questo modo di pensare; infatti il debito pubblico sono TASSE FUTURE e quindi come le tasse presenti è illegittimo. E illegittimi sono ovviamente gli interessi sul debito.

  • jeanlouis bennati
    Rispondi

    Ma dobbiam anche ridurre stipendi e vitalizi…..nn solo….pensioni ai politici come a artigiani e commercianti ….da mille..euro

    • Domenico
      Rispondi

      Stpendi e vitalizi dei politici sono la prima cosa da toccare, ma bisogna mettersi in testa che non basteranno. Abbiamo 2000 miliardi di debito pubblico ed una spesa statale di quasi 800 miliardi l’anno.
      Il discorso è che se lo si fa da noi allora si può farlo in maniera ragionata, andando a colpire per prima le cose più vergognose e cercare di incidere il meno possibile sulle fasce più bisognose. Se invece si lascia tutto alla depressione, come dice bene l’articolo, quella non guarda in faccia a nessuno, anzi la verità è che le fasce più povere sono le prime a risentirne.

      • Lorenzo S.
        Rispondi

        Non sarà sufficiente ma è il primo punto da cui partire!

  • Fabio
    Rispondi

    non è vero che i soldi sono finiti, o almeno loro, la casta dei funzionari pubblici che dovrebbero ìsolo essere licenziati in tronco, rifiutano di crederlo fin quando non manderanno qualche migliaio di dissenzienti/sicuramente evasori fiscali/socialmente disadattati, insomma di persone oneste che rifiutano di arrendersi allo Mostro Stato Onnipotente, in qualche bel campo di concentramento ..ops, di rieducazione sociale (che la parola ‘sociale’ si mette sempre, quando si vuole nascondere il vero significato delle parole).

  • mlgponte
    Rispondi

    Andiamoci piano con la proposta generalizzata di diminuire le pensioni del 30%. C’è chi ha pagato fior di contributi per tutta la sua vita lavorativa e vedrebbe questa misura come un vero e proprio furto. Riduciamo invece il welfare, specialmente quello rivolto agli extracomunitari, togliamo la cassa integrazione ai dipendenti delle ditte che hanno delocalizzato e tutta la serie di pensioni false di invalidità e di accompagnamento. Chi è in cassa integrazione, mobilità, disoccupazione, ecc. prende soldi dallo Stato, sarebbe giusto farli lavorare per lo Stato invece di mantenere fancazzisti e gente che lavora in nero magari rubando posti di lavoro..

    • Domenico
      Rispondi

      Tra i pensinati c’è gente che ha lavorat e baby pensionati. Se mai esistesse un governo serio rieffettuerebbe un calcolo più giusto sulle pensioni basate su effettivo merito. Ad ogni modo giusto per prima cosa eliminare il welfare e LIBERALIZZARE i settori pubblici.
      Non basta tagliare, si deve fare in modo che la macchina riparta.

    • Lorenzo S.
      Rispondi

      GIusto, più che un taglio secco del 30% su tutte le pensioni meglio procedere ad un ricalcolo su base contributiva.

  • gastone
    Rispondi

    far lavorare per lo stato la gente che prende sussidi e aiuti finanziari è esattamente quel che lo stato fà già da tanto tempo, e lo farà fin quando i soldi degli “altri” non finiranno, o, il che è lo stesso, fino a quando non ci sara, a DIO piacendo, uno stato per cui lavorare:

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