In Economia

ROTHBARDdi WILLIAM L. ANDERSON

Si suppone che l’economia sia una scienza che coinvolga la logica, ma pare che gli economisti mainstream di oggi perseguano le loro tesi impiegando fallacie logiche. Di recente mi sono imbattuto in un post sul blog di Paul Krugman, nel quale utilizza un’intervista del 1999 di Milton Friedman per attaccare la teoria Austriaca del ciclo economico.

La fallacia logica si chiama argumentum ad auctoritatem o “appello all’autorità”: qualcuno cita una dichiarazione di qualcun’altro considerato un’autorità su un determinato argomento sostenendo in tal modo che un certo punto di vista deve essere vero perché l’ha detto quell’autorità. Nel suo blog Krugman tenta di utilizzare la dichiarazione di Friedman come parte di un ragionamento deduttivo, prendendo quanto segue da un’intervista all’Hoover Institution:

Penso che la teoria Austriaca del ciclo economico abbia danneggiato il mondo. Se si torna indietro agli anni ’30, troverete degli Austriaci seduti a Londra, Hayek e Lionel Robbins, intenti a sostenere che bisogna lasciare che il mondo si curi da sé. Basta non fare nulla. Invece la situazione peggiorerà. Troverete Rothbard che dice che sarebbe un grande errore non lasciar fallire l’intero sistema bancario. Penso che sia un errore incoraggiare questo tipo di politica del non fare niente, sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti. [Enfasi mia]

Prima di analizzare la dichiarazione di Friedman, lasciatemi dire che Krugman sta cercando di comunicare quanto segue: se Milton Friedman ha contestato la teoria Austriaca del ciclo economico, allora deve essere sbagliata perché Friedman era un sostenitore del libero mercato. Dubito che Krugman sia d’accordo con qualsiasi altra cosa nella dichiarazione e sarebbe stato più che felice nell’affermare che Friedman si sbagliava quasi su tutto. Tuttavia, dato che Friedman ha attaccato gli Austriaci — e Krugman odia gli Austriaci e soprattutto le loro opinioni sul ciclo economico — allora va bene usare Friedman contro di loro.

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Le tattiche di Krugman sono di basso livello, accademicamente parlando. Forse sto estremizzando, ma se uno dei più rispettati Nobel per l’economia se ne esce spesso con fallacie logiche, e non è chiamato a risponderne dai suoi colleghi, allora la corrente economia mainstream ha davvero qualche problema.

Dato che Krugman (secondo il quale l’ABCT è intellettualmente fraudolenta) cita Friedman per “dimostrare” che la teoria è in realtà una truffa, forse dobbiamo analizzare con più attenzione la dichiarazione di Friedman per capire se è esatta. La maggior parte della dichiarazione rappresenta un’opinione, ma c’è una frase che può essere esaminata in modo abbastanza obiettivo: “Troverete Rothbard che dice che sarebbe un grande errore non lasciar fallire l’intero sistema bancario.” Rothbard ha davvero detto questo?

Mentre Friedman non fornisce la fonte della presunta posizione di Rothbard, sappiamo che durante tutta la sua carriera mosse alcune critiche al vetriolo sulla riserva frazionaria e ci fornì anche le sue prescrizioni di politica riguardo a ciò che secondo lui si sarebbedovuto fare (in materia bancaria) durante il primo anno della Grande Depressione.

Se si può vuole un’affermazione di Rothbard che combaci con quella di Friedman, molto probabilmente sarebbe la seguente tratta da La Grande Depressione Americana:

Il laissez-faire avrebbe fatto in modo che le banche della nazione chiudessero — come probabilmente sarebbe accaduto senza l’intervento statale. La proprietà delle banche fallite sarebbe stata trasferita ai rispettivi depositanti, i quali avrebbero preso il controllo degli asset investiti e congelati. Ci sarebbe stata un grande (ma rapida) deflazione, con l’offerta di moneta che si sarebbe contratta per combaciare con le riserve auree della nazione. I depositanti sarebbero diventati “risparmiatori forzati” nelle attività bancarie esistenti (prestiti ed investimenti). Questo intervento chirurgico di pulizia avrebbe posto fine, una volta per tutte, alla riserva frazionaria; d’ora in avanti le basi dei prestiti e degli investimenti avrebbero trovato fondamento sul risparmio volontario delle persone piuttosto che sull’espansione artificiale del credito, ed il paese sarebbero tornato ad una base monetaria sana e reale. La minaccia dell’inflazione e della depressione si sarebbe conclusa in modo permanente e sarebbe stata inaugurata una ripresa dall’attuale crisi.

Mentre la citazione qui sopra potrebbe sembrare radicale per uno come Friedman (che in realtà era un sostenitore della moneta cartacea come Krugman), si debbono comprendere le implicazioni più ampie e non solo quelle ideologiche per quanto riguarda il libero mercato. Primo, e più importante, Rothbard ritiene che la riserva frazionaria sia intrinsecamente fraudolenta e, altrettanto importante, la sua natura innesca crisi finanziarie.

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In altre parole, Rothbard stava dichiarando che quel tipo di sistema bancario e finanziario che Friedman supportava era il responsabile della Grande Depressione. Rothbard stava semplicemente dicendo che un tale sistema doveva essere eliminato perché era intrinsecamente distruttivo.

Inoltre Rothbard non stava sostenendo la distruzione “dell’intero sistema bancario,” ma piuttosto stava sottolineando l’ovvio: il sistema si era auto-distrutto ed aveva trascinato con sé l’intera economia. Rothbard non voleva cancellare qualcosa di sano, ma stava evidenziando che il sistema era ormai defunto.

Per di più Rothbard credeva che se fosse stata abolita la riserva frazionaria, al suo posto sarebbe nato un nuovo e più stabile sistema bancario con riserva al 100% e che il nuovo sistema finanziario avrebbe funzionato meglio di quello vecchio. Tale scenario rappresenterebbe un anatema per persone come Friedman e Krugman, i quali sostengono che l’economia ha bisogno di una valuta “flessibile” che possa essere manipolata dalle autorità statali — sempre per il “bene comune,” naturalmente.

E’ vero, la ricetta politica di Rothbard è scarna di dettagli (ad esempio il modo con cui i depositanti sarebbero entrati in possesso della loro quota di asset restanti). Ciò che è importante, però, è chiarire come Rothbard non stesse sostenendo la “distruzione” del sistema, ma piuttosto stesse dicendo che gli Stati Uniti avrebbero dovuto sostituire un sistema fallito (distrutto dall’ingerenza politica) con uno che avrebbe operato senza autorità statali, che si fosse auto-regolato e che non sarebbe stato oggetto di disastrose corse agli sportelli bancari.

Friedman (e Krugman) non avrebbero sottoscritto tutto questo, naturalmente. Krugman (che di recente ha ammesso il vero obiettivo dei Keynesiani: il controllo statale dell’economia) si oppone a qualunque cosa che preveda l’assenza di influenza politica inqualsiasi settore economico. E mentre è vero che Friedman aveva ragione su molti punti che riguardano il libero mercato, era disposto a mettere l’elemento più importante dell’economia moderna — il denaro — nelle mani della stessa entità — lo stato — che riteneva la fonte della maggior parte dei nostri mali economici.

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Ricapitolando: un economista che impiega fallacie logiche e che crede nel controllo statale dell’economia, ritiene cosa buona e giusta citare un economista che travisa la posizione Austriaca sul settore bancario e finanziario; e di conseguenza gli Austriaci passano dalla parte del torto. Se non altro, questo scenario la dice lunga sullo stato pietoso dell’economia mainstream moderna.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli

da Freedonia di Johnny Cloaca

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Showing 2 comments
  • Pedante
    Rispondi

    http://archive.lewrockwell.com/rothbard/rothbard43.html

    Friedman, padre della tassa trattenuta alla fonte, falso amico della libertà.

  • Fabio
    Rispondi

    è un po’ come la “scorperta’ della legge di gravità. Non è che un giorno uno, per quanto intelligente, si sveglia e dice ecco qua!

    La scoperta è un percorso in cui ogni nuovo esploratore si arrampica sulle spalle dei giganti che lo hanno preceduto, guardando più lontano di ieri, imparando dagli errori degli altri, rimettendo in discussione, provando e riprovando e magari sbagliando a sua volta.

    Friedman è un grande ed avrà sempre,per quel poco che vale, la mia ammirazione!
    Io gli perdono volentieri alcune sviste ed errori di percorso in cambio dell’aiuto che ha dato al cammino di tutti.
    Sta agli altri indicare, dimostrandolo, singoli errori, suoi come di altri grandi, ed andare sempre più avanti.

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