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DIJSSELBLOEMDI MATTEO CORSINI

“Il salvataggio di Cipro rappresenta un nuovo modello su come gestire i problemi del sistema bancario in Europa”. (J. Dijsselbloem, 25 marzo 2013 ore 15.16) – “Cipro è un caso specifico con sfide eccezionali che richiede le misure di salvataggio ‘interne’ decise ieri. I programmi di consolidamento macro-economici sono disegnati su situazioni specifiche e non esistono modelli o schemi fissi.” (J. Dijsselbloem, 25 marzo 2013 ore 18.08).

Così parlò Jeroen Dijsselbloem, ministro delle Finanze olandese e presidente dell’Eurogruppo. Un uomo dalle idee chiare e, soprattutto, non ondivaghe. Ovviamente con qualche eccezione. Ma a chi non capita mai di cambiare radicalmente idea nell’arco di tre d’ore, magari constatando che si è creato un principio di panico sui mercati? Questo Dijsselbloem si presentò un paio di mesi fa nazionalizzando la terza banca olandese ed espropriando i portatori di obbligazioni subordinate.

Adesso ha coordinato in maniera pietosa il tira e molla tra Europa (Germania) e Cipro per tentare di tamponare un sistema bancario palesemente fallito e, dopo innumerevoli versioni, capiremo solo quando riapriranno le banche cosa succederà.

Personalmente credo che l’insolvenza vada considerata tale e se una società è insolvente debbano subirne le conseguenze sia gli azionisti, sia i creditori. Pare che nella versione finale del piano a Cipro si arriverà a qualcosa di simile, ma non prima di aver ipotizzato espropri sui depositi da parte dello Stato, tassazioni differenziate a seconda della banca, e chi più ne ha più ne metta.

Che gli azionisti perdano tutto, i creditori subordinati altrettanto e che i creditori chirografari e i depositanti recuperino quello che si riesce a recuperare, magari trasformando il credito/deposito in azioni, può starci. Ci sta meno che tutto venga gestito in modo del tutto arbitrario dallo Stato o da eurocrati che si muovono con la delicatezza di un elefante in una cristalleria.

Per di più comunicando notizie e smentite a un ritmo degno della peggior politica italiana. Roba che, se fatta da un comune cittadino, gli procurerebbe come minimo un’indagine per abuso di mercato. Più che dell’Eurogruppo, questo signore sembra il presidente del Neurogruppo.

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