In Istruzione

Van GoghDI GIUSEPPE SANDRO MELA*

Con clangore e veemenza si afferma da  più parti con enunciati imperativi che l’Italia avrebbe bisogno di un maggior numero di laureati. Altrettanto usualmente si avvalora questa tesi corroborandola con statistiche estere.

Questo post non intende entrare nel merito di questa diatriba, ma portare dei dati relativi al mercato del lavoro post-laurea: poi ognuno ne trarrà le conclusioni che crederà più ragionevoli.

Un’analisi globale esulerebbe le dimensioni concesse, si riporta quindi un esempio paradigmatico, che potrebbe essere facilmente generalizzato all’intero contesto nazionale.

I dati.

Genova presentava a tutto il 2011 607,906 residenti, dei quali 69,804 nella fascia 0-14 anni, 375,616 nella fascia 15-64 anni, e 162,486 nella fascia degli ultrasessantacinquenni. Nello stesso anno, l’indice di natalità era 7.6 e quello di mortalità 13.7: una saldo negativo, dunque.

La fascia di età 14-65 è usualmente considerata essere quella attiva.

L’Ordine degli Avvocati di Genova mette consultabile in rete l’Albo, che è riferito essere aggiornato.

I professionisti iscritti sono ripartiti nelle seguenti categorie:

1. Avvocato

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2. Avv. Ordinario

3. Avv. Speciale

4. Avv. Professore

5. Avv. Stabilito

6. Praticante

7. Praticante Abilitato

8. Praticante Semplice

A tutto il 2012-08-16 risultano essere iscritti all’Albo 4,083 professionisti, dei quali 3,448 avvocati e 635 praticanti.

Conseguentemente, a Genova vi é un iscritto all’Albo ogni 91.89 (375,616/4,083) residenti in fascia di età attiva, dei quali un avvocato ogni  108.94 (375,616/3,448) residenti.

Per comparazione, si tenga presente che nella stessa Genova l’Ordine dei Notai ha un albo che assomma a 108 professionisti, che sono più che sufficienti.

Considerazioni.

1. Anche se la fascia di popolazione attiva é usualmente definita essere quella di età compresa entro i 15-64 anni, questo valore appare alquanto sovrastimato per l’elevata frequenza scolastica fino ai 18 anni, in molti casi 24.

2. La popolazione occupata é una parte di quella attiva. Una stima potrebbe collocarsi attorno alle 222,000 persone che lavorano. Questa stima é fatta ad abundantiam, considerando che esiste una certa quale percentuale di lavoratori non dichiarati. É del tutto ovvio che se avessimo considerato il rapporto occupati/avvocati invece che quello residenti in fascia attiva/avvocati, la concentrazione degli avvocati in Genova sarebbe quasi dimezzata, collocandosi ad un iscritto all’Albo degli Avvocati ogni 54.43 occupati.

3. Anche se non si possono reperire dati in materia, appare ragionevole inferire che una certa quale quota degli iscritti all’albo non eserciti la professione forense come professione privata. Una ragionevole stima di questa quota potrebbe aggirarsi attorno al 12%.

4. É del tutto evidente che esiste un’assurda sovrabbondanza di avvocati rispetto alle reali esigenze. Secondo i parametri internazionali, la presenza di 100-150 avvocati dovrebbe poter sopperire tutte le necessità della città.

5. Questo kafkiano sovraffollamento determina numerose ricadute:

        – una quota minimale degli studi ha un giro professionale consolidato

        – una quota minimale degli studi esprime competenze specifiche consolidate in settori specialistici

        – una quota altrettanto minimale degli studi è in grado di seguire contenziosi a livello europeo

        – l’altissima concentrazione spinge gli avvocati ad incrementare artificialmente il contenzioso

        – il livello professionale medio é disperatamente basso

        – l’iscrizione all’Albo non garantisce di per sé il livello qualitativo richiesto

        – la laurea in giurisprudenza non garantisce la sopravvivenza economica

6. Un segno dei tempi é lo stazionamento di avvocati davanti agli ingressi degli ospedali, distribuendo biglietti da visita ed assicurando certezza di vittoria e lauti rimborsi in caso di vera o presunta malasanità.

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7. I dati relativi a Genova sono generalizzabili a tutta l’Italia.

Conclusioni.

É del tutto evidente quanto questa situazione sia anomala e dannosa.

Da più parti si invoca a gran voce l’esigenza di incrementare il numero dei laureati. Questi dati propongono invece giusto l’opposto. Meno laureati, ma meglio preparati.

Senza un’università meritocratica si ottengono laureati scadenti. Un esempio: chi si farebbe operare da un chirurgo assunto per meriti di conoscenze personali ma, diciamo, molto sfumato come capacità? Bene, se questa idea vi raccapriccia, allora diventate sostenitori della meritocrazia. É nell’interesse di tutti.

L’utilità degli ordini professionali é fortemente messa in discussione, forse anche per il loro comportamento abnorme. A dire il vero, spesso sembrerebbero più consorterie che garanti di un livello qualitativo ed etico.

Il contenzioso giudiziario in Italia raggiunge livelli da favola. Le cause sono certamente molteplici, tra le quali le note disfunzioni del sistema giudiziario, ma la disperata ricerca di potenziali clienti da parte degli avvocati gioca un ruolo di non trascurabile importanza.

Questi dati suonano anche a monito per i nostri giovani: l’avvocatura é una professione soprassatura. Più in generale, la laurea non garantisce ipso facto un adeguato ingresso e collocazione nel mondo del lavoro professionale. Più in generale ancora, le lauree in materie umanistiche hanno uno scarso mercato di lavoro.

Da ultimo, la Collettività si assume un onere non indifferente per mantenere attivo il sistema universitario, e le tasse di iscrizione sono quota minimale rispetto alla spesa globale. L’iperproduzione di laureati é quindi un pesante quanto inutile onere sulle spalle dei Contribuenti.

Nota importante.

Per motivi professionali ci si deve spesso avvalere delle prestazioni professionali di avvocati specializzati in differenti settori. Si scelga sia dopo un’accurata ricognizione, sia esclusivamente i professionisti che si rifiutano di portare in causa situazioni che non avrebbero concrete possibilità di successo. Si apprezzino i professionisti che suggeriscono gli accordi transgiudiziali.

 

*Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2012/08/ma-e-vero-che-litalia-ha-bisogno-di-piu-laureati-ma-i-dati-direbbero-che-sono-un-inutile-fardello-sui-contribuenti.html

 

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