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di REDAZIONE

Tra le pastoie del solito teatrino – finanche un po’ burlesque – della politica italiana, dobbiamo segnalare un appuntamento assolutamente fuori dalle righe. Il 26 gennaio del 2013, presso il “Centro Congressi 7 Gold” di Bologna, a partire dalle 10, si terrà la prima assemblea di “Forza Evasori”, il partito politico libertario intenzionato a presentarsi al prossimo appuntamento elettorale.

“Forza Evasori” – fondato da un gruppo di sostenitori del Movimento Libertario – vuol rompere gli schemi dello statalismo e presentarsi come unico, vero interprete delle idee coerentemente liberali, di cui c’è assolutamente bisogno per dare una svolta concreta, e reale, a questo paese. Nato subito dopo la presentazione della compagine liberal-democratica di Oscar Giannino, “Forza Evasori” rompe con gli indugi del riformismo all’acqua di rose e grazie ad un programma di soli 5 punti propone una ricetta radicale per rimettere al centro della società le libertà individuali, ridando quella dignità perduta (per colpa dei liberisti-statalisti italici) al libero mercato e centralità alle migliori idee libertarie.

L’assemblea di Bologna rappresenta il punto di partenza di un percorso che dovrebbe portare “Forza Evasori” a presentare suoi candidati in tutte le circoscrizioni elettorali, in vista delle elezioni politiche previste per i primi mesi del prossimo anno.

A Bologna verranno ufficializzati, e posti in discussione, diversi punti:

1- Il “pentalogo” del partito, ovvero il programma vero e proprio;

2- La “piattaforma politica”, della quale il “pentalogo” è la sintesi;

3- Lo Statuto del partito;

4- Ufficializzazione del simbolo del partito;

5- Il tesseramento;

6- L’approntamento della campagna elettorale;

7- L’organizzazione generale del partito (regolamento).

8- Interventi degli ospiti.

Ulteriori dettagli dell’incontro bolognese verranno pubblicizzati più avanti. Nei prossimi giorni, nascerà anche una pagina Facebook dedicata all’evento. Prima dell’evento, il sito ufficiale del partito.

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Mostrati 49 commenti
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Io ci sarò.

  • Rorschach
    Rispondi

    Secondo me una cosa fondamentale che dovreste discutere durante questa assemblea é la strategia di comunicazione politica. Su questo sito continuo a trovare ad esempio interventi di commentatori che lamentano la difficoltá di convincere gli altri della validitá delle idee libertarie. Due cose vanno prese in considerazione:

    a) il modo con cui gli individui acquisiscono una serie di valori morali e costruiscono una posizione politica.

    b) il modo in cui convincere tali individui che le loro convinzioni sono sbagliate.

    A me sembra che i libertari ignorino questi punti e vadano avanti con la convizione che il libertarismo sia una specie di modello matematico, che puó essere spiattellato in faccia alle persone senza lasciare spazio a repliche. Di conseguenza i libertari procedono con la logica delle curve a confronto, degli slogan antagonisti e taglienti contro chi non coglie il loro disegno perfettamente razionale, del “Forza Evasori” contro i parassiti, i socialisti, i fannulloni, ecc…
    Questo potrebbe anche essere perfettamente vero, nel senso che il libertarismo potrebbe in effetti creare una logica ferrea ed in attacabile, che puó essere contraddetta solo introducendo elementi di irrazionalitá.
    L´unico problema é che poi questa logica perfettamente razionale va spiegata a chi acquisisce valori morali sulla base di meccanismi che razionali non sono. E se Haidt (2001) ha ragione nel dire che il ragionamento morale é il prodotto di intuizioni e non di meccanismi razionali forse si capisce perché il libertarismo é sempre limitato ai salotti.

    • Albert Nextein
      Rispondi

      La prima parte della tua comunicazione mi trova d’accordo.
      I libertari liberali non hanno molto ascolto.
      La gente,almeno quando mi esprimo io,sembrano considerarmi un tipo originale, quasi un fuori di testa.
      Io penso che si tratti delle conseguenze di un lavaggio del cervello subito da decenni,da sempre direi.
      Questo lavaggio ha prodotto la scomparsa pressocché totale del buonsenso comune.
      Non è alla sola razionalità che il liberalismo fa riferimento.
      E’ all’individuo con i suoi bisogni,sogni, necessità,aspettative,e buonsenso.
      Se la vuoi vedere dal lato opposto , si potrebbe dire che i competitori non liberali hanno fatto leva sull’irrazionalità codificata in ideologie false e dannose come quella socialista.
      Ma altre se ne possono individuare.
      E hanno fatto in modo,tramite il lavaggio di cui sopra, di far apparire razionale quanto è irrazionale o controproducente oltre che innaturale.
      Basta citare i vari diritti accampati e inventati di sana pianta.
      Il diritto al lavoro,il diritto alla casa, il diritto alla salute, e via dicendo.
      Non sono un pensatore.
      Non ho particolari mezzi culturali a disposizione.
      Ma capisco dove c’è buonsenso e dove no.

      • Rorschach
        Rispondi

        Caro Albert,

        ti ringrazio per il commento. C´é una storia che gira in rete da anni, e cioé che nessuno nasce libertario. Tu dici di non essere un pensatore, ma credo che il tuo essere libertario giá contraddica tale premessa. Giustificare il fatto che il diritto al lavoro non esiste é impresa di tutto rispetto che senza ombra di dubbio implica un ragionamento di fondo. Per accreditare la tesi socialista che il lavoro é un diritto, al contrario, basta semplicemente guardare un tizio messo in mezzo alla strada dal suo datore di lavoro che si dispera. Cioé, in altre parole, io credo che il problema del libertarismo sia il fatto che é perfettamente razionale, ma poco intuitivo. Nel contempo, quasi tutti i libertari non colgono il problema e avanzano gelidi modelli fatti di calcoli e passaggi logici complessi, sostenendo che chi non capisce tutto ció é folle, ingenuo o in malafede.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Grazie

    • Antonino Trunfio
      Rispondi

      trovo interessante la sua riflessione perchè pone l’accento sulle azioni libertarie che debbono seguire alle idee libertarie. Non so se ci conosciamo già, tuttavia venga a Bologna se le riesce ed esponga il suo pensiero. Oppure continui a seguire questo sito e soprattutto questo post fino al suo naturale epilogo : 26.1.2013.Grazie.

  • maumen
    Rispondi

    Il primo partito in Italia.

  • jimmy
    Rispondi

    Caro Rorschach, grazie per l’intelligente richiamo, che appiccico su me stesso: riconosco di essere un positivista estremo, e di autocompiacermi nella costruzione di “… un modello matematico che può essere spiattellato in faccia agli altri… e creare una logica ferrea ed inattaccabile …”, come alcuni miei recenti post dimostrano (se li hai letti).
    D’altronde, la parzialità di questa mia impostazione “ingegneristica” è magistralmente dimostrata dall’articolo odierno “E CHI COSTRUIRA’ LE STRADE?, con le 2 eloquenti citazioni di Hayek, e l’altrettanto eloquente “non lo so!” di McMillan.
    Solo un appunto: ma siamo sicuri che la politica odierna abbia un qualcosa, anche minimo, a che fare con il “ragionamento morale” a cui fai riferimento tu?
    Se la risposta è più si che no, leggiamoci Haidt e specializziamoci in intuizioni.
    Se la risposta è più no che si, andiamo avanti nella divulgazione di programmi di liberalismo (magari partendo dal Pentalogo), osservando che tali programmi, più che strutturare la società, tendono a destrutturarla e rimetterla (quasi) completamente in mano a persone, famiglie ed imprese.
    A me sembra che oggi il ragionamento morale, nella popolazione dei votanti, sia sparito: la gente è sempre più indebitata, ha paura del futuro suo e dei figli, teme per lo stipendio (chi ancora ce l’ha, statali compresi), odia i politici ed i burocrati ma continua a leccarli (vedi primarie). Ma come si fa in queste condizioni a pensare alla morale?
    E se prendiamo il movimento politico attualmente di maggior seguito (Grillo), di ragionamento morale non ne vedo nessuno proprio, eppure la gente lo osanna.
    Vedo invece (e qui hai ragione: le suggestioni funzionano) un pifferaio magico che incanta tutti con le sue arti circensi, ma che quando passa ad eleggere i suoi candidati ed a governare (vedi gli espulsi e vedi Parma) dimostra il nulla su cui si basa.
    Insomma, con tutto il rispetto per le tue osservazioni sul suscitare intuizioni che generino il ragionamento morale, credo proprio che gli italiani abbiano bisogno di una sveglia bella forte, che li ridesti dal sogno-incubo dello stato-mamma.

    • Rorschach
      Rispondi

      Caro Jimmy, grazie per il tuo commento e per i post (leggevo giusto oggi quello che tu citi). Il discorso su ragionamento morale e politica é fondamentale, ma non é per nulla semplice. Cerchiamo prima di capirci bene in termini di definizioni. Per “ragionamento morale” intendo il processo psicologico che porta la gente a costruirsi un´idea di ció che é giusto e di ció che sbagliato. Detto questo, credo che la gente in Italia supporti il sistema politico attuale credendo di essere nel giusto. Gli esempi che tu poni secondo me possono tutti essere spiegati facendo riferimento al modello di Haidt: gli esseri umani hanno intuizioni morali su cui poi lavorano con la ragione.

      L´esempio delle primarie del PD é emblematico: nonostante esistano dei fatti evidenti che avrebbero dovuto portare chiunque a votare Renzi, almeno per un semplice concetto di rinnovamento della casta, ha vinto Bersani senza problemi. Perché? Secondo me perché Bersani incarna comunque gli aspetti piú profondi e primitivi dell´elettorato di sinistra. Propone cioé sempre quelle cose che si allineano alle intuizioni morali dell´operaio che vede il figlio di papá sgasargli in faccia con la bella macchina.

      Hai ragione a dire che gli italiani hanno bisogno di una bella sveglia, ma il problema sta tutto nel come svegliarli. Noi libertari dobbiamo imparare a convivere con la realtá, che é molto diversa da quella che noi vorremmo. In riferimento a quanto scritto da Haidt, dunque, se vogliamo convincere gli altri della validitá delle idee libertarie, forse dovremmo prima capire come essi ragionano. E se la storia delle intuizioni é vera, forse sarebbe il caso di non usare slogan come “socialista parassita”, ecc… magari uno potrebbe provare a spiegare che il libero mercato é piú socialista di qualunque azione statalista/centrale.

      http://www.motherjones.com/files/emotional_dog_and_rational_tail.pdf

  • depaoli.fabrizio@liberi.it
    Rispondi

    Trovo questo genere di discussioni molto costruttive, si basano su ragionamenti molto logici ed anche molto critici.
    È vero che il pensiero libertario è molto logico ed è anche vero che può apparire in conflitto con l’emotività umana, quindi di tutti noi. Io però credo che in ognuno di noi ci siano punti di contatto tra ragione e passione o ancor meglio istinto.
    Esempio: una persona sana che conduca un’auto, non la guiderebbe mai a forte velocità e senza modificare la sua traiettoria contro un muro. Le azioni logiche tipo frenare l’auto o modificarne la traiettoria, sono dettate da una serie di impulsi emotivi: attaccamento alla vita, spirito di conservazione e sopravvivenza, rifiuto del dolore e se vogliamo, più in basso, rifiuto di distruggere una ricchezza più materiale (l’automobile). Non è affatto detto che quel susseguirsi di azioni debbano essere conscie, infatti se qualcuno ci nega la precedenza ad un incrocio noi istintivamente freniamo o cerchiamo di evitarlo.
    Secondo me quindi per rendere il pensiero libertario più “umano” e condivisibile, si devono mettere in risalto i punti di contatto tra ragione ed emotività. Quindi non parlare solo del risultato positivo, ma descrivere tutto il processo che ha portato a quel risultato. Sarebbe quindi evidentissimo che in quel processo partecipano e concorrono insieme sia logica che passione o emotività .
    Un saluto .

    • Rorschach
      Rispondi

      Concordo con la tua linea. Il problema di fondo con il libertarismo si ha quando bisogna dimostrare la non-validitá di casi morali che risulterebbero intuitivi alla maggior parte delle persone. Ad esempio, dimostrare che il lavoro é una merce al pari delle patate. Infatti, cosí come l´operaio puó decidere di non comprare piú le patate che il contadino produce, il padrone puó smettere di comprare il lavoro dell´operaio. La maggior parte delle persone con cui ho parlato rifiuta questa analogia. I piú brillanti provano a sostenere che l´analogia non regge e che patate e lavoro sono cose completamente differenti. Il lavoro sarebbe dunque un diritto, mentre vendere le patate necessariamente non lo é. La quasi totalitá si innervosisce e comincia a darti del provocatore, senza apportare alcuna spiegazione.

      • depaoli.fabrizio@liberi.it
        Rispondi

        Sì, l’esempio che porti è tra i meno digeribili a livello emotivo.
        In quel caso la metterei sulla coerenza: se io ho diritto al lavoro, il mio datore di lavoro ha diritto alla mia prestazione, quindi io non avrei il diritto di licenziarmi ( se ne avessi voglia) . Quindi perché mai io (lavoratore) dovrei arrogarmi il diritto di licenziarmi, mentre il mio datore di lavoro no?
        Un saluto .

  • jimmy
    Rispondi

    Caro Rorschach, grazie per la cortese risposta. Ho letto (quasi) tutto il paper che hai segnalato, ma mi confesso poco ferrato sulle tematiche psico-comportamentali. Comunque ritengo acute le tue osservazioni (che banalizzo così: se la nostra teoria è così splendida perché nessuno ci ascolta? In cosa siamo carenti?) ed auspico sia vincente, poichè umana e ragionevole, l’esortazione di Fabrizio De Paoli (che parimenti ringrazio): dobbiamo fondere razionalità ed emotività, e sempre partendo dal buonsenso (grazie Nextein!).
    Per quanto mi riguarda, intendo dare il mio contributo alla causa riassumendo, a mio modesto parere e con la massima concisione possibile, i caratteri salienti della nostra proposta in vista della assemblea del 26 gennaio, partendo dai punti del Pentalogo.
    Oggi esaminiamo il Punto 4 del Pentalogo: la Squola
    Premessa comune a Scuola, Sanità, Pensioni, OrdinePubblico, Giustizia: chiunque operi in tali settori deve essere conscio/convinto di farlo per coscienza civile e spirito di servizio, e non per arricchimento e/o potere personale: anche se sarà stipendiato dallo stato liberale, riceverà comunque uno stipendio minimo, (forse) qualche premio di efficienza/gradimento, e certamente la riconoscenza generale per il ruolo fondamentale svolto a favore della collettività.
    Premessa sulla scuola: perché lo stato liberale dovrebbe organizzare e pagare la scuola per tutti esattamente come lo stato fascista? Primo perché la formazione dei giovani è davvero un patrimonio nazionale, di cui godiamo/soffriamo tutti. Secondo perché poche/molte famiglie potrebbero avere difficoltà a pagare la retta per i figli e sarebbero costrette a mandarli a lavorare/delinquere. Terzo perché è perfettamente falso che lo stato liberale sia uno stato di egoisti che pensano solo a se stessi.
    Fatte queste due doverose premesse, vediamo la ricetta.
    FINANZIAMENTO: lo stato liberale paga, a chiunque gestisca una scuola ed abbia alunni, una retta mensile e per 12 mesi annui dei seguenti importi:
    0-5 anni: asilo facoltativo: 140 € (ad es. sufficienti per sostenere costi di 15 €/h in classi da 15 alunni per circa 140 ore/mese ovvero 6 ore/giorno) per alunno;
    6-10 anni: elementare obbligatoria: 185 € (ad es. sufficienti per sostenere costi di 20 €/h in classi da 20 alunni per circa 185 ore/mese ovvero 8 ore/giorno) p/a;
    11-15 anni: ginnasio obbligatorio: 225 € (ad es. sufficienti per sostenere costi di 25 €/h in classi da 25 alunni per circa 225 ore/mese ovvero 9 ore/giorno) p/a;
    16-20 anni: superiore obbligatoria: 267 € (ad es. sufficienti per sostenere costi di 30 €/h in classi da 30 alunni per circa 267 ore/mese ovvero 11 ore/giorno) p/a;
    21-25 anni: università facoltativa: 308 € (ad es. sufficienti per sostenere costi di 35 €/h in classi da 35 alunni per circa 308 ore/mese ovvero 12 ore/giorno) p/a.
    Il corso completo di studi costa allo stato liberale non più di 65.000 € in 25 anni (poco meno di GB, Francia e poco più di Germania e USA), per un costo annuo per lo stato non superiore ai 43 miliardi di euro (per 16 milioni di popolazione 0-25enne e nella ipotesi che tutti facciano sia asilo che università facoltativi) senza alcun altro onere. Attualmente costa oltre il doppio (ma non si sa di preciso quanto, visto che gli immobili scolastici sono gestiti/pagati/mantenuti da 8.000 comuni e 130 provincie)
    ORGANIZZAZIONE: In aggiunta a queste rette per alunno/mese, comunque congrue per dare una istruzione moderna, la scuola può anche svolgere corsi a pagamento, ricevere donazioni in mezzi o denaro, attrarre studenti stranieri a pagamento, attingere a fondi UE (da sola o in consorzio con altre), accettare volontari (non docenti e non pagati) ed ospitare tirocinanti (docenti neolaureati non pagati, che riverseranno la ricerca di tesi universitarie nelle scuole inferiori).
    Ogni scuola modula la sua offerta formativa con la più ampia libertà di materie, corsi, programmi, orari, periodi, ferie, attività collaterali, ausili, stipendi, etc., allo scopo di attrarre alunni, affiancare le famiglie nella istruzione/educazione dei figli e prepararli al futuro lavorativo, ed accrescere il prestigio della scuola.
    Le scuole rilasciano diplomi di fine corso privi di valore legale, ma comprensivi di votazione uniforme su tutto il territorio nazionale. Le abilitazioni alle professioni comportanti responsabilità civile (chirurgo, ingegnere, geometra, pilota, etc.) vengono invece conseguite a giudizio della assicurazione presso la quale l’aspirante professionista si assicura. Le specializzazioni mediche si conseguono presso le strutture del servizio sanitario (in una prossima puntata).
    La vigilanza sul buon andamento della scuola spetta al senato scolastico, composto da 1 genitore (volontario) per ogni 50 alunni, con valore sia consultivo che compulsivo sul preside.
    La scuola riceve denaro pubblico pertanto redige un bilancio annuale ed ha 1 revisore responsabile (laureato e pagato) per ogni 100.000 euro di ricavi annui.
    La scuola non paga tasse, ma deve presentare il bilancio in pareggio, destinando tutti i ricavi al pagamento delle spese ed al miglioramento dell’offerta formativa (viaggi/studi esteri, attrezzature, etc).
    La materia scolastica è regolato dal Testo Unico Scolastico, annualmente aggiornato con valore per l’anno seguente da un senato scolastico nazionale composto da 1 genitore (volontario e con esperienza di senato scolastico) per ogni 50.000 alunni.
    Complessivamente, le scuole sono vigilate da 320.000 genitori in senati scolastici e da 320 genitori nel senato scolastico nazionale (domande, elenchi, votazioni tutto on-line). Aboliti ministro, ministeriali, ispettori, provveditori, concorsi, cattedre, etc.
    PREGI e SOSTENITORI: Una scuola moderna, multiforme, concorrenziale, capillarmente presente anche nelle città più piccole (quasi come l’homeschooling), poco costosa per lo stato liberale e capace di attrarre anche i giovani delle nazioni meno sviluppate (mediterraneo, oriente, africa) e fare scambi con le nazioni più sviluppate. Le scuole meno efficienti non hanno più iscritti e si estinguono.
    Le famiglie sognano una scuola che coinvolga ed istruisca i figli per 6-8-9-11-12 ore/giorno e per tutto l’anno (ferie a piacere), selezionando le materie più moderne (informatica, biotecnologie, scienza dei materiali) ed offrendo le attività più attraenti (teatro, spettacolo, lingue, etc.).
    I neolaureati sognano di non essere espulsi dalla scuola dopo la laurea, ma di potersi misurare con la loro materia ed offrirla ai più giovani, in attesa di trovare una occupazione definitiva.
    Le scuole cattoliche (Salesiani, Comunione e Liberazione, Focolarini, Scouts, etc.) e le università private (Bocconi, Luiss, Monnet, Lumsa, etc.) sarebbero certamente favorevoli alla nostra proposta.
    Gli attuali precari non lo so: quelli che vogliono genuinamente insegnare (?!?) sarebbero favorevoli, quelli a caccia di uno stipendio pubblico invece…
    DIFETTI ed OPPOSITORI: tale riforma scolastica non potrebbe essere attuata immediatamente, ma dovrebbe dare tempo (almeno 3 anni, al massimo 10 anni, diciamo 5 anni) alle scuole pubbliche per adeguarsi al crollo-fuga di iscrizioni che soffrirebbero verso le nuove scuole private (che invece possono partire subito, il network c’è già ma è in grande affanno economico), più moderne e meno affollate di professori vecchi ed ignoranti. Pertanto in questi 5 anni, lo stato e gli enti locali dovrebbero continuare a finanziare (almeno in parte, e meglio ancora a scalare) le vecchie, costose ed inefficienti scuole pubbliche.
    Partiti (tutti tranne forse la Lega ed alcuni settori cattolici), enti locali e ministeri, organizzazioni studentesche, sindacati e statali di ogni settore sarebbero ferocemente contro la nostra proposta.
    Scusate la lunghezza del testo, ma era mio dovere dimostrare la sostenibilità, economica e concettuale, dell’intera proposta.
    Ringrazio Leonardo Facco Editore per l’ospitalità, e chiedo a chiunque voglia partecipare di commentare, modificare, bocciare o demolire questa proposta, meglio se con argomenti e/o proposte alternative. Bye

    • depaoli.fabrizio@liberi.it
      Rispondi

      Jimmy e Rorschach, propongo di evitare i ringraziamenti, credo di poter dire che siamo concordi nell’obbiettivo di divulgare il pensiero libertario perché crediamo in quel pensiero.

      Mi sono venute in mente due cose perfettamente compatibili con la visione monetaria Austriaca e di sicuro effetto sul grande pubblico:
      1) Guerre. Una moneta reale è il modo migliore per evitare o limitare le guerre:
      Uno stato o una lobbye che volesse finanziare interventi militari, dovrebbe necessariamente disporre di soldi veri e suoi. Quei soldi arriverebbero da tasse evidenti, per forza, e non dalla tassa occulta data svalutazione e, in modo più articolato, derivante dal sistema perverso banche-stato-interessi. Per uno stato, sarebbe ben più difficile sottrarre soldi veri ad un cittadino per finanziare una guerra. Per una lobbye che non avesse a disposizione il regalo della riserva frazionaria e dovesse operare con soldi veri, idem. Persino l’individuo più guerrafondaio del mondo nel momento in cui dovesse sborsare soldi suoi per un’azione bellica diventerebbe più ragionevole se non addirittura un pacifista.

      2) Inquinamento. Una moneta reale, non a debito e non basata sull’offerta di moneta, implica una maggiore considerazione del suo valore ed un maggior rispetto per esso.
      La conseguenza è che si diventerà più responsabili e meno inclini allo spreco.
      Qualsiasi azione che comporterà un dispendio energetico costoso sarà valutata con più attenzione e difficilmente verranno fatti “lavori inutili” come per esempio lasciare la finestra aperta con il riscaldamento (magari condominiale) acceso, comprare cibo in eccedenza per poi buttarlo, usare l’auto per sopperire ad una mancata pianificazione dei programmi, ecc ecc.
      Vale lo stesso discorso per le imprese. Una moneta reale ed un mercato libero non permettono il proliferarsi di imprese inutili che magari vivono di contributi statali quindi soldi di tutti e di nessuno. Esisterebbero solo le imprese effettivamente richieste dal mercato.
      Il tutto si tradurrebbe inevitabilmente in una drastica riduzione dell’inquinamento indotto.
      Un saluto .

  • Rosa Daniela Grembiale
    Rispondi

    Buonasera,
    affermare che non dobbiamo pagare le tasse mi sembra abbastanza populista, a mio avviso, pagare le tasse è da Nazione civile; non è da Nazione civile avere una pressione fiscale di oltre il 50% e avere ben poco in servizi come invece accade in Italia.
    Le tasse servono per permettere che quanto sancito dalla Costituzione possa essere applicato.
    Permettono di avere una sanità pubblica, una scuola pubblica, avere strade efficienti, servizi di trasporto pubblici, acqua, fogne ed altro ancora.
    Invece, la pressione fiscale diventa sempre più pesante perché chi ci governa, anziché avere una visione di sistema e pensare di essere il nostro rappresentante, ritiene che i nostri soldi siano i suoi e che li può sperperare a destra e a manca.
    Abbassare la pressione fiscale è fattibile, basta colpire laddove gli sprechi chi sono. Abolizione di Province, Regioni, Comunità montane (anche dove l’altitudine del territorio è al massimo 300 m), altri enti inutili, vitalizi agli ex parlamentari ed ex assessori. Se si portasse tutto al 5% ( negli Stati Uniti oscilla a seconda dello Stato tra il 5 ed il 9%), la gente sarebbe più propensa a non evadere. Oppure, basterebbe che almeno il 10% di quanto si spende possa rientrare nelle nostre tasche ed allora anche i lavavetro ai semafori sarebbero obbligati a darci lo scontrino fiscale. Personalmente, ho scritto una lettera alla Regione Calabria perchè non ho nessuna intenzione di pagare la tassa sull’automobile. Le motivazioni sono tante e le ho scritte come di seguito riportate: Ho pagato allo Stato Italiano l’IVA nel momento preciso in cui ho acquistato il bene. PAGO allo Stato nel preciso momento in cui nell’autoveicolo mi siedo in:
    – tasse sull’assicurazione obbligatoria;
    – tasse sul carburante (risalenti alla guerra d’Etiopia,
    all’alluvione del Vajont; al terremo del Belice, all’alluvione di
    Firenze, al terremoto del Friuli, al terremoto dell’Irpinia e chi
    ne ha più ne metta);
    – per percorrere strade che che chiamarle con questo nome
    è un eufemismo;
    – quando mi reco dal meccanico;
    – quando mi reco dal carrozziere;
    – quando mi reco all’autolavaggio;
    – ecc. ecc. ecc.
    La risposta che ho avuto dalla Regione è che con le tasse sull’automobile ci pagano l’assistenza sanitaria e che pagare la tassa non è un obbligo ma che sicuramente l’Equitalia mi pignorerà il quinto dello stipendio.
    Ecco come risponde una delle Regioni che ha il maggior numero di personale amministrativo (il triplo della Lombardia per un numero di abitanti inferiore alla metà della sola città di Milano).
    Una vergogna che solo una disobbedienza civile permetterà (forse) di poter diventare una Nazione civile.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Capisco la sua prima frase, ma le assicuro che se approfondisse i temi che divulghiamo e il funzionamento dello Stato, anche lei cambierebbe idea alla fine

    • Antonino Trunfio
      Rispondi

      gentile mia ex conterranea,
      con rispetto e senza sarcasmo : lei cita la costituzione come le tavole consegnate a Mosè sul Sinai. A Mosè quelle leggi naturali sono state affidate da Dio, la costituzione è un proclama di belle intenzioni scritto da uomini già tutti distesi in una cassa di legno da decine di anni. E nessuno ne ricorderà i nomi e le gesta. Capisce che tra Dio e qualche cadavere c’è una bella differenza.
      In 70 anni il mondo è cambiato 70.000 volte e lei cita la costituzione come fosse la sacra scrittura. Se la incornici la costituzione se le è tanto cara ma non la citi a quelli come me. Soffriamo di un incontenibile orticaria solo al sentirne pronunciare la parola.
      Se lei segue questa religione (lo stato e la sua costituzione), niente da dire. Ma lasci che altri come me possano averne un’altra di “religione” fermo restanto che ognuno si finanzia la sua. Altrimenti facciamo come la maggior parte dei nostri connazionali : fare i froci col culo degli altri. Troppo comodo.
      Quanto al fisco, alle cose che lo stato misericordioso e prodigo verso i suoi sudditi, fornisce sempre per diritto divino in regime di monopolio, se lei aspira a una società dove qualcuno provveda ai suoi bisogni, si accomodi pure.
      Io faccio da me, non ho bisogno dello stato e preferisco rischiare di mio che vivere da parassita sugli altri.
      Quanto alla legenda metropolitana che le tasse e il welfare servono ai poveri, ai deboli, ai meno fortunati le faccio notare tre cose :
      1. trattasi appunto di autentica leggenda metropolitana, sconfessata clamorosamente dai dati sociali e dai fatti di oggi e di ieri. Certo lei penserà come tanti schiavi inconsapevoli, che è meglio tenersi le catene alle caviglie di oggi, piuttosto che aspirare ad averle anche ai polsi domani. Contenta lei !
      2. non accetto che lo stato imponga per legge di aiutare gli altri. Se uno è avaro non è certo lo stato che potrà farlo diventare altruista e generoso sottraendogli i suoi averi. La verità dietro questa farsa del fisco buono, è che serve a moralisti e buonisti quattro stagioni di cui l’italia pullula, di mettersi l’anima in pace con lo stato che prende a tutti perchè è giusto pensare anche agli altri.
      3. ci sono esempi numerosissimi e straordinari nel mondo del volontariato, in cui le persone sono predisposte per natura ad aiutare e soccorrere il prossimo bisognoso, in modo autentico e silenzioso. E i risultati ottenuti valgono molto più delle elemosine di stato che hanno fatto dell’itaglia, un paese di derelitti, assistiti, rassegnati e parassiti.
      AMEN.

  • Rorschach
    Rispondi

    Salve ragazzi, ho letto i precedenti interventi in risposta ai miei commenti. Aggiungo una osservazione che di nuovo é fondamentale per “il metodo” di azione libertaria, che credo sia il grande tallone d´Achille di tutto il movimento. Mi riferisco alla logica degli obiettivi completamente slegati dalla realtá empirica. Ricordiamoci sempre che il sistema attuale é un pó come un organismo malato su cui uno deve intervenire al fine di salvarlo. Certamente alcune soluzioni drastiche possono sembrare teoricamente perfette sul lungo termine. Poi bisogna vedere se sul breve termine l´organismo non vada collassando prima, il che vanificherebbe tutti i buoni propositi iniziali.

    • depaoli.fabrizio@liberi.it
      Rispondi

      Rorschach, scusa la franchezza ma io do per scontato che l’organismo sia spacciato, non vedo come lo si possa salvare.
      Io interpreto questa bellissima iniziativa politica come preparazione per il dopo.
      Non mi faccio illusioni sul fatto che questa nazione sia salvabile ed onestamente se i modi (inutili) per salvarla sono quelli vivesti fino a ieri, non me lo auguro nemmeno.
      Se poi ho frainteso qualcosa, ti chiedo di spiegarmi, perché comunque ritengo che una linea guida condivisa sia certamente più efficace.
      Cosa intendi per organismo?
      Un saluto .

  • Rorschach
    Rispondi

    Per organismo intendo una societá composta da 60 milioni di persone che vivono in un sistema. Per “salvare” intendo impedire che una larga fetta di questa popolazione finisca in mezzo alla strada morendo di fame e che l´altra non sia costretta a dismettere attivitá industriali trasformandosi in venditori di frutta, bruscolini, ecc… Resto sempre convinto che quando ci siano persone che vengono sbattute in mezzo alla strada bisognerebbe pensarci su, prima di fare calcoli matematici o avanzare teorie politiche. Se poi tu credi che il destino sia giá segnato e proponi il libertarismo come ricetta per sopravvivere ad una sorta di apocalisse del sistema attuale é un´altra storia.

    • depaoli.fabrizio@liberi.it
      Rispondi

      Rorschach, ho frainteso. Organismo come lo intendi tu è una cosa, mentre ” sistema” è un’altra.
      Ti propongo i miei distinguo e la mia visione:
      Per me, il “sistema” monetario, bancario e finanziario è spacciato, e con grandissima amarezza dico che di conseguenza sono spacciati i risparmi di coloro che credono di averne, se investiti nel sistema finanziario e non in beni reali.
      A scanso di equivoci, non credo proprio che per evitare ciò ci possano essere bacchette magiche.
      Non credo nemmeno che il Movimento Libertario si proponga come risoluzione a questo tipo di crisi finanziaria e monetaria. Il danno ormai è stato fatto e nessuno lo può riparare. Leviamoci anche dalla testa che chi ha fatto il danno ci restituisca il maltolto. È inutile farsi illusioni.
      Credo invece che l’ambizione del Movimento Libertario debba essere di cambiare il sistema che ci ha portati fin qui. Cambiare radicalmente per evitare di ritrovarci tra dieci anni in una situazione ancora peggiore, e ragionando più a lungo termine, affermare questi sani principi per i prossimi 500 anni.
      Quindi cominciamo a separare dal calderone due cose: l’economia finanziaria e l’economia reale.
      L’economia reale non può che trarre vantaggio dal collasso di quella finanziaria.
      Qui non si tratta di buttare per strada della gente, giusto il contrario.
      Nel momento in cui si liberalizzasse completamente il mercato del lavoro e si liberassero le imprese dalle catene fiscali, legali e burocratiche, il tasso dei disoccupati si attesterebbe su valori fisiologici (i pelandroni irriducibili).
      L’economia reale non è in crisi come meccanismo. La si sta affondando perché deve sostenere sia lo stato sociale che il sistema monetario e bancario.
      Ma è l’economia reale che provvede al lavoro, ad assumere persone utili ad una produzione richiesta dal mercato. La preoccupazione legittima ed umana per uno “statale” lasciato a casa, non ha ragion d’essere perché quella persona (se ha voglia) troverà altra occupazione a delle condizioni di un vero mercato.
      Non ci saranno traumi se non per quelle persone che non concepiscono di doversi confrontare con un vero mercato. Beh, non vorrei sembrarti cinico, ma quelle persone dopo un paio di mesi dovranno abituarsi e magari potrebbero anche scoprire in loro stessi una dimensione personale nuova e sconosciuta, nella quale potranno trovare livelli di soddisfazione forse mai raggiunti prima.
      Un saluto .

  • Rorschach
    Rispondi

    Quello che dici mi sembra valido ad un livello puramente teorico. Tutti i condizionali che poni, secondo me, valgono solo se resistono alla prova empirica. Cioé, sono ottimi obiettivi da percorrere, ma bisogna vedere se e come, una volta applicati alla realtá, essi funzionino. Gli effetti a lungo termine di una riforma radicale del sistema possono essere anche eccellenti, ma devono passare necessariamente per quelli a breve termine. E se gli effetti a breve termine di una riforma radicale producono uno squilibrio di sistema insostenibile, non si osserverá alcun beneficio a lungo termine, per il semplice motivo che l´intero sistema collasserá. Quindi, tutto il costrutto teorico va bene, ma credo sia necessario ragionare su come costruire una alternativa, piuttosto che dire “privatizziamo tutto” dall´oggi al domani o “aboliamo il fisco”.

    • depaoli.fabrizio@liberi.it
      Rispondi

      Rorschach, fino a questo punto ci siamo arrivati per gradi: un governo dopo l’altro ci ha sottratto libertà ed autonomia cedendo quel potere allo stato. È stato un processo che è durato decenni, la nostra costituzione ed il nostro sistema “democratico” hanno agevolato il processo. La strada per questo processo si può dire che sia stata tutta in discesa, in virtù di costituzione e “democrazia” bastava e basta tutt’ora che un governante sconsiderato (non ne ho visti altri) pur di farsi votare, vendesse libertà ed autonomia individuale poco alla volta. La svendita si è estesa anche a livello nazionale, vedi la perdita di sovranità.
      Immaginare di invertire la rotta e fare il percorso inverso è utopia pura perché gli irresponsabili sono sempre quelli, ma soprattutto non ci sarebbe più il tempo.
      Ormai siamo troppo oltre e il collasso di sistema (quello monetario e bancario) travolgerà tutti.
      Tu mi chiedi come uscirne. Io ti ho già detto che non ci sono bacchette magiche indolori.
      Una guerra civile ed un colpo di stato potrebbe essere una soluzione che trovo, al di là del principio, utopica anche quella e specialmente il colpo di stato.
      La via più “soft” potrebbe essere questa: con l’attuale sistema di governo, permettere a chi lo desidera, di rinunciare a servizi e diritti sanciti dalla costituzione e dallo stato, svincolarsi da quel sistema ed ovviamente pagare pochissime tasse.
      Avere un vero e proprio listino prezzi statale dei servizi e corrispondente sgravio fiscale per ogni voce.
      Es. Io decido volontariamente di rinunciare alla sanità ed alla pensione e mi ritrovo a dover pagare “soltanto il 15%” di tasse.
      Il discorso può essere esteso a quasi tutto ciò che è statale.
      Anche un’azienda per esempio, potrebbe decidere di rinunciare a sovvenzioni e aiuti e magari lavorare con persone che a loro volta rinunciano ai servizi e/o tutele statali.
      Le esenzioni andrebbero fatte a partire dalle imposte e dalle accise che sono lo strumento più subdolo e ingniquo di tassazione.
      Si creano due fronti: chi crede nello stato e lo vuole, e chi rinuncia allo stato e si arrangia. È chiaro che i mancati introiti derivanti dal l’abbandono dei secondi cadranno sui primi, ma è anche vero che una minore richiesta di servizi statali comporterà un minor costo. Il costo “fisso” che i primi dovranno ammortizzare comunque è quello delle ruberie, mala gestione e sprechi.
      Il processo inverso che richiederebbe anni e forzature, sarebbe molto più rapido e soprattutto volontario, mano a mano che la gente può direttamente fare un paragone tra i due fronti, passerà dalla nostra parte fino alla quasi estinzione dello stato. Si arriverà ad un punto fisiologico di equilibrio.
      Stesso discorso per la moneta: devo poter scegliere che tipo di moneta adottare.
      Un saluto .

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    caro De Paoli, siamo sulla stessa frequenza. Io uso dire da anni : a te piace lo stato e i suoi insuperabili servizi ? tienitelo caro ma te lo paghi da te. Io non voglio nulla e non voglio pagare per quello che non chiedo e non desidero.
    Se lei caro De Paoli lo farà domani mattina con il primo collega che incontra o anche con un familiare, in un crescendo si sentirà rispondere :
    1. ma sei davvero furbo te, e le strade e le scuole e la sanità e di qui e di là che facciamo con te ?
    2. troppo comodo caro mio, se tu non paghi gli altri pagheranno di più e non siamo d’accordo
    3. sei in italia e le leggi sono queste che ti piacciano o meno
    4. te ne vai su un isola deserta e realizzi la tua utopia

    Al ristorante qualche settimana fa mi hanno risposto con la n°. 4 – giuro che sono stato colto di sorpresa. Ma non so come, avendo davanti a me lo sprovveduto commensale, la mia mano destra si è proiettata come un ariete con l’indice e il medio allungati come chiodi verso gli occhietti del malcapitato. Meno male che godo di ottimi riflessi e di senso della misura. Le mie dita si sono fermate a un millimetro dalle pupile del deficiente parassita. Mi ha chiesto spaventatissimo cosa intendevo fare. Ho risposto : sai che non so, ma di solito se la mano continua la sua corsa le pupille smettono di funzionare all’improvviso e per sempre.

    • depaoli.fabrizio@liberi.it
      Rispondi

      Antonio Trunfio, io non sarei così pessimista, per esempio da qualche anno ho preso la sana abitudine quando mi trovo in Italia di richiedere espressamente di NON volere lo scontrino fiscale allorquando stia avendo un rapporto con uno sconosciuto. Le reazioni sono disparate ma in parte solo di “facciata”, tipo: “eh.. ma lo devo fare, siamo controllati a vista” , in questo caso è una reazione dovuta alla comprensibile diffidenza , tuttavia, appare evidente lo scontento.
      Negli altri casi, non di rado si instaura un dialogo sulla nostra stessa linea ed i più audaci lo sostengono anche davanti a terzi.

      Io invece, mi sto sforzando (nel mio piccolo) proprio di estendere il discorso a quelle persone che danno le risposte che lei ha indicato, gli argomenti non ci mancano di certo, anche se ammetto che sia necessaria una buona dose di pazienza.
      Un punto di forza del mio discorso può essere: “è vero che se a te piace lo stato dovrai ammortizzare le ruberie dei “tuoi” politici, ma è anche matematico che riducendo le dimensioni dello stato, le opportunità di rubare da parte dei politici si riducono drasticamente. Io non sono furbo, ma semplicemente coerente: pago solo per i servizi che effettivamente mi interessano. Se questo mio ” sacrificio” fa sì che lo stato si riduca e quindi alla fine ci siano meno ruberie e sprechi, sono IO che ti sto aiutando, sono IO che faccio qualcosa di concreto per migliorare l’efficienza dello stato sociale a te tanto caro”.

      Poi c’è sempre il discorso sacrosanto che qui non siamo noi a voler imporre qualcosa ad altri, sono gli altri che ci impongono di mantenere il loro stato.
      Secondo un sacro principio di giustizia (che può essere anche di un comunista), questo discorso è inattaccabile.
      Un saluto .

  • Rorschach
    Rispondi

    De Paoli,

    mi sembra che i nostri discorsi siano ortogonali. Nel senso che tu parli di uno scenario post-apocalittico, in cui il sitema attuale é collassato, siamo tutti finiti in mezzo alla strada e abbiamo iniziato a riorganizzarci. Proponi cioé il libertarismo come un possibile sistema per rialzarci dal disastro. Non capisco tuttavia il punto di tale proposta: in un tale scenario piú che ragionare su una eventuale azione politica, uno dovrebbe cominciare a pensare di organizzare le proprie aziende in uno o piú network in competizione. Mi sembra cioé che l´azione, piú che la teoria politica, diventi cruciale. Io al contrario sono partito con l´idea che il movimento libertario volesse proporre una iniziativa politica in stile Ron Paul, cioé un modo per salvare il sistema stesso. In questo caso qualunque teoria politica deve passare per la sua attuazione empirica. Qualunque fantastica teoria libertaria che provoca un colpo troppo duro al sistema, finendo per distruggerlo, é dunque buona per discussioni da salotto. Bisogna solo capire che cosa il movimento libertario vuole fare: proporre una alternativa politica o dipingere scenari post-apocalittici dove il libertarismo potrebbe essere un modo di riorganizzarsi (il che equivale a fare narrativa).

    Ciao.

    • depaoli.fabrizio@liberi.it
      Rispondi

      Rorschach, io dico che il collasso finanziario è inevitabile, e questa è una cosa.
      Il collasso dell’economia produttiva invece è attenuabile, se la si rende più scollegata dall’attuale stato.
      Nel mio post del 12 ore 17 31, l’ipotesi di due sistemi paralleli all’interno di una nazione, mi sembra tra le più percorribili per salvare l’economia reale ed evitare una guerra civile.
      Di salvare l’economia finanziaria e salvaguardare questo tipo di stato sociale, non ci penso nemmeno, sono spacciati, e ti dirò che non mi interessa nemmeno.

      L’esempio che fai con Ron Paul, qui da noi non è adatto: la nostra costituzione NON è quella degli Stati Uniti. Per noi l’impresa è molto più difficile.
      Anche la mentalità di un americano è molto diversa: per loro, mediamente, sono scontati principi che qui sarebbero inimmaginabili.
      Tu cosa proponi?
      Ma prima di tutto, quale obbiettivo consideri primario?
      Poi comunque sia penso che non sia nemmeno semplice per Leonardo Facco proporre soluzioni e strategie in quattro e quattr’otto, questo partito è nato da pochissimo, diamogli un po’ di tempo.
      Un saluto .

      • Rorschach
        Rispondi

        De Paoli,

        io propongo un modello alla Ron Paul, cioé un approccio politico interno al sistema stesso, per ridurre l´influenza del sistema, ma con razionalitá. Cioé, obiettivi a lungo termine libertari e manovre pragmatiche per raggiungere tali obiettivi. Credo che lasciare che il sistema collassi sia una soluzione non propriamente ottimale, specialmente se il collasso é fatale. L´esempio di Ron Paul é diverso, ma non troppo, nel senso che lui deve far rispettare la costituzione in una situazione in cui tutti se ne infischiano da decenni e il non rispetto di essa é diventato sistematico. Noi invece dobbiamo cambiare una costituzione che viene rispettata troppo… Entrambi parliamo comunque di Revolution. Comunque concordo, vediamo cosa propone il nuovo partito libertario. Spero tuttavia proponga metodi per liberalizzare il mercato, piú che ideologiche abolizioni di interi settori pubblici da un giorno all´altro.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Sottoscrivo il commento di RORSHACH. Mi pare pragmatico per la causa libertaria.

    Devo tuttavia far notare, che lo stesso Ron Paul, all’inizio del suo discorso al congresso del 14.11.2012 ha avuto la franchezza di dire testualmente :
    “….da molti punti di vista, secondo il pensiero comune, la mia carriera dentro/fuori dal Congresso dal 1976 al 2012, ha ottenuto molto poco…”

    Non possiamo non tenere conto di questo

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    questo è il discorso intero di ROn Paul al congresso il 14.11.2012

  • jimmy
    Rispondi

    Comprendo ed apprezzo vaste parti del discorso di Rorschach (“obiettivi libertari e manovre pragmatiche”), ed anche il lucido realismo di DePaoli (“due sistemi paralleli…”? Può essere un’idea valida).
    Se permettete e se Facco non mi caccia dal sito per prolissità molesta, io andrei avanti nell’esame di un sistema di stato liberale ma realmente praticabile.
    Prima però aderisco alla sollecitazione di Rorschach 11.12 ore 17.14 (non ammazziamo il corpo malato con troppe medicine), e riparto da un programma quinquennale dove, ai progressivi sfoltimenti dello stato associamo le liberalizzazioni/semplificazioni (tutte le misure elencate saranno spiegate in prossimi interventi, tranne quello sulla scuola già spiegato nel post 8.12 ore 2030).

    PRIMO ANNO:
    Riduzione stipendi pubblici del primo 20% (risparmio di 120 miliardi)
    Riduzione aliquote ires ed iva 4 p.p. (mancato introito 75 miliardi)
    Avviamento imprese private nolex-notax (mancato introito 30 miliardi)
    Avviamento buono scuola (risparmio 50 miliardi)
    Avviamento censimento tesoro (manovra priva di impegni)
    Avviamento tt.uu. Fiscale, Scolastico, del Tesoro (manovre prive di impegni)
    Scenario:
    – Nessuno statale finirà sul lastrico col 20% di stipendio in meno, e gli statali più furbi capiranno che è meglio riciclarsi nel privato ormai liberato da qualsiasi vincolo (tranne qualche polizza assicurativa in pochi casi).
    – Le imprese cominceranno a pagare tasse meno ossessive in vista della aliquota definitiva del 11,5%, quindi ad investire ed assumere, molte anche provenienti dall’estero.
    – Le vecchie scuole pubbliche e le nuove private cominceranno a farsi concorrenza su ogni aspetto, a parità di retta per alunno.
    – Il tesoro nazionale verrà innanzitutto censito, catalogato e stimato.
    – Tre testi unici regoleranno le prime tre riforme: fisco, scuola e tesoro

    SECONDO ANNO
    Riduzione stipendi pubblici del secondo 20% (risparmio 120 miliardi)
    Riduzione aliquota ires ed iva 4 p.p (mancato introito 75 miliardi)
    Avviamento aree urbane
    Avviamento buono salute (risparmio 60 miliardi)
    Avviamento gare affidamento tesoro localizzato
    Avviamento tt.uu. Territori (Terre, Mari, Aria), Sanitario, Staticità
    Scenario:
    – statali ed imprese come primo anno
    – la liberalizzazione delle attività nelle aree urbane (estese circa il doppio delle attuali) riavvierà la riqualificazione energetica ed architettonica del patrimonio immobiliare;
    – i vecchi ospedali e le nuove cliniche competeranno per conquistarsi i pazienti paganti e gli assistiti (bambini ed anziani), a parità di rette;
    – privati ed imprese competeranno per avere assegnati i tesori localizzati provinciali, da vendere/locare/affidare ai migliori offerenti/gestori;
    – quattro testi unici regoleranno le riforme: Territori, Parchi, Staticità, Sanitario

    TERZO ANNO
    Riduzione stipendi pubblici del terzo 20% (risparmio 120 miliardi)
    Riduzione aliquota ires ed iva 4 p.p (mancato introito 75 miliardi)
    Avviamento tasse energetiche (introito 155 miliardi)
    Avviamento cessione tesoro (all’inizio solo 50 miliardi)
    Avviamento casse previdenza (spesa 200 miliardi)
    Avviamento tt.uu. Previdenza ed Ambiente
    Scenario:
    – stipendi ed imprese come anni precedenti
    – la tassazione differenziale (0% – 15% – 30%) delle diverse fonti energetiche attiverà la riconversione ecocompatibile dei consumi
    – la valorizzazione del tesoro richiamerà nuovi investitori ed attiverà nuovi business
    – le vecchie inps e le nuove casse competeranno per dare migliori servizi/rendimenti ai vecchi (contributo statale) e nuovi (risparmi propri) pensionati
    – due testi unici regoleranno le riforme: Ambiente, Previdenza

    QUARTO ANNO
    Riduzione stipendi pubblici del quarto 20% (risparmio 120 miliardi)
    Riduzione aliquota ires ed iva 4 p.p. (mancato introito 75 miliardi)
    Avviamento aree rurali e naturali
    Avviamento classifiche tesoro
    Avviamento ordine pubblico (risparmio 50 miliardi)
    Avviamento tt.uu. Civile, Penale, Campi e Reti
    Scenario:
    – stipendi ed imprese come anni precedenti
    – la liberalizzazione delle aree rurali e naturali consentirà la valorizzazione delle prime e l’estensione delle seconde, a tutela della natura e dell’ecologia.
    – dopo il primo anno di valorizzazione dei tesori localizzati provinciali, una prima classifica di merito consentirà di affidare anche il tesoro non-localizzato al miglior gestore provinciale, e di sospendere gli ultimi gestori della classifica
    – inizieranno ad operare le nuove forze dell’ordine (esercito, marina, aviazione, informatici, polizia, vvf, etc), su base volontaria/stipendiata/premiata e regolata da senati provinciali e nazionali
    – riforme regolate dai testi unici: Civile, Penale, Campi e Reti

    QUINTO ANNO
    Riduzione stipendi pubblici del quinto 20% (risparmio 120 miliardi)
    Riduzione aliquota ires ed iva 4 p.p. (mancato introito 75 miliardi)
    Liberalizzazione mercato del lavoro
    Avviamento ripartizione tesoro
    Avviamento giudici privati (risparmio 26 miliardi)
    Avviamento tt.uu. Civile, Penale, Famiglia
    Scenario:
    – Stipendi e imprese come anni precedenti
    – la liberalizzazione totale del mercato del lavoro consentirà la libera concorrenza non solo nelle imprese nolex-notax, ma anche in tutte le altre, con sviluppo del sistema e richiamo di imprese dall’estero.
    – le classifiche degli assegnatari del tesoro consentiranno di riaffidare i tesori provinciali dei 25 peggiori ai 25 migliori (rapporto bonus/minus di gestione).
    – inizieranno ad operare i nuovi giudici privati, 50-75enni con 25 anni di carriera forense, scelti dalle parti, pagati dallo stato per sentenza, indipendenti nella gestione e nei mezzi (niente tribunali), classificati per meriti attestati dalle parti e vigilati/sanzionati da senati provinciali e nazionale.
    Ringrazio Facco per l’ospitalità e chiedo a chiunque ne abbia voglia di commentare, modificare, demolire o incendiare tale proposta. Bye

    • depaoli.fabrizio@liberi.it
      Rispondi

      Jimmy, il tuo piano nella sostanza mira agli stessi risultati che mi auguro anch’io, in più si parla di meritocrazia.
      Io però non posso fare a meno di ignorare questa considerazione: tanta gente VUOLE rimanere schiava, la maggior parte sicuramente per convenienza.
      Seguendo quindi coerentemente un principio libertario, non si può imporre ad uno schiavo di essere libero, ma si ha il diritto di liberarsi di un parassita.
      È anche per questo motivo che secondo me sarebbe più logico avere due sistemi paralleli.
      L’altro motivo, più “tecnico”, è che sarebbe una proposta difficilmente attaccabile dalla logica proprio perché non si vuole imporre niente a nessuno, ma autonomamente rinunciare noi a qualcosa (in questo caso lo stato).
      Quando si venissero a creare due fronti, di cui uno libero, in cui la meritocrazia scaturisse naturalmente, l’altro invece sempre più insostenibile (di fatto è già fallito ora), il cambio di mentalità dovuto alla necessità ed il “travaso” tra i due fronti diventerebbe spontaneo e non imposto.
      Un saluto .

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    scusa, ho letto solo velocemente data l’ora, ma mi viene da ridere :
    se per 5 anni togli il 20% anno agli statali, vuole dire che in 5 anni o gli statali diventano missionari laici di madre teresa di calcutta o che li hai lasciati tutti per strada !! io ho la partita iva e degli statali non so che farmene. Ma hai considerato le possibili reazioni degli aspiranti missionari ? della serie :
    1. crocifissione di tutti i libertari d’italia
    2. divieto di resurrezione dopo la crocifissione, mediante stipula di polizza sanitaria appositamente studiata dal famoso gruppo “Cattolica Assicurazioni”
    3. lavori forzati a vita per tutti i libertari nello stato o parastato, che siano comunque resuscitati per opera e virtù dello spirito santo, e non hanno pertanto riscosso il premio

  • jimmy
    Rispondi

    Bravo Trunfio, hai letto velocemente ma hai colto al volo: gli statali hanno 5 anni di tempo a stipendio calante per riciclarsi (come infatti ho commentato nello scenario del primo anno) nelle nuove imprese private (no-lex e no-tax, che quindi prospereranno come funghi) o nelle nuove imprese di capitali (tassate al 11,5% sugli utili, poche/niente leggi e lavoro liberalizzato, per cui prospereranno anch’esse e giungeranno a frotte dall’estero, come infatti è successo in Irlanda).
    Gli statali ed i loro sindacati affermano sempre di avere professionalità da vendere, ma di essere mortificati dalle leggi, dalla disorganizzazione, dai dirigenti, dai politici, dalla strega bacucca… Beh, allora non avranno problemi a trovarsi un nuovo lavoro, tutti faranno a gara per avere un ex-statale nella loro impresa. O no?
    Statali evaporati ed enti pubblici estinti in 5 anni, non mi sembra un brutto risultato. Ritieni che 5 anni siano troppo pochi? Non c’è problema, aumentiamo a 10 anni, l’importante è cominciare.
    Quando poi ti mostrerò cos’altro ho in mente per gli statali, sono proprio curioso di vedere cosa mi dirai. Ma so che sei dalla mia parte, solo che ti sembra tutto troppo bello per essere attuabile, e siamo in due, almeno.
    Ti ringrazio molto per la tua attenzione.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Jimmi, come dico sempre, Satana è il mio nemico giurato spirituale e nessuno può nulla contro di lui, senza lo Spirito Santo Paraclito. Il mio nemico materiale è lo stato emanazione mondiale e massimo di Satana e dei suoi tranelli, ho per nemici giurati : i pontefici di questi stato e le sue curie cardinalizie, il suo clero e tutti i suoi fedeli uno a uno. Contro lo stato e le schiere immense di parassiti al suo servizio, pur essendo sempre di immensa utilità lo Spirito Santo suddetto, qualcosa possiamo fare e dobbiamo fare. E i 5 anni di cui parli per me vanno bene. Da libertario terrei fermo un principio :
    se vuoi lo stato e il suo apparato, firmi e te lo tieni e te lo paghi per quello che costa
    se non vuoi lo stato e i suoi mirabolanti servigi, non firmi e non lo paghi
    cosi tutti vissero felici e contenti, anzi no. Quelli che firmano, si accorgeranno un secondo dopo, che la cosa che piaceva loro cosi tanto, senza i nostri soldi, costa molto di più di quanto immaginassero e vorranno ritirare le firme.
    Secondo me cosi, saranno loro stessi a finire di demolire lo stato assassino e cancerogeno.
    Si pone un problema però sul quale chiedo un commento di Leo qui :
    ma se il rito elettorale sarà, come ha stabilito il dinosauro del mesozoico che abita a sbafo al colle e che invece di essere al parco di villa borghese a menare a passeggio i pronipoti, continua a diffondere le sue metastasi quotidiane, il 24 febbraio e ritrovandoci a Bologna il 26.1, ci sarà tempo per fare cosa ?

  • jimmy
    Rispondi

    Giustamente Antonino Trunfio chiede a Leonardo Facco: dalla fondazione del 26.1 alle elezioni del 24.2, “ci sarà tempo per fare cosa?”
    Se vuoi il mio modesto parere, stimato Trunfio, si possono fare quattro cose intelligenti:
    a) mettere a punto il programma (ultra)-liberista;
    b-c-d) coinvolgere tre persone strategiche: nell’ordine Flavio Briatore, Gianpiero Samorì e Bortolussi della Cgia Mestre.
    Brevemente:
    – Flavio Briatore è certamente uno che la pensa come noi, gli stati (non solo quello italiano) e le istituzioni in genere gli fanno schifo, e quando va in tv non si vergogna di dirlo, anzi. E’ molto televisivo, e possiede carisma verso grossi strati di popolazione (sportivi, giovani, imprenditori, etc). Briatore può essere il volto popolare del liberalismo neo-capitalistico (infatti Berlu lo voleva con sè ma Briatore avrebbe rifiutato) e possiede anche amicizie importanti in mezzo mondo: come si fa a non coinvolgerlo?
    – Gianpiero Samorì non mi ispira molta fiducia, con tutte le sue lodi sperticate a Berlu. Però Samorì è comunque un imprenditore ed afferma di essere pronto (e forse lo è) a presentare liste in tutti i collegi. Noi saremmo pronti a presentare liste? Credo di no, quindi è meglio fare come l’attinia ed il paguro, Samorì mette la rete, noi mettiamo la scienza liberista;
    – Bortolussi lo conosciamo tutti, sono decenni che dice (quasi) le stesse cose che diciamo noi. Ed infatti non lo ascolta nessuno, almeno a giudicare da come si è ridotta l’itaglia. Ma anche Bortolussi è a capo di una rete efficiente (artigianato e piccola impresa) che è geneticamente nostra affine, fornisce dati e statistiche a getto continuo, ed anche televisivamente non è una faccia sconosciuta. Sul carro dei lebbrosi (noi) c’è posto anche per lui.
    Ovviamente, chi ha da proporre facce diverse dica la sua (ad esempio ci sarebbe Cl monca di Formigoni ed in rotta con Berlu…), io sono pronto ad ogni discussione ed anche agli insulti, se fa bene alla causa.
    Ma ritengo che il punto fondamentale sia quello suggerito tempo fa da Rorschach: il messaggio può essere il più giusto del mondo (e quello liberista lo è certamente), ma è necessario diffonderlo nel modo vincente, cioè toccando le corde alle quali gli italiani sono più sensibili: l’uso della televisione (Berlu docet), la familiarità della faccia che parla (Grillo docet), la plausibilità di (ri)diventare ricchi e felici dal nulla parlando alla pancia della ggente(ecco Briatore), una rete efficace di protezione ed assistenza (c’è la Cgia di Bortolussi), ed un “nuovo partito” che sappia competere contro quelli vecchi (la rete che Samorì dice di avere).
    Rimanendo nel nostro (splendido) piccolo sito (scusa Facco), che potremo fare? Poco e nulla temo, ed invece la voglia di decapitare lo stato è troppa (mezzi leciti, ovviamente), ed utilizzando il metodo “democratico” mi inebria ancora di più. Bye

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Stimatissimo Jimmy,
    magari ci conosciamo pure !!
    ma tu stai in anonimo !! a li mortacci tua direbbero a roma, la famosa città unica al mondo per avere ancora uno zoo dedicato tutto e soltanto a un dinosauro del mesozoico. Come si chiama lo zoo ? non lo so. Ti posso dire dove sta : su un colle detto “er quirinalo”.
    Ritornato ai tuoi graditi suggerimenti, approvo tutti e tre i personaggi, I due che conosco Briatore e Bertolussi, l’altro mai sentito prima. Ma per stima verso di te, prendo 3 a pago due come all’esselunga.
    Io ci aggiungerei Enrico Montesano col quale ho intrattenuto qualche scambio via mail e il presidente del palermo calcio Zamparini, che spesso ha radunato e raduna folle oceaniche parlando di libertà e sbaragliamento dello stato e delle tasse, con il suo movimento per la gente. Ma il tempo è poco.
    Ci sono oltre alle elezioni altri metodi efficaci per mandare in tilt l’apparato.
    Dovremmo partire da quelle.
    Ne ho una per bloccare le elezioni, nel senso di farle durare giorni e giorni, cosi salta tutto per aria e si attaccano al carro. Ma Leo latita, starà facendo i pacchetti di natale a tenerife e ride di noi poveri italioti

  • jimmy
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    Egregio Antonino Trunfio,
    dello stato italiano non mi fido e l’anonimo serve a prevenire almeno le noie più banali, perché quando lo stato vuole farti male, i mezzi e le capacità li trova eccome.
    Molto bene Zamparini e le sue folle oceaniche, non sapevo delle sue capacità (figurati se i media si mettono a parlare di uno con idee del genere…).
    Enrico Montesano? Non so che cosa vi dite via mail, io sono rimasto al Montesano che ha fatto il pupazzo di dalema e weltroni al parlamento europeo per tot anni (stipendio compreso, si capisce). Magari si è ravveduto, magari ha visto tali e tante di quelle porcate che ha capito di essere stato usato e sfruttato. Se è così, perché non racconta all’omnia mundi (ad esempio, potrebbe partire da questo sito) quanto è lurida la politica vista dal di dentro? E comunque, i soldi presi a Bruxelles li ha restituiti?
    Se hai idee per imputtanare l’organizzazione (??!!!??) dello stato, prego parliamone, mi fido alla cieca, ma sono proprio curioso. Come ben sai, le peggiori dittature sono scivolate su cose ridicole: il tabacco a Milano, il tè a Boston, la droga in India, magari lo stato italiano collasserà quando ci rifiuteremo di comprare… i gratta e vinci!
    Facco sarebbe a Lanzarote? Ha tutta la mia simpatia: allontanarsi dall’Italia, per qualunque ragione, è sempre la prima delle virtù. Bye

  • jimmy
    Rispondi

    Oggi è Natale, tanti auguri a tutti. Mi faccio un regalo, e posto uno sproloquio esagerato su come lo stato liberale può liberarsi di politici, giudici e leggi.
    Prima però mi rivolgo a De Paoli. Hai talmente ragione che, come hai potuto vedere, nelle mie proposte c’è proprio il doppio sistema che dici tu. Buono-scuola, buono-salute, casse previdenziali sia pubbliche che private, etc. Poi ognuno sceglie dove spendere i suoi diritti. Anche nel capitolo odierno, vedrai che i giudici odierni non vengono aboliti: chi si fida di Ingroia e della Boccassini potrà anzi indicarla come suo giudice di fiducia.
    3 – Stavolta esaminiamo Legislazione, Giustizia e Penitenza
    Premessa comune a Scuola, Sanità, Pensioni, Ordine Pubblico, Giustizia: chiunque operi in tali settori deve essere conscio/convinto di farlo per coscienza civile e spirito di servizio, e non per arricchimento e/o potere personale: anche se sarà stipendiato dallo stato liberale, riceverà comunque uno stipendio minimo, (forse) qualche premio di efficienza/gradimento, e certamente la riconoscenza generale per il ruolo fondamentale svolto a favore della collettività.
    Premessa su Giustizia e Legislazione: perché lo stato liberale dovrebbe organizzare Legislazione, Giustizia e Penitenza esattamente come lo stato fascista? Essenzialmente per limitare al minimo indispensabile i vincoli (di solito previsti con leggi) che vengono posti alla proprietà privata ed alla libera iniziativa umana con la scusa di tutelare i più deboli e gli onnipresenti ideali.
    Fatte queste due doverose premesse, vediamo la ricetta.
    LEGISLAZIONE: la convivenza civile e lo sviluppo della società possono essere regolati ricorrendo ai seguenti pochi testi unici, ognuno annualmente aggiornato con valore per l’anno seguente da un senato nazionale composto da volontari in numero sottospecificato:
    Testi unici di interesse generale (1 senatore ogni 100.000 abitanti):
    Diritto Civile: 600 senatori
    Diritto di Famiglia: 600 senatori
    Diritto Sanitario: 600 senatori
    Diritto Scolastico: 600 senatori
    Diritto Previdenziale: 600 senatori
    Diritto del Tesoro: 600 senatori
    Testi unici di interesse specialistico (1 senatore laureato ogni 200.000 abitanti):
    Diritto Penale: 300 senatori;
    Terra e Circolazione Stradale: 300 senatori;
    Mari e Navigazione Marinara: 300 senatori;
    Aria e Navigazione Aerea: 300 senatori;
    Campi e Reti immateriali: 300 senatori;
    Staticità ed Antinfortuni: 300 senatori;
    Diritto Bancario-Assicurativo: 300 senatori;
    Testi unici di interesse particolare (1 senatore laureato di settore ogni 300.000 abitanti):
    Parchi e Riserve: 150 senatori;
    Diritto Ambientale: 150 senatori;
    Diritto Fiscale: 150 senatori.
    Complessivamente la legislazione è affidata a circa 60.000 senatori (laureati e non) nazionali. Domanda, iscrizione, partecipazione all’emendamento annuale del testo, scadenza del ruolo dei senatori, tutto online alla cancelleria del testo unico (la cancelleria altro non è che un sito, presidiato dalla forza pubblica denominata informatici).
    A parte queste, tutte le altre leggi sono abolite d’ufficio, ed il richiamo alle vecchie leggi da parte di chiunque costituisce reato, di per se stesso.
    GIUSTIZIA: il rispetto delle leggi viene assicurato tramite procedimenti dinanzi al giudice, su iniziativa di chiunque (privati, società e forze armate).
    Il giudice di primo grado è un volontario, 50-75enne con 25 anni di attività forense, avente studio ed organizzazione propria, che si iscrive all’apposito albo provinciale. Il giudice viene indicato (all’interno di una terna di giudici fiduciati) dall’attore, e confermato dal convenuto per cui il processo inizia con un solo giudice titolare (ovvero non confermato, ed il convenuto indica una terna di suoi fiduciati; se non c’è accordo con l’attore, ognuna parte nomina un suo giudice fiduciato, ed il senato giudiziario provinciale nomina il terzo giudice titolare, scelto nel primo quarto della graduatoria di merito (vedi seguito).
    Il giudice (da solo o con i due giudici fiduciati dalle parti) istruisce il processo ed emette sentenza.
    Il giudice titolare deposita gli atti di causa e la sentenza al senato provinciale, e dopo tot giorni viene pagato dallo stato liberale secondo le tabelle di cui al seguito. Le parti si pagano gli avvocati e gli eventuali mezzi di parte (perizie, pareri, etc).
    TABELLE PER PROCESSO:
    diritto fisso per processo: €. 500
    percentuale fissa per valore accertato: 1,5%
    in caso di collegio di 3 giudici la parcella complessiva viene divisa così: metà al giudice titolare, un quarto ad ogni giudice fiduciato.
    Considerato che nel 2011 si sono iniziate 10 milioni di cause (civili, penali, amministrative e tributarie) su 150 miliardi di euro (il 10% del PIL), la spesa per lo stato liberale sarebbe di € (500 x 10mil) + (1,5% di 150 mld)= 5 mld +2,25 mld = 7,25 mld di euro.
    Un giudice che lavorasse 8 ore/die su 8 processi da 8 udienze cadauno, guadagnerebbe (500 + 250 + 125) / 3 = 308 euro al giorno più 154 euro di percentuali, cioè all’incirca 9.000 euro al mese, che è anche più di quanto prende un giudice odierno. Con tale ricavo dovrebbe anche pagarsi le spese (sede, collaboratori, attrezzature).
    Entro tot giorni dal deposito di sentenza, ognuna parte esprime al senato provinciale un indice di gradimento della equanimità del giudice titolare (ad es: 1=completamente insoddisfacente; 10=completamente soddisfacente). Sulla base di tali indici parametrati di quantità e qualità di sentenze come rilevati dalla genericità delle parti, ogni giudice compare in una graduatoria provinciale (ma omogenea con quella nazionale). Grazie a tale graduatoria, i giudici in alta graduatoria sono più aditi e guadagnano di più, e quelli in bassa graduatoria lo sono di meno e guadagnano di meno.
    Ognuna parte può ricorrere al giudice di secondo grado, che è sempre una terna: titolare (scelto dal senato provinciale nel primo 10% della graduatoria) ed un giudice fiduciato da ciascuna parte (sono comunque esclusi giudici che abbiano fatto parte delle prime cure).
    Sentenza, deposito, pagamento e gradimento come nel primo grado. Inoltre, se i giudici di secondo grado rilevano imperizia e/o errori e/o parzialità o quant’altro nell’operato dei primi giudici, li segnalano al senato provinciale che può infliggere 3-6-9-12 mesi di sospensione ovvero la radiazione.
    Terzo grado: la terna di giudici è tutta scelta dal senato provinciale nel primo 10% della graduatoria. I giudici istruiscono il processo, ma la sentenza è di competenza del senato giudiziario provinciale.
    Il senato provinciale (composto di cittadini laureati) può anche agire nei confronti dei giudici (di qualsiasi grado e a qualsiasi posto in graduatoria) anche d’ufficio.
    Inoltre i giudici possono accogliere volontari (non laureati e non pagati) e tirocinanti neolaureati (che ricevono solo i primi contributi previdenziali).
    La vigilanza sui giudici è svolta da un senato giudiziario provinciale, composto da 1 senatore laureato per ogni 25 giudici effettivi. Il senato provinciale ha valore sia consultivo che compulsivo.
    Abolito tutto il resto (guardasigilli, ministeri, procuratori, cassazione, csm, etc).
    I giudici ricevono denaro pubblico pertanto redigono un bilancio annuale ed hanno 1 revisore responsabile (laureato e pagato) per ogni 100.000 euro di incassi annui.
    I giudici non pagano tasse, ma devono presentare il bilancio in pareggio, destinando tutti i ricavi al pagamento delle spese ed al miglioramento della funzione (praticanti, studio, aule, attrezzature, etc).
    PENITENZA: i giudici possono comminare pene di tre tipi:
    in denaro (se il soccombente ne ha/avrà le possibilità finanziarie);
    in natura (se il soccombente ha possibilità finanziarie inferiori alla pena ovvero non paga la pena in denaro); possono essere scontate sotto forma di ore-lavoro in imprese pubbliche regolate (scuola, sanità, previdenza, ordine pubblico, giustizia, tesoro) se il prevalente è lo stato, ovvero in imprese private e/o pubbliche se il prevalente è un privato che ne incasserà lo stipendio;
    in natura sotto detenzione (se il soccombente ha dimostrato pericolosità ovvero non paga la pena in natura); possono essere scontate sotto forma di ore-lavoro in imprese pubbliche regolate (scuola, sanità, previdenza, ordine pubblico, giustizia, tesoro) con l’obbligo della posizione a mezzo del braccialetto satellitare di controllo e pernottamento presso sedi delle forze armate.
    PREGI e SOSTENITORI: Sono state abolite tre caste ormai anacronistiche e costose, con i loro comportamenti sempre più dannosi ed insostenibili: politici, giudici e carcerieri. Al loro posto sono state avviate tre funzioni ormai urgenti: una giustizia equa e tempestiva, meritocratica e soggetta a controllo diretto dei cittadini; una legislazione snella ed efficace, anch’essa maneggiata dai cittadini, per cui la convivenza civile è stata affidata a pochi testi unici; ed una penalità equa ma efficace, che ricicla/corregge i malfattori nelle utilità della vita pubblica.
    Sostenitori non ne vedo molti, forse solo gli avvocati (che potranno essere i nuovi giudici), ormai anch’essi stufi della prepotenza dei giudici e della polizia giudiziaria. A parte la Lega, non vedo sostenitori.
    DIFETTI ed OPPOSITORI: tale riforma non potrebbe essere attuata immediatamente, ma dovrebbe dare tempo (almeno 3 anni, al massimo 10 anni, diciamo 5 anni) agli attuali giudici per riorganizzarsi (specie dal punto di vista stipendiale).
    Partiti (tutti tranne forse la Lega), enti locali e ministeri, sindacati e statali di ogni settore, sarebbero tutti ferocemente contro la nostra proposta.
    Scusate la lunghezza del testo, ma era mio dovere dimostrare la sostenibilità, economica e concettuale, dell’intera proposta.
    Ringrazio Leonardo Facco Editore per l’ospitalità, e chiedo a chiunque voglia partecipare di commentare, modificare, bocciare o demolire questa proposta, meglio se con argomenti e/o proposte alternative. Bye e buon Natale

  • jimmy
    Rispondi

    Un ulteriore spunto di riflessione in vista della convention-fondazione del 26 gennaio.
    A mio modesto parere, ML dovrebbe valutare e coinvolgere anche la figura di Leonardo Del Vecchio. Non solo e non tanto per i suoi successi imprenditoriali (Luxottica è leader mondiale nel lusso-fashion-tecnologico con decine di marchi vincenti), e nemmeno per la sua ricchezza (di per sè, la ricchezza è garanzia di un bel nulla).
    I fatti interessanti sono altri:
    – l’anno scorso Del Vecchio se ne è uscito dal CdA di Generali (delle quali è anche azionista) sbattendo la porta e rilasciando interviste dove, con toni educati ma fermi, ha cantato un paio di messe da requiem al sistema finanziario-bancario italiano: incapace, inefficiente, deviato, malato (ce l’aveva in particolare con Profumo, ex Unicredit ed attuale MPS);
    – la cassaforte finanziaria di Del Vecchio è in Lussemburgo (ha anche una noia fiscale, per questo motivo);
    – Del Vecchio è semiproprietario anche di Beni Stabili, colosso (d’argilla?) dell’immobiliarismo italo-francese;
    – Luxottica vende in tutto il mondo, ma la sua produzione (ed i suoi costi, specie quello del lavoro) è quasi tutta in italia.
    A mio modesto parere, Del Vecchio possiede le idee giuste (magari le più semplici, ma per iniziare bastano quelle) e le necessarie urgenze (fisco scatenato, costo del lavoro che andrà in sù, valore degli immobili che andrà in giù) per dare all’italia una sana sterzata in senso liberista.
    Bisognerebbe parlargli, informarlo del progetto, chiedergli almeno sostegno e magari la candidatura. Se accettasse sarebbe una tombola, lo voterebbero in milioni (e stavolta non per le sue idee, ma perché era orfano e povero ed ora è ricco e famoso, gli italiani è questo che guardano).
    Nel 1994 avvenne proprio così: Martinazzoli visitava gli industriali elemosinando una candidatura per arginare la gioiosa macchina da guerra di Occhetto, ed Agnelli gli fece: “No gvazie. Ma pevché non pvova con quel Bevlusconi lì, quello delle televisioni…”.
    Sappiamo tutti come andò a finire: Berlusconi vinse e poi tradì la rivoluzione liberale di cui tanto si era riempito la bocca, cacciò i professori e si riempì di ex-socialisti, ex-comunisti, ex-democristiani, ex-missini, ex-radicali.
    Ma l’urgenza di fare qualcosa di giusto per il proprio paese e la propria industria, negli industriali che contano c’è oggi come e più di allora, e noi dobbiamo saperla interpretare e riempire dei contenuti giusti.
    A proposito di Berlusconi: oggi ha dichiarato che vuole candidare Valentina Vezzali…

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Caro Jimmy, i tuoi guizzi non possono lasciarci indifferenti. Ci sono due problemi :
    il fattore tempo che mi pare sia praticamente pari a zero e la data della convention che è il 26.1.2013.
    Come si fa ad avvicinare un VIP del calibro di Del Vecchio ?
    potremmo scrivergli, potremmo provare a contattarlo per telefono, chiedendo “udienza”. Tutto si può provare ma ci vuole velocità spaziale e determinazione da Commandos dello sbarco in Normandia

  • jimmy
    Rispondi

    Caro Antonino Trunfio, grazie innanzitutto per l’attenzione, che mi fa molto piacere.
    Certo, tu sollevi problemi pratico-tecnici fondatissimi; posso solo augurarmi che Facco possieda/trovi la maniera di espandere il movimento a macchia d’olio, nel più breve tempo possibile.
    Ma ciò che volevo sentire da te e/o da altri è un giudizio sulla questione metodo: il ML (o Forza Evasori, o qualsiasi altra cosa) deve/può appoggiarsi a personalità di sicura potenza mediatica/popolare, oppure deve rimanere duro e puro nei suoi recinti dorati (il sito, i siti amici, i convegni, i libri, le convention, e tutte le cose pregevoli portate avanti da Facco ed altri?).
    Indipendentemente dai nomi fatti, che restano delle semplici esemplificazioni di persone famose che forse la pensano (almeno un pò) alla liberista, io modestamente ritengo che il messaggio liberista (già valido di suo, ma ostico al grande pubblico perché richiama a cose fuori moda: la responsabilità personale, l’agire umano, l’estinzione dello stato-mammella, etc.) debba essere “sdoganato” da facce delle quali è facile fidarsi (perché gli italiani non pensano, preferiscono “fidarsi”).
    D’altro canto, mi dirai tu o altri, esiste il fondatissimo pericolo che un ipotetico Del Vecchio, una volta diventato premier di una coalizione neo-ultra-liberista, si accorga che il suo liberismo è molto tenue, si dimentichi anch’egli delle promesse elettorali (sennò che premier sarebbe…) e si metta a flirtare con le banche, coi sindacati, con la BCE, etc. perché in italia anche un Del Vecchio tiene famiglia. Concordo con te, il rischio esiste.
    Ma quel rischio va corso ed affrontato, bisogna tentare ed impostare una progressiva/parziale “volgarizzazione” (nel suo significato letterale di: conoscibile dal vasto pubblico popolare) del liberalismo, mettendolo sulla faccia e sulla lingua di persone, magari non liberalisti-puristi, ma almeno quel poco/tanto che basta per mandare il liberalismo al potere.
    Altrimenti… l’hai ricordato tu: Ron Paul non ha ottenuto granché in 38 anni di congresso. Tu ce li hai 38 anni da attendere (sempre ammesso che da qui al 2051 noi otterremmo più risultati di Ron Paul)?
    Il fattore tempo, a cui giustamente fai riferimento tu, non mi sembra così decisivo: è abbastanza chiaro che dalle prossime elezioni non uscirà nessun vincitore vero ed assoluto, tantomeno monti.
    Nel 2014 o nel 2015 si tornerà stancamente a votare, ancora più poveri e tassati di oggi, e senza nessuna speranza di cambiare alcunché.
    A meno che, Movimento Libertario non faccia… Bye

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Quante parole.
    Perchè non si passa ai fatti e si organizza una rivolta fiscale incisiva e ben assistita?
    Come altra protesta collaterale,si potrebbero inviare al fisco alle date previste per i versamenti, dei pacchi pieni di feci.
    Mittente chiaro,senza paura.
    Allegato alle feci una comunicazione nella quale si dice che i soldi son finiti.
    E che siamo tutti nella merda.
    Chiedendo se ne vogliono un poco anche loro.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Sono per un sano pragmatismo alla Jimmy, e penso che per ottenere dei risultati cosi importanti come quelli che hanno visionari come te Jimmy, Leonardo, e moltissimi altri come me e voi, occorre seguire il saggio cinese : “un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo”. Il primo passo è entrare nel sistema e dal di dentro smantellarlo lentamente facendo riprendere fiducia alla gente e facendo riforme che confermino alla gente che meno stato fa bene a tutti, anche agli statali o a chi vive di stato. La libertà è un antidoto potentissimo e invincibile contro il veleno dello statalismo e del parassitismo. Ma ha un odore forte come quello dell’ammoniaca. Devi pertanto abituare le narici.
    Sono anche dell’idea che fintanto che si fanno parole, il sobrio capo bastone mariugo montozzi, specialista di briscola e tresette, e tutti i suoi compari senza coppola e senza lupara, continueranno a ridacchiare alle nostre spalle e alle spalle della gente ignara e disorientata.
    Una rivolta è inevitabile. Ma non la rivolta dei fessi !! La rivolta della volpe dovremmo chiamarla. Ad esempio sarebbe il caso di respingere senza firmare nulla o ritirare più nulla alle poste, di quanto proveniente dall’agenzia del pizzo di stato guidata da quel farabutto che in tempo di guerra avrebbe il tempo solo di dire nome, cognome e numero di matricola, prima di prendersi dodici pallottole di carabina in fronte sparate a distanza di plotone di esecuzione.
    Se cosi si facesse, saranno costretti a notificare tramite ufficiale giudiziario l’atto, e come si sa l’ufficiale deve cercarti e trovarti. Questo vorrebbe dire mandare in tilt il sistema di rapina automatizzato e dalla cartella facile. Tanto loro spediscono a spese tue, tu firmi e AMEN. Ti sei incastrato da solo. ADESSO BASTA : venitemi a cercare, io firmo solo con una pistola puntata alla testa. Ne cominceremo a parlare dopo, a condizione di avere ancora una partita iva in questo paese di parassiti e boiardi e ammesso di non essere altro che Nullatenente, Nullafacente e senza fissa dimora.

  • jimmy
    Rispondi

    Oggi è il 31 dicembre, fra poco terminerà l’anno, quindi anche io sgancio la bomba, fragorosa e puzzolente: le mie idee più estreme e sanguinolente.
    Da 150 anni (almeno, per non andare troppo indietro) noi italiani siamo derubati e massacrati da statali, repubblichini, realisti, burocrati, gabellieri, gendarmi, il peggio del peggio di ogni epoca storica.
    Adesso basta, devono perdere ogni potere e devono, anche e specialmente, restituire tutto. In comode rate mensili, allo sportello di EquitaliaLiberale.
    Si potrebbe fare ad esempio come di seguito.
    Per inciso, leggo su RC che il sondaggio in corso sta formando un risultato finale che parrebbe piuttosto simile (in alcuni aspetti) alle più o meno selvagge liberalizzazioni che (immodestamente) sto riportando su questi post, con la gentile ospitalità di Facco.
    Il che significa, non certo che io ci abbia azzeccato, ma che il nostro comune sentire è ormai talmente maturo da procedere parallelamente e sincronicamente su diversi binari, come avviene per ogni scoperta scientifica rivoluzionaria.
    Che stia arrivando il momento della scoperta del liberalismo per tutti?
    Stavolta esaminiamo il Tesoro
    Cos’è il tesoro? Il tesoro è la ricchezza nazionale che lo stato fascista e le sue succursali (enti di ogni genere e grado, che non siano di proprietà privata), da 150 anni ruba agli italiani per sciuparlo, per goderne privatamente e per opprimere i cittadini.
    Il tesoro è attualmente formato dai seguenti cespiti localizzati:
    Immobili e suoli
    Coste e spiagge
    Musei, parchi archeologici ed opere d’arte
    Partecipazioni in società miste pubbl/priv
    Aeroporti
    Porti
    Stazioni
    Fonti
    Miniere e cave
    Giacimenti petrolio, vapore e gas
    e dai seguenti cespiti non localizzati:
    Automobili, autobus e camion
    Ferrovie e treni
    Autostrade e strade
    Mari
    Aerei civili e militari
    Natanti civili e militari
    Acquedotti e fognature
    Campi elettromagnetici/radio
    Metalli
    Crediti fiscali
    Il valore di tale tesoro è stimabile in circa 4.000 miliardi di euro (solo la metà secondo i governi, che però ritengono tanti cespiti non alienabili né disponibili, ad es: il Quirinale, la Valle dei Templi, il Colosseo, il Museo Egizio, Pompei…).
    Attualmente tale tesoro non viene per nulla valorizzato, ma anzi è fonte di inesauribile ruberia (manutenzioni, ristrutturazioni, ammodernamenti, etc) da parte degli statali.
    Scopo strategico dello stato liberale è di sottrarre il tesoro all’ingordigia ed incapacità dei soliti pochi (statali, parastatali, burocrati) e valorizzarlo al meglio, utilizzandone i frutti diretti per la riduzione del debito (i frutti indiretti li godono tutti, turisti compresi).
    Alcuni cespiti devono essere venduti (tutti i mezzi di trasporto, sia civili che militari, tutti i suoli e tutti gli immobili non artistici, tutte le partecipazioni ed i metalli preziosi). Altri cespiti devono essere locati con gare ad utilizzatori (tutte le infrastrutture, coste e spiagge, estrazioni del sottosuolo e campi radio). I cespiti artistici, culturali ed ambientali devono essere affidati a gestori che ne curino lo sfruttamento commerciale e la tutela.
    Poi ci sono anche i crediti fiscali: quelli verso le future “imprese private” devono essere annullati; quelli verso le future “imprese pubbliche” devono essere ridotti al 11,5% del loro importo originario, e pagati in 25 anni.
    Infine ci sono i crediti giudiziari verso eletti e dipendenti della p.a, colpevoli di alto tradimento e di peculato (ma non sono stati inseriti nella quantificazione del tesoro):
    gli eletti di ogni ordine e grado devono restituire entro 25 anni il 50% di quanto percepito a qualsiasi titolo ed in qualsiasi epoca;
    partiti, sindacati, enti, associazioni, giornali etc devono restituire entro 25 anni il 90% di quanto percepito;
    gli ex-dipendenti della defunta p.a. (qualsiasi ente statale, parastatale, funzionale e partecipato quindi anche le grandi banche) devono restituire entro 25 anni le seguenti percentuali di quanto percepito in qualsiasi epoca:
    sotto 15.000 € annui: il 5%
    fra 15.000 e 25.000 € annui: il 15%
    fra 25.000 e 50.000 € annui: il 25%
    fra 50.000 e 100.000 € annui: il 35%
    fra 100.000 e 150.000 annui: il 45%
    fra 150.000 e 200.000 annui: il 55%
    fra 200.000 e 250.000 annui: il 65%
    fra 250.000 e 300.000 annui: il 75%
    fra 300.000 e 350.000 annui: il 85%
    oltre 350.000 annui: il 95%.
    Possono scegliere fra pagare oppure andare in galera (esattamente come noi imprenditori oggi, che se non versi iva, ritenute e contributi ti becchi la condanna penale, quindi esiste anche il precedente giuridico).
    Considerato che negli anni la spesa dello stato fascista è stata di circa 800 miliardi di euro annui, di cui circa il 75% destinata al personale, parliamo di circa 600 miliardi annui, mediamente recuperabili al 25%, pari a 150 miliardi annui di recuperi, una cifra impressionante.
    La valorizzazione del tesoro negli anni deve essere organizzata da un soggetto nazionale (ad es: Cassa depositi e Prestiti, cdp) di superiori qualità gestionali ed imprenditoriali: il tesoro deve essere in primis censito, catalogato e stimato (attualmente non lo è, c’è il caos informativo totale).
    Successivamente, la CdP nazionale svolgerà una gara pubblica per l’affidamento dei tesori provinciali; ogni CdP aggiudicataria riceverà la sua dotazione di tesoro locale, e dovrà gestirla al meglio. Potrà vendere e/o locare e/o affidare ciascun cespite assegnatole, ricavando un bonus/minus rispetto alla stima della CdP nazionale. Sarà continuamente aggiornata una classifica di bonus/minus accumulati, e la CdP provinciale in cima alla classifica gestisce anche il tesoro non localizzato, mentre le venticinque CdP provinciali in fondo alla classifica sono sospese dalla gestione dei loro tesori locali, la cui gestione viene affidata alle prime venticinque CdP provinciali in classifica.
    La CdP trattiene un compenso mensile, calcolato in percentuale sui bonus ottenuti, e detratto di una percentuale sui minus ottenuti.
    Il cuore del funzionamento del sistema sono le CdP in concorrenza fra di loro, e la loro maggiore/minore capacità di :
    vendere/locare i tesori affidati (localizzato provinciale, non-localizzato nazionale, localizzato di altre provincie) accumulando bonus e minimizzando minus;
    mantenere la massima efficienza nel rapporto ricavi/costi;
    svolgere ricerche per individuare e pignorare i patrimoni nascosti dei politici-statali-burocrati.
    In aggiunta, la CdP provinciale può anche erogare prestazioni a pagamento, ricevere donazioni in mezzi o denaro, attingere a fondi UE (da sola o in consorzio con altre) per ristrutturare il tesoro, accettare volontari (non pagati) ed ospitare tirocinanti (neolaureati non pagati, che riverseranno la ricerca di tesi universitarie il quinquennio di eventuale specializzazione).
    Ogni CdP vende/loca il tesoro affidatole con la più ampia libertà di azione, allo scopo massimizzare i bonus e minimizzare i minus ed aumentare il valore del tesoro negli anni.
    La vigilanza sul buon andamento della clinica spetta al senato tesoro, composto da 1 laureato (volontario) per ogni 1.000.000 di patrimonio affidato, con valore sia consultivo che compulsivo sulla CdP.
    La CdP riceve denaro pubblico pertanto redige un bilancio annuale ed ha 1 revisore responsabile (laureato e pagato) per ogni 100.000 euro di ricavi annui.
    La CdP non paga tasse, ma deve presentare il bilancio in pareggio, destinando tutti i ricavi al pagamento delle spese ed al miglioramento della gestione del tesoro (indagini, attrezzature, etc).
    La materia è regolata dal Codice del Tesoro, annualmente aggiornato con valore per l’anno seguente da un senato del tesoro nazionale composto da 1 senatore (volontario e con esperienza di senato) per ogni 100.000 cittadini.
    Complessivamente, le CdP sono vigilate da 600.000 senatori in senati di tesoro e da 600 senatori nel senato di tesoro nazionale (domande, elenchi, votazioni tutto on-line).
    Aboliti ministro del tesoro/economia, ministeriali, etc.
    Chiedo scusa per la prolissità del testo, ma era mio dovere dimostrare la tenuta concettuale/quantitativa della proposta.
    Ringrazio Facco per la gentile ospitalità, ed auguro a tutti che nel 2013 avvenga finalmente la rivoluzione liberale. Bye

    • Albert Nextein
      Rispondi

      Articolerei meglio le richieste ai dipendenti pubblici o ex dipendenti.
      Istituirei una “patrimonialina” una tantum , accompagnata ad una riduzione,previo controllo accurato ed invasivo, di emolumenti,contratti,fringe-benefits,privilegi, e simili.
      Applicherei l’aliquota Imu massima prevista per gli immobili su quanto dipendenti pubblici in organico,di ogni genere essi siano , anche para-statali, su quanto al netto hanno percepito negli ultimi anni.
      Da un minimo di un anno , ad un massimo di 20 anno (periodo medio di un mutuo per acquistare casa).
      Idem ,come aliquota per i pensionati ex dipendenti pubblici applicando l’aliquota su citata su quanto al netto ricevuto come Tfr, e trattamento pensionistico, ricevuti nel periodo di tempo da uno a venti anni.

      Direi che se lo meritano.
      Glielo si deve.

  • iano
    Rispondi

    L”arte di chiedere denaro alla popolazione è storia molto antica,lo facevano Re,potenti e dittatori.Nel medioevo chi non pagava le tasse,gli bruciavano le case,e spesso sterminavano la famiglia.Il potere del vile denaro non ha tempo,o epoca,da allora nulla è cambiato.Oggi se non paghi,ti pignorano la casa,ti bloccano l,auto,ti perseguitano finchè non paghi. Ci hanno inculcato nel cervello, che le tasse servono per i servizi.Io penso che se con il 50%di prelievo fiscale ad uno Stato non bastano ancora,è già uno stato fallito !!e che le persone hanno il diritto di lavorare per sè e per il futuro dei loro figli,mentre adesso il 70%dei guadagni te lo prende lo Stato,il 30% rimangono a noi (non bastano neanche per mangiare).Se per caso sei in difficoltà economiche,ti pignorano qualsiasi cosa possiedi,e li rivendono all”asta.Un vile gesto di inaudita violenza.Se un popolo non ha la capacità e il coraggio di difendere i propri diritti e la libertà,allora forse è giusto che paghi il caro prezzo della vigliaccheria…..

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    ma adesso che il simbolo è stato cassato, il partito si fa o non si fa ? Mentre digito sulla tastiera “partito” mi viene un prurito alle dite che non immaginate neppure.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Ero presente a Bologna ed ho preso la parola per i dieci minuti concessimi.
    La parola partito equivale alla parola metastasi. E un cancro non lo curi con la metastasi.
    Quindi PARTITO abolito dal lessico e dal dizionario.
    Il mercato, i suoi principi e la sua libera dinamica devono ispirarci nell’azione, nella ricerca non di un consenso elettorale ma di un’adesione contrattuale, da cui entrambe le parti vedano rispettati accordi sottoscritti e mutui vantaggi.
    Non eravamo tanti, anzi.
    I 130 che si erano annunciati come partecipanti, hanno preferito in larga parte, rimanere a casa.
    Spero solo che quelli che scrivono qui, comincino a firmarsi con nome e cognome. La libertà parte sempre dall’assuzione di responsabilità individuali e il nome e cognome sono la targa.

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