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BOSCHIDI REDAZIONE

La Regione Liguria ha deciso di affidare con un bando la gestione dei suoi 7 mila ettari di boschi, querceti, castagneti, faggeti, abetaie e pini marittimi a soggetti privati e gli ambientalisti si dividono. Mentre il Wwf condanna quella che considera una «privatizzazione» a fini di profitto di un patrimonio affidato alla mano pubblica, Legambiente si apre al dialogo: «Oggi i boschi sono di fatto abbandonati», dice Massimo Maugeri, «ci vogliono regole sulla gestione ma un castagneto malato è triste, inutile e anche pericoloso».

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LIGURIA – La Liguria è in proporzione la regione italiana più boscosa; con il 70 per cento del proprio territorio (375 mila ettari) coperto da foreste batte anche il Trentino, e proprio questa sua caratteristica ha spinto gli amministratori ad affrontare un problema che è di portata nazionale. «Il disboscamento», spiega il Corpo Forestale, «riguarda gli altri continenti, Asia, Africa e America Latina, ma l’Europa al contrario vede le foreste avanzare sempre più. In vent’anni le superfici boschive sono aumentate in Italia di 1 milione e 700 mila ettari, l’ultimo censimento è del 2005 ed è quindi certo che in questi anni la cifra è ancora lievitata».

PRESIDIO – Il bosco è un presidio idrogeologico, una culla di biodiversità e un patrimonio paesaggistico ma richiede una manutenzione ormai sempre più rara. I boschi liguri, poi, per la massima parte non sono «originali», sono stati tagliati dall’uomo intensamente e quindi non hanno più quell’equilibrio naturale che consentiva a una specie di autoregolarsi. Così oggi tendono a diventare troppo «pesanti» fino a non avere più un effetto di consolidamento del terreno. L’indice di «necro massa», ovvero gli alberi morti, è altissimo: il 18,8 contro il 7,5 dell’Appennino del Centro-Nord e l’8,8 della media nazionale. In particolare i pini marittimi attaccati dalla cocciniglia sono dei «morti in piedi» spiega Damiano Penco, uno dei responsabili del progetto ligure, «con il loro legno secco diventano fiammiferi pronti ad accendersi».

GESTIONE – Così l’assessore regionale Giovanni Barbagallo difende il bando che sarà pronto entro l’estate: «Speriamo», dice, «di dare un segnale ad altre amministrazioni e anche ai privati: migliaia di ettari di bosco sono improduttivi, non fruibili ed esposti al dissesto, perché un privato non dovrebbe trovare conveniente affidarli a chi li può gestire?». Gestire vuol dire prevalentemente regolare il taglio per la filiera energetica. Nonostante il suo patrimonio boschivo, infatti, l’Italia importa legna da ardere ma è proprio questo aspetto che ha fatto infuriare il Wwf che teme la distruzione di querceti e faggeti.

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BANDO – I termini del bando sono in fieri, tuttavia non verrà richiesto un canone per la concessione: «Se non saranno proprio zero euro, per motivi fiscali», spiega Barbagallo, «si tratterrà di cifre simboliche: l’obiettivo non è fare cassa affittando i boschi ma riqualificarli, rilanciare l’agricoltura e creare posti di lavoro».
La Liguria si illude di trovare qualcuno pronto a lavorare nei suoi ripidi e faticosissimi boschi? Le associazioni di categoria si dichiarano interessate. Ivano Moscamora presidente della Confederazione italiana agricoltori però rilancia: «Il bando per la gestione va bene, ma deve essere accompagnato da un progetto per l’economia del legno e del sottobosco, altrimenti sarà inutile». Chi trent’anni fa partendo dal bosco ha creato una bella azienda per coltivare piccoli frutti, mirtilli, more, lamponi, fragoline è Luca Dal Pian, a Tiglieto nell’entroterra genovese: «Quando ho iniziato, per tagliare un albero ho aspettato due anni. Ora cambia tutto. Se fosse disponibile, perché no, magari un ettaro di bosco lo prenderei volentieri».

Erika Dellacasa – www.corriere.it

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Mostrati 7 commenti
  • Albert Nextein
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    Un tal Novello Papafava scrisse in passato un libro intitolato “Proprietari di sé e della natura”.
    Chissà che a Genova non l’abbiano letto.
    Sta di fatto che io sono uno dei fortunati che ha una proprietà inchiodata da norme urbanistiche espropriative, in sostanza avrei una importantissima riserva bionaturale.
    Si tratta di una ex-cava di argilla e ghiaia, con profondità anche di 27-28 metri, falda affiorante, sponde a rischio di frana a fianco di una ferrovia nazionale, posta in continuità con un importante comparto artigianale-industriale, e a fianco dell’aeroporto.
    Chiesi di poterla riempire e quindi chiudere la falda, eliminare il rischio di frane delle pareti scoscese su strade e ferrovia.
    Promisi di regalare al comune parte della proprietà per renderla , dopo la sistemazione ed il tombamento, fruibile in qualche modo ai cittadini, in cambio di un qualche permesso urbanistico da concordarsi.
    Niente da fare.
    Per i tecnici del comune sentir parlare di discarica di inerti per tombare l’invaso determina orticaria totale.
    Tutto chiuso, recintato, in degrado, non utilizzabile da alcuno, pericoloso .
    Ma a lor signori del comune va bene costringermi a tenerlo così.
    Io non faccio entrare nessuno, perché ci si può fare male.
    Mi costa tenerlo parzialmente pulito, ma non posso toccare alberi ed arbusti, e mi costa di tasse e consorzi obbligatori.
    La proprietà è lasciata a sé stessa.
    I costi, i rischi sono miei.
    Tutto perché ci sono dei cretini che vivono abbagliati da ideologie naturalistiche collettiviste, inefficienti, abusive, e centraliste.
    Io ,secondo costoro, posso essere un pericolo pubblico nel determinare il futuro delle mia proprietà.
    Mi legano mani e piedi, se ne fottono, e pensano agli affaracci loro.

  • Luigi Valente
    Rispondi

    Provengo da una famiglia di boscaioli campani.
    Qui in zona le provincie, i comuni e le comunità montane emettono costantemente bandi per l’acquisto del taglio di materiale legnoso. Il problema è che i costi sono proibitivi per le imprese boschive, praticamente con la vendita di un taglio si finanziano le attività dell’ente per mesi e mesi. Tutto il giro di IVA che c’è sopra poi fa aumentare ancora di più il prezzo ed alla fine della storia le imprese guadagnano poco e niente. Il lavoro nero impazza e chi lavora legalmente purtroppo è costretto a stare ai prezzi bassissimi offerti dal nero.
    Le superfici boschive sottoposte a taglio sono molto poche rispetto al totale ed il resto dei boschi sono lasciati all’incuria. Ogni tanto le comunità montane vanno a fare qualche sentiero per turisti che finisce inevitabilmente travolto dall’ecosistema che avanza, perché privo di manutenzione costante.
    In tutto ciò, le grosse industrie che abbisognano di legname preferiscono importare perché costa molto meno il legname estero. Molti rivenditori al dettaglio fanno la stessa cosa: importano dall’estero e rivendono casa per casa.
    Con una gestione privata dei boschi ci sarebbe sicuramente maggior potere di trattativa per le imprese e minori costi per le complesse e spesso poco chiare aste pubbliche con le quali si affidano i tagli. Ovviamente una simile politica va anche accompagnata da un alleggerimento dei vincoli ambientali, perché ancora oggi si COSTRINGONO le imprese a trasportare il legname a dorso di mulo per non danneggiare i boschi con un trattore. Peccato che questo rallenti in modo pesante il processo di taglio. Per fare un esempio pratico: un trattore trasporta mediamente 30 quintali di legname per viaggio e per ogni viaggio impiegherà un quarto d’ora – venti minuti circa, tra carico e scarico. Per eguagliare la stessa quantità di un trattore occorrono quindici o venti muli, con tempi di viaggio raddoppiati nel migliore dei casi.
    Ciò che i nazi-ambientalisti non capiscono è che l’uso del trattore non distrugge alcunché, perché la strada da percorrere è aperta dal taglio stesso, che il trattore segue. Il risultato finale è identico, sia che si usino i muli, sia che si usi un trattore. La legge però impone i muli, e le imprese devono piegarsi e sostenere tempi d’estrazione lunghissimi, oppure ritirarsi dal mercato.

  • Joecasti
    Rispondi

    I boschi in Italia sono in aumento? Che cazzate state dicendo? andate a vedere in sicilia, in sardegna e in calabria quanti ettari di bosco esistono ancora, ogni anno vengono distrutti migliaia di ettari grazie a imbecilli nazi-materialisti che pensano solo al loro profitto bruciandoli. Quanta stupiditá che va in giro in italia, ma pensare che ci sia una correlazione tra vegetazione (e quindi boschi) e pioggia/caldo, di questo proprio non ne vogliono sapere gli italiani ma brontolano quando per settimane o mesi non piove e fa un caldo micidiale. Strano che nei paesi nordici si siano quasi il doppio di ettari di bosco e non sembra che la natura ne risenti, anzi il clima in estate é mite e piove regolarmente grazie a questo fatto.

    • W la Libertà
      Rispondi

      Giusto, il motivo del clima mite e fresco dei paesi nordici è dato dagli ettari di vegetazione.
      Fosse così dovrei pensare che in Amazzonia ci sia lo stesso clima della Svezia e che l’Antartide ha quel clima così rigido per via degli ettari su ettari di boschi e foreste che lo ricoprono.

      Gli italiani si lamentano sempre, a prescindere dal clima, e lo fanno anche in quella strana stagione sicuramente causata dal disboscamento e dal riscaldamento globale in cui “per settimane o mesi non piove e fa un caldo micidiale” chiamata “Estate”.

  • davide
    Rispondi

    Se non sapete più come tirare avanti , arrangiatevi, ma non distruggete la natura.

    • leonardofaccoeditore
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      lei si autodistrugga, così salviamo la natura

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    @joecasti:
    la sardegna e’ una regione di pastori: i pastori, da SEMPRE, quando il prato che serve per il pascolo comincia ad essere soffocato da vegetazione piu’ alta, la bruciano per ripristinarlo. In sardegna lo sanno tutti, solo che la stampa nazionale preferisce raccontare balle a scopo di deviazione dell’opinione pubblicaverso il capro espiatorio politico-economico da abbattere. Ho un amico che e’ stato li’ nei boschi e fra la gente di tutti i livelli sociali per stagioni per portare l’arte della gestione del bosco austro-ungarica, e questo e’ quello che ha scoperto, senza dover minimamente investigare.
    In calabria pare che la bruciatura servisse ai 30.000 forestali per procurarsi poi il lavoro relativo al reimpianto, ma sono solo voci.
    Dalla bruciatura in realta’ credo che ben pochi ne ricavino realmente qualcosa, forse e’ solo o soprattutto sintomo di incivilta’: basta un cretino con un fiammifero (e l’italia, di cretini, abbonda, ne abbiamo a milioni)

    @Nexstein
    “Mi costa tenerlo parzialmente pulito, ma non posso toccare alberi ed arbusti, e mi costa di tasse e consorzi obbligatori.”

    Ovviamente la gabella da pagarci sopra non manca mai. Io ho il problema contrario, ho un pezzo di terra che ho riportato a bosco naturale, edificato con due vecchi edifici di scarso valore, inabitabili senza grossi lavori, dentro a uno ci vivo, e voglio tenere il tutto allo stato brado: 6000 euri di imu che da sola mi porta via oltre due terzi del mio reddito totale, non me li toglie nessuno, e fra poco probabilmente ne arriveranno altrettanti di Tares, a me che produco letteralmente ZERO immondizie.
    Sono mortalmente stanco.
    Saro’ costretto a vendere a speculatori che per prima cosa raderanno al suolo tutto, il comune e lo stato non rinunceranno mai al loro pizzo e alla loro tangente.

    Quella dell’ecologia e’ una favola per deficienti, in Italia e’ diventata un ricco mercato di speculazione per chi, grazie alle tasse (il pubblico) e ai regolamenti (i privati) che con quel pretesto si e’ fatto fare apposta, ci ha fatto i miliardi a spese dei disgraziati.

    L’italia e’ in mano ai delinquenti, solo un delinquente puo’ viverci bene, e gli organi politici hanno agito, a volte da imbecilli (caso dei verdi) a volte da complici (caso piu’ o meno di tutti gli altri), su loro oggettivo interesse.

    @valente
    il problema dell’italia e’ che e’ si’ piena di boschi in quanto paese prevalentemente montagnoso, solo che il loro sfruttamento e’ estremamente difficile e costoso proprio a causa della difficolta’ di prelevarvi il legname: per farci arrivare i trattori quasi sempre sarebbe necessario sbancare interi versanti per prima costruire le strade di accesso, con effettiva devastazione del territorio, peraltro inutile in quanto la stessa legna, anzi legna enormemente piu’ pregiata, proviene a prezzo molto piu’ basso dal taglio delle foreste brasiliane o indonesiane per riconvertire le aree agricole fertili magari a soia da biofuel. In amazzonia, se guardate su google, ci sono aree immense di grandezza dell’ordine dell’italia di ex foresta pluviale che sono diventate campi coltivati estensivamente. L’amazzonia in effetti credo abbia gli anni contati. L’italia ha la fortuna-sfortuna di essere un paese in gran parte troppo montagnoso per essere sfruttabile-abitabile se non a, in effetti, a dorso di mulo.

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