In Anti & Politica, Economia

SCAMBIAREDI ALBERTO VENEZIANO

E’ un contribuente, e fin qui è pacifico. Se uno produce qualcosa e la mette nel mucchio dei “beni comuni” in cambio di uno stipendio standard è uno statale. Potrebbe aver prodotto qualcosa di inestimabile. Potrebbe essere un meraviglioso insegnante che accende una luce in centinaia di persone, un medico altruista che salva la vita a migliaia di persone, un ricercatore  geniale che migliora il destino di milioni di persone. Potrebbero essere milioni di persone che fanno onestamente quello che viene loro richiesto o pochi che vivono una vita di agi e di lussi donando chiacchiere e aria fritta. Tutto nel mucchio, non c’è logica, non c’è regola, non c’è valutazione quindi non c’è valore definibile.

C’è solo un modo per sapere quanto vale qualsiasi cosa: scambiarla. Bisogna trovare qualcuno che rinunci volentieri a qualcosa di suo, che sia una figurina o un miliardo, in cambio proprio di quella cosa. E’ la catallassi, l’unico sistema di valutazione che siamo riusciti a escogitare senza richiedere l’intervento di esseri superiori che stabiliscano il prezzo o la tariffa al posto nostro. Uno può creare l’opera d’arte che segna una svolta nella storia ma finchè non troverà qualcuno disposto a dargli qualcosa in cambio dovrà continuare a rimirarsela nel suo tinello senza mai sapere quanto vale veramente.

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Ebbene, che produca prodigi o cartacce inutili, lo statale non sa e non saprà mai se sta “contribuendo”, ovvero se il suo apporto al bene comune è maggiore di quello che ne ricava, o se sta vivendo da parassita. A molti, probabilmente, questo dubbio non provoca inquietudine, anzi, resta il fatto che il dubbio c’è, coinvolge tutti e sta mettendo tutti contro tutti .

C’è una forte disparità di trattamento fra chi versa obbligatoriamente una parte del suo, piccola o grande, e chi invece non ha vincoli: faccia o non faccia quello che deve fare nulla cambia, in ogni caso arriva il 27 e con il 27 lo stipendio. Di fronte a questa disparità molti contribuenti reagiscono con l’evasione. Vuoi per l’impossibilità reale di contribuire, vuoi per opposizione di principio, la fetta di quelli che rifiutano la disparità è inevitabilmente destinata ad ingrossare a dismisura.

C’è un dettaglio importante ma che dirime la questione. Il “mucchio di beni comuni” al quale vengono conferite le quote dei contribuenti e i prodotti degli statali, non è mai stato un “mucchio” ma è sempre stato un “buco”. L’apporto complessivo degli statali, e quello viene valorizzato, è sempre stato inferiore alla somma dei loro ricavi per cui invece di accumulare si è sempre scavato confidando nello spirito santo per poter colmare il buco (pagare il debito). Per l’incapacità dei custodi dei beni comuni (i venditori di aria fritta) il buco è diventato una voragine sempre più grande, i bordi franano e rischia di ingoiare tutto. Non è una caratteristica solo italiana, sia chiaro, cambiano le dimensioni ma succede lo stesso in tutti i paesi del mondo.

Che fare?

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Cosa possono fare Bersani, Berlusconi, Grillo, Monti e tutti gli altri venditori di aria fritta? Assolutamente niente se non prendere tempo e continuare a vendere aria fritta.

Il problema è nostro, dobbiamo renderci conto, è il solo modo di reagire che abbiamo. Rendere conto a noi stessi, con onestà, che la diatriba fra “contribuenti” e “statali” è una guerra fra poveri che non serve a niente se non a dare tempo e prebende ai peggiori fra i parassiti che ci infestano. Rendersi conto richiede uno sforzo supplementare da parte degli statali per capire che la loro posizione è insostenibile. Volenti o nolenti devono uscire dalla nicchia, accettare lo scambio senza paura, trovare in se stessi quel po’ di sicurezza che è il minimo sindacale che la vita richiede per essere vissuta senza sfruttare i prossimo. Non ci sono alternative, le “cure” proposte dai politicanti sono tutte patetici palliativi, l’economia non transige e se non ci sarà un vero cambio di direzione ci sarà un “grande riallineamento” che non guarderà in faccia nessuno.

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Showing 5 comments
  • Marco Tizzi
    Rispondi

    Attacchi Capanna e tutti commentano.
    Scrivi un pezzo così e non ti caga nessuno.

    Questo è il problema, caro Facco. Sta tutto qui.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      IO, CARO MARCO, HO PERSO OGNI SPERANZA ORMAI. DOPO 20 ANNI… MI SONO ACCORTO CHE LA LIBERTA’ E’ PER POCHI E CHE, SPESSO, QUEI POCHI TE LO METTONO IN QUEL POSTO.
      TROPPO STATALISMO I ITALIA, QUESTO PAESE NON HA MERCATO PER LE IDEE DAVVERO LIBERALI, DA CUI I LIBERALI SI VENDONO AL PRIMO MIGLIOR OFFERENTE. (non scrivo maiuscolo per ulrare, ma per sottolineare)
      Buona serata!

      • Marco Tizzi
        Rispondi

        Non credo alla fine ci sia da arrabbiarsi.
        Sicuramente c’è da insistere con le singole lotte, se valgono la pena e se ne ha le forze, ma per il resto si fanno girare le idee tra chi vuole ascoltarle e si impegna il resto del tempo per se stessi, che è l’attività più redditizia che possa esistere.

        Come scrivevo oggi ad un amico, chi non sa riconoscere che la meraviglia della neve sta nell’unicità di ognuno dei suoi fiocchi è destinato a non apprezzare mai la vita.
        Anche se mi rapinano e mi insultano pure dopo avermi derubato, anche se sono sanguisughe, non possono che avere la mia compassione.

        Prima o poi il seme della libertà attecchirà. Forse non lo vedremo, forse sarà prestissimo, ma prima o poi succederà.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Approvo l’articolo, semplice, diretto ed inequivocabile.
    Quoto anche quanto dice Marco Trizzi.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      come sopra caro Antonino

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