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PETROLIODI MATTEO CORSINI

“In Italia si ricorre spesso all’immagine del petrolio per parlare del nostro patrimonio culturale come della fonte per noi più copiosa. E’ un’immagine che detesto non solo per la volgarità che sottende, ma anche perché la giudico perniciosa per le menti e i cuori dei giovani, appunto: spacciare un testo poetico per un giacimento petrolifero non mi pare una buona premessa educativa. L’accolgo per un attimo, tuttavia. E allora mi chiedo quale sia il Paese che, dibattendosi in difficoltà finanziarie e avvedendosi che il suo sottosuolo è ricco di petrolio, non metta quanto più denaro possibile nell’impresa di cavarlo con criterio e di formare professionalità per gestirlo con oculatezza. Se il nostro patrimonio fosse effettivamente considerato una “risorsa”, lo Stato s’adopererebbe per aumentare nelle scuole le ore dell’insegnamento di storia dell’arte, e non diminuirle o addirittura sopprimerle… Tutto questo però non succede. E dunque è provato che il patrocinio non è affatto reputato una “risorsa””. (A. Natali)

Antonio Natali è direttore della Galleria degli Uffizi. Non condivido una sola delle sue parole che ho riportato. Innanzi tutto, non condivido l’approccio altezzoso con il quale affronta la questione. Personalmente non vedo nulla di volgare nel petrolio. La cosa potrà anche non garbare a Natali, ma il petrolio resta una materia prima piuttosto richiesta e utilizzata nel mondo. Mi spingo a supporre che una moltitudine di persone ritenga il petrolio più utile delle opere d’arte – per quanto belle – che possono essere ammirate nel museo da lui diretto. In secondo luogo, non è affatto detto che uno Stato nel cui sottosuolo siano presenti riserve di petrolio più o meno significative debba per forza gestirle direttamente. Al contrario, spesso capita che la gestione sia affidata a società in cambio di royalties (e non sto a entrare nel merito di come poi vengano spese le royalties).

Non è quindi per nulla scontato che lo Stato debba formare e avere alle dipendenze un gran numero di persone per gestire e sfruttare le riserve. Last, but not least, Natali non fa l’unica osservazione che, al posto suo, credo varrebbe la pena fare. Invece di parlare a sproposito di volgarità, avrebbe potuto constatare che il petrolio una volta consumato non può più essere utilizzato, per cui è una risorsa destinata a esaurirsi. L’arte, se adeguatamente conservata e tutelata, è invece inesauribile. Ma non è affatto necessario che sia lo Stato a occuparsene, anche se essere dipendenti dello Stato è solitamente molto più comodo che esserlo di un privato. Quando il datore di lavoro non subisce direttamente le conseguenze di una gestione inefficiente o spendacciona, i suoi dipendenti possono dormire (letteralmente, a volte) sonni tranquilli.

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Mostrati 5 commenti
  • FrancescoL
    Rispondi

    Il petrolio sarà anche “volgale” con la erre moscia ma ha contribuito in maniera enorme allo sviluppo che si è avuto nel corso del 20 secolo, è poco politicamente corretto dirlo ma è la verità. I beni culturali sono stati spesso utilizzati come scusa per sperperare i soldi dei contribuenti

  • lorenzo s.
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    L’unica cosa di volgare sono i parassiti come Natali che sono continuamente alla ricerca di scuse per avere più soldi dai contribuenti.
    Andate a lavorare!

  • Giuseppe
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    Sono sicuro che il direttore degli Uffizi possiede un bel macchinone, comprato con i soldi dei contribuenti. E scommetto che non gli fa schifo l’odore della benzina quando va a rifornirsi alla pompa, sempre con i soldi dei contribuenti.

  • William
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    Pensate quanto potremmo ridurre il debito pubblico vendendo gli Uffizi con tutte le opere e poi al risparmio dal non dover pagare gli stipendi dei dipendenti parassiti di quel ente che come tutti i dipendenti pubblici fanno finta di lavorare.

  • CARLO BUTTI
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    Anche questa volta sono sostanzialmente d’accordo con Corsini, di cui leggo con molto piacere gli articoli, ricchi di osservazioni pertinenti e sempre molto ben scritti.
    Questa volta però mi permetto di manifestare qualche marginale divergenza: solo sfumature, sia ben chiaro, il nocciolo del pensiero è da me pienamente condiviso. Non credo si possa pretendere da un funzionario statale una posizione molto diversa da quello del direttore degli Uffizi.Il suo punto di vista è coerente: se lo Stato non investe nella conservazione e valorizzazione delle risorse artistiche, si rischia di perdere un importante patrimonio culturale, la cui buona gestione può anche avere positive ricadute economiche. Che nelle scuole italiane non specialistiche la Storia dell’Arte sia materia cenerentola è un dato di fatto (per non parlare della musica, ma questo è un altro discorso).Comprendo che un amante delle Arti possa manifestare una certa riluttanza ad assimilare un quadro di Raffaello a un barile di petrolio: è questione di gusti e di sensibilità, che dipendono in gran parte dagli studi cui ci si è dedicati seguendo le proprie inclinazioni naturali. Detto questo, rimane vero che lo Stato, per sua natura, è un pessimo amministratore del patrimonio artistico; e da un punto di vista libertario il denaro sottratto con le imposte ai cittadini (anche a quelli che non hanno nessun interesse per l’Arte) per finanziare musei, scavi archeologici, pinacoteche, mostre, biennali ecc. è denaro rubato, anche se viene impiegato per fini in sé nobili (ma purtroppo molto spesso viene dirottato verso fini ignobili!) Credo che in un sistema libertario integrale (sulla cui auspicabilità sono in perfetta sintonia con Corsini) a occuparsi delle opere d’arte e della loro conservazione sarebbero fondazioni private, finanziate, oltre che dai proventi dei biglietti d’ingresso ai siti e alle esposizioni, da contributi volontari e da forme di moderno mecenatismo(quelle che gli incolti chiamano “sponsorizzazioni”). Da comasco, anzi comense, qual sono, penso allo stato miserando in cui versano molti monumenti della mia provincia sotto tutela pubblica, a confronto della Villa Serbelloni a Bellagio, appartenente alla Fondazione Rockefeller: un vero gioiello, che domina uno dei paesaggi più belli del mondo, conservato con cura amorevole, visitabile a pagamento in orari stabiliti, con accompagnamento di guide che, a differenza di molti “ciceroni” ignoranti, illustrano con grande competenza ai visitatori la storia di quel luogo incantevole, dove forse sorgeva la famosa villa di Plinio il Giovane chiamata “Tragedia”. Da amante dell’Arte, e da libertario senza sconti, è questo il futuro che sogno!

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