In Libertarismo, Varie

SARTWELLDI REDAZIONE

Crispin Sartwell è qualcuno che dovreste conoscere. Sta facendo un lavoro importante nel recuperare grandi figure dimenticate della tradizione anti-autoritaria americana. Tra le altre opere, ha presentato un libro snello e potente intitolato Against the State.

In ciò che segue, capirete perché lui è il mio filosofo vivente preferito. Sartwell vi condurrà in un tour de force intellettuale raccontando di politiche eccentriche e persone di una parte trascurata della storia dell’America.

Sono andato a trovare Crispin Sartwell a casa sua, una ex-scuola del XIX secolo che si trova su una tranquilla strada di campagna in mezzo a campi di grano lussureggianti a nord-est di Gettysburg. Sartwell è professore presso il Dickinson College, ma dubito che l’avreste mai indovinato. Era modesto e del tutto spontaneo. E’ stato come se avessi incontrato un vecchio amico.

Una volta dentro, Sartwell mi ha servito una tazza di tè e ci siamo seduti al tavolo della cucina vicino alla finestra, sul quale c’era un cesto di frutta pieno di deliziose pesche locali, ed abbiamo parlato in libertà.

Abbiamo iniziato con il quadro generale.

La copertina dell’Economist includeva una storia dal titolo “Il Decennio Perduto della Libertà,” che considerava il 9/11 come l’inizio di una grande perdita di libertà negli Stati Uniti. Ho iniziato chiedendo a Sartwell se pensava che la libertà stesse perdendo terreno a favore dello stato.

“Assolutamente,” ha detto. “Vorrei che la struttura della storia si muovesse verso la libertà, ma temo che non sia così. Dopo il 9/11 il potere dello stato si è consolidato in un modo spaventoso negli Stati Uniti.”
Eppure ci sono movimenti di controbilanciamento. Gli ho chiesto di movimenti come quello di Occupy e del Tea Party, per esempio. Ha detto:

“Sono stato molto rincuorato da fenomeni come quello di Occupy e del Tea Party. E’ difficile trovare persone che li apprezzino entrambi, perché la maggior parte delle persone vede tutto secondo uno spettro destra-sinistra. Ma secondo me hanno un sacco di punti in comune. Entrambi hanno dei limiti, o sono stati cooptati da altre forme mainstream, ma penso che siano entrambi incoraggianti.

Personalmente mi piace vedere l’ascesa di Rand Paul. Sono stupito che quell’uomo sia nel Senato degli Stati Uniti. E’ stato eccezionale che Ron Paul sia rimasto nel Congresso per tutti quei decenni. Eleggere qualcuno nel Senato degli Stati Uniti che sia praticamente un libertario rappresenta un grande successo per quel lato dello spettro politico. Ma le persone sono così disorientate dalla diatriba sinistra-destra che invece di considerare Rand Paul come un importante uomo politico lo credono un pazzo lunatico di destra.”
La diatriba destra-sinistra è qualcosa di cui Sartwell ha scritto nel suo blog e nei libri. E’ il canale principale attraverso cui le persone tendono a setacciare l’opinione politica. E ha grossi difetti. Sartwell spiega:

“Penso che il modo sinistra-destra di intendere la politica sia incredibilmente fuorviante. Oscura molte somiglianze e nasconde molte differenze da entrambi i lati. La diatriba destra-sinistra è stata inventata dalla sinistra più o meno nel tardo XIX secolo. Il suo primo uso in senso moderno, in inglese, è riconducibile a Thomas Carlyle nel 1837. Il concetto risale un po’ prima di quello in Francia. Fu utilizzata per spiegare le diverse fazioni nella Rivoluzione Francese.

Questo modo di pensare alla politica è anche associato al Marxismo nel tardo XIX secolo come capitalismo vs. anti-capitalismo. Suppongo che questo sia un modo di pensare alla diatriba, ma applicandola alle posizioni contemporanee, la diatriba destra-sinistra costringe tutti al sostegno di un tipo gerarchia o un’altra. E’ sia una gerarchia capitalista-corporativa sia una gerarchia politica orientata dallo stato. Sembra essere una propria scelta, ma ci devono essere luoghi al di fuori di questa diatriba in cui si è scettici di tutte le forme di potere e di gerarchia. Ed è quello che sto cercando.”
Questo ci porta ad uno dei libri più belli di Sartwell, Against the State: An Introduction to Anarchist Political Theory. L’anarchismo non rientra nella diatriba destra-sinistra. Sartwell ha dato la sua opinione:

“Beh, le persone cercano di farcelo entrare. Un sacco di anarchici che conosco sono a disagio con la mia opinione sull’anarchismo perché tante persone che si identificano con l’anarchismo sono anti-capitalisti. Per lo più sono giovani, gente di Occupy e no global. Quando pensano all’anarchismo, pensano ad un anti-capitalismo di estrema sinistra. Sono meno preoccupati del potere statale, questione che per un sacco di anarchici tradizionali sarebbe fondamentale.

Considero il libertarismo e l’anarchismo di sinistra come posizioni potenzialmente compatibili. Hanno punti in comune evidenti. Entrambi sono molto scettici circa il potere dello stato o dell’autorità in generale. Questa è la ragione per cui sto guardando a queste figure che sono nate prima che nascesse la diatriba sinistra-destra. Persone come Thoreau, diciamo. Non potreste definirlo progressivo perché non esisteva una tale categoria nel 1850. Ma era un abolizionista e certamente sosteneva il femminismo. Sosteneva tutto ciò che poteva essere considerato una riforma progressista, ma era un individualista.

Thoreau combina questi elementi che sono centrali nella tradizione politica americana, ma ora sono oscurati. Fondeva un individualismo che oggi saremmo portati a definire di destra con varie posizioni di liberazione umana che saremmo portati a definire di sinistra. Questa, per me, è una filosofia perfettamente coerente. Non sembra esserci alcuna tensione concettuale.”
Gli ho fatto notare che gli anarchici possono coesistere con molti stili sociali e politici. Il punto fondamentale, mi sembra, è che nessuno è costretto a far parte di qualcosa. Potrebbero esistere tutti i tipi di assetti sociali.

“Precisamente,” ha concordato Sartwell. “Questo è un vantaggio della teoria politica anarchica, a mio avviso. Non dobbiamo progettare il futuro. Possiamo cercare di scoprire come la gente voglia vivere e vedere quale organizzazione avrebbe successo.”
Questo ci porta alla domanda su quanto sia pratico l’anarchismo. L’obiezione principale che fronteggiano tutti gli anarchici è l’accusa di essere dei tipi folli. Ma anche se l’anarchismo non fosse pratico, non ne consegue che non abbia alcun valore.

“Lo scetticismo nei confronti del potere insito nella posizione di base dell’anarchismo è qualcosa di cui abbiamo davvero bisogno,” ha detto. “Penso che una vena anti-autoritaria sia sempre utile alla discussione.”
Questo non significa mettere da parte la questione dell’applicazione pratica.

“In qualche modo, ho sottovalutato le possibilità positive dell’anarchismo,” ammette Sartwell.
Entrambi abbiamo condiviso su una simile evoluzione. Ha indicato le opere di antropologi come James Scott e David Graeber, il cui lavoro indipendente ha dimostrato come l’anarchismo abbia funzionato in una varietà di scenari.

“[Leggendo Graeber e Scott] si viene a conoscenza dei modi anti-autoritari o non autoritari con cui le persone si sono effettivamente organizzate,” dice Sartwell, “tra cui le nostre vite di adesso.”
Le leghe di bowling, per usare un esempio dal libro di Sartwell, sono organizzazioni anarchiche. Sono completamente volontarie. Nessuno è costretto ad aderirvi. Quindi se uno ci riflette, le nostre vite sono piene di organizzazioni anarchiche che poggiano su basi volontarie. Improvvisamente, l’anarchismo non sembra un’idea tanto radicale. Si arriva a capire che la base della società civile è anarchica.

“C’è tutta questa storia anti-autoritaria. E’ solo che non è stata scritta,” ha detto Sartwell.
Un punto importante di cui abbiamo parlato è fino a che punto si possa spingere la filosofia politica anarchica. Il più delle volte, gli anarchici sembrano dei critici implacabili degli enti esistenti e delle strutture sociali. La gente tende a pensare agli anarchici come a dei distruttori senza cervello. Ma Sartwell ha una risposta a tono.

“L’anarchismo non è distruzione consapevole,” scrive nel suo libro. “E’ proprio il suo rifiuto di formare ed imporre un futuro che distingue l’anarchismo dalle ideologie.

Non penso che dovrebbe esistere una filosofia politica anarchica che vi dirà come sarà il futuro una volta che ci si libererà dal potere statale o da qualsiasi altra cosa,” ha detto Sartwell.
Questo può essere un punto debole quando si discute con gli statalisti, gli ho fatto notare, che vorrebbero farci dire come potrà essere un mondo anarchico.

“Mia madre mi martellava di domande quando avevo 12 anni,” Sartwell ha riso. “Conosco queste cose!”
In tal senso, finiamo per oggi. Domani tenete d’ occhio il blog per la seconda parte della mia intervista.

Cordiali saluti.

QUI LA SECONDA PARTE

Grazie all’instancabile Francesco Simoncelli (Lf)

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Mostrati 2 commenti
  • Pedante
    Rispondi

    http://mises.org/daily/4881

    L’arte di non essere governati, capolavoro di James C. Scott, è il libro a cui si riferisce Sartwell nell’articolo.

  • Pedante
    Rispondi

    Il libro di Scott è assolutamente da leggere perché documenta la storia (vera, non teorica) di quei popoli asiatici che riuscirono a eludere le grinfie dello Stato e che non appaiano perciò nei libri di testo, tendenzialmente statalisti.

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