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CINAMERCATODI MAURO MENEGHINI

I comunisti cinesi vogliono meno stato, più libertà e più mercato. Il partito comunista cinese ha votato e deciso: lo stato si ritirerà progressivamente dall’economia. Ciò significa più libertà per le aziende, sempre più capitale in mani private e sempre più apertura al mercato.

Il Comitato centrale del partito comunista cinese vuole “ulteriormente incrementare” l’introduzione di riforme strutturali. Con un comunicato stampa s’è conclusa la quattro giorni in cui i massimi dirigenti del comitato si sono riuniti come tradizione vuole rigorosamente a porte chiuse. Nel documento si dice a chiare lettere che è indispensabile una radicale cambiamento del rapporto fra mercato e stato. Il mercato non dovrà più essere considerato solamente una base bensì le “fondamenta”, avere un ruolo imprescindibile ed irrinunciabile per la redistribuzione delle materie prime e delle risorse. 

La proprietà statale e la proprietà privata sono elementi indispensabili pe “l’economa sociale di mercato” ed entrambe formano le condizioni base per lo sviluppo ed il miglioramento della società, cito gli organi di stampa ufficiali. 

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Dopo settimane d’indiscrezioni sul futuro corso della seconda più grande economia del mondo questo comunicato era atteso con ansia. Non è ancora stato possibile entrare nei dettagli e disporre di tutti gli atti del congresso presieduto dal presidente cinese e capo del partito Parteichef Xi Jinping e dei 367 delegati. Ma il solco è tracciato. 

CHI SONO I COMUNISTI? Cina: 1.342.000.000 abitanti, 7.089.000 dipendenti pubblici. 0,54% sulla popolazione. Iscritti al PCC (Partito Comunista Cinse) 70.000.000, 5,2%. Il numero dei milionari in Cina è di 3.300.000 2,8%;
Italia: 62.000.000 abitanti, 3.800.000 dipendenti pubblici (resto mancia…). 6,3% popolazione. Iscritti a partiti e sindacati: 6.300.000, 10,3%. in Italia i milionari sono 172.000 0,28%!

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Mostrati 5 commenti
  • Matteo C.
    Rispondi

    Personalmente mantengo un certo scetticismo nei confronti delle presunte aperture al mercato da parte del partito comunista cinese. Nella migliore delle ipotesi mi sembrano mosse tese a difendere il mantenimento di una situazione di fondo caratterizzata da un controllo dello Stato su tutto ciò che accade in Cina.
    D’altra parte, le pesanti restrizioni alla libertà degli individui tuttora in essere e ben lungi dall’essere smantellate mi sembrano incompatibili con una transizione autentica a un sistema di libero mercato. Ben inteso, non che in occidente si possa parlare di libero mercato, ma la compressione della libertà individuale esistente in Cina mi sembra oggettivamente superiore a quella della pur variamente socialista Europa.
    Finché gli uomini non saranno liberi, sarà falsa anche la libertà d’intraprendere; finché un partito pretenderà di stabilire la direzione dell’economia in un orizzonte pluriennale, il sostantivo mercato sarà usato fuori luogo, a mio parere.

    • LibertyDefined
      Rispondi

      AMEN

    • Marco Tizzi
      Rispondi

      Ovvio che sarà un esercizio di neolingua, ma del resto non lo è ovunque?

      Il libero mercato non può esistere finché esistono gli Stati. Per questo mi incazzo come una bestia quando la gente dice “è colpa del libero mercato”.
      Si può essere favorevoli o contrari al libero mercato come principio, ma non si può fare ragionamenti induttivi su qualcosa che non esiste da secoli, se mai è esistito.

  • Pedante
    Rispondi

    Lo scoppiare della bolla immobiliare cinese metterà alla prova la retorica del PCC.

  • Meno stato borghese , più libero mercato
    Rispondi

    Compagni , avanti per la rivoluzione liberale : nel nome di Mao , di von Mises , di Hayek e di Stalin ! Per la dittatura di stato e di mercato !

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