In Anti & Politica

DI LEONARDO FACCO

Nella vicenda del falso master e delle mitologiche lauree di Oscar Giannino, c’è un punto in merito al quale molti animatori di FID (delusi o meno, e pubblico solo ora che il voto è acqua passata), ma pure molti spettatori non militanti, si son posti la seguente domanda: “Perché Zingales lo ha fatto? Chi c’è dietro di lui”? Questione legittima, anzi più che legittima, specialmente ora che in quel partito si è arrivati al redde rationem e per la dietrologia a prescindere. Proverò a dare una mia personale risposta.

Intanto, c’è una premessa da apporre ad ogni ragionamento: trovo imbarazzante che si sia cercato, e si cerchi, di minimizzare il misfatto di cui il noto giornalista è apparso come la star indiscussa, addossando la maggior parte della colpa al comportamento del professore che insegna a Chicago. Giannino, cari miei, mentiva sapendo di mentire! Patologicamente. Detto ciò, appare assai ridicola anche l’affermazione di Zingales, quando – il giorno successivo alla bomba che ha tirato addosso al partito di cui è fondatore – ha affermato che “non voleva che le sue parole venissero strumentalizzate”. 

Tutta questa vicenda – e ve lo dice uno che per questioni professionali ha frequentato un certo mondoaccademico italiano – non la si può interpretare dimenticando come funziona l’Università di questo paese alla deriva e come si comportano le “primedonne” italiche che assurgono al ruolo di “professori ordinari” (non ho certezza che si dica ancora così, date le riforme inutili dei vari ministri di turno), che in gran parte dei casi si atteggiano a élite per “diritto di Stato”, avendo inoculato nel loro dna il morbo del “baronato”. Entrando nel dettaglio, mi permetto di mutuare le parole di un amico (che di Accademia ne sa parecchio) per approfondire il mio ragionamento in maniera schematica.

1- Ho l’impressione che Zingales stesse solo aspettando un’occasione per staccarsi da un movimento che probabilmente non lo avrebbe portato da nessuna parte (non v’è mai stata certezza del raggiungimento del quorum per accedere in parlamento) e che gli avrebbe impedito, anzi, di proporsi ad altri come esperto e uomo di governo (o di sottogoverno), o peggio ancora di perdere qualche poltrona in qualche Cda prestigioso che già occupava. E’ una caratteristica, vezzo tipico meglio, del “vanesio cattedratico” in cerca perenne di posti di potere (quanto rimpiango professori come Ricossa). Mica solo Giannino appartiene alla categoria dei “vanagloriosi”.

2- Se Giannino è “bugiardo e disonesto”, mi ha stupito che Zingales se ne sia accorto solo pochi giorni prima del voto (indignandosi persino). Da almeno un quinquennio i suoi millantati crediti circolavano ovunque. In fin dei conti, uno che si propone come leader (e Zingales sicuramente si considera un leader), non può incoraggiare mezzo mondo a votare un movimento capeggiato da un “bugiardo e disonesto”, chiedere scusa per non aver saputo valutare l’uomo e continuare a pontificare come se nulla fosse. Il fatto – noto tra gli addetti ai lavori, meno tra i più – è che tra “professori” si odiano, si sparlano alle spalle in continuazione, si guardano in cagnesco e Zingales (che vanta master veri) probabilmente cominciava ad averne piene le scatole di vedere un “saltimbanco” crescere in popolarità spacciandosi per quello che non era (anche se preparatissimo), ovvero invadendo il campo altrui, quello accademico. Han litigato di brutto fra loro prima? Non credo proprio (discusso della vicenda sì, e non solo tra loro due), dato che Giannino – che peraltro come economista è anche meglio di Boldrin) -, dopo l’uscita spericolata del suo mentore, lo ha comunque definito “un uomo di grande statura”.

3- Se uno crede nelle idee e nel programma di FARE (dove in queste ore stanno volando gli stracci) e il suo “capo” si macchia d’infamia, si sfiducia il “capo”, e ci si dimette solo se gli organi del partito/movimento dicono che il “capo” ha fatto bene, o che le bugie si possono dire, o altre corbellerie simili. Insomma, non ci si dimette solo perché uno ha tradito la fiducia, se non nei partiti dittatoriali. Ma non mi pare che Zingales si sia mai lamentato del fatto che FARE fosse un “one-man show” o il giocattolo di un rassemblement di “menti elette” e/o in carriera.

4- La scelta di tempo di Zingales, nell’esternare la sua presa di distanza dal leader di FID, è certamente sospetta. Avrebbe potuto allontanarsi “per motivi personali” e poi spiegare dopo le elezioni. E’ lampante che la sua uscita era intesa a danneggiare Giannino in modo pesante (ma anche chi in questi anni ha portato il pirotecnico Oscar su un piatto d’argento) e, conseguentemente, il movimento. Ergo, e qui vengo alla domanda che moltissimi in Rete si son posti e continuano a porsi: Zingales lo ha fatto per conto di chi?

Non credo nel complottismo. Secondo me non lo ha fatto su ordine esplicito di un qualche amico politico. Non credo per nulla, anzi la ritengo una scusa puerile, lo abbia fatto su richiesta di Berlusconi (che sicuramente ha tratto vantaggio da quanto accaduto, lo dimostrano le Prime pagine dei giornali diretti da Sallusti e da Belpietro, sui quale va solo steso un velo pietoso). Se proprio il “Chicago-prof” ha delle amicizie quelle stanno a sinistra, essendo stato lui un consigliere di Matteo Renzi fino all’altro ieri, quel Renzi a cui i “declinati” hanno steso tappeti rossi e inneggiato come fosse l’icona della salvezza del “liberalismo” italiano. A tal proposito, ho un mio punto di vista da aggiungere: la sconfitta del sindaco di Firenze alle primarie del PD, ha rovinato i piani dei fondatori di FID, che si sarebbero accomodati volentieri alla corte del pulzello toscano, con o senza un partitino d’appoggio, con la certezza che il signor Montezemolo li avrebbe sostenuti. La disfatta di Renzi, ha fatto saltare i giochini, costringendoli a fare da sé, ad appoggiarsi all’uomo con più immagine e carisma che avevano, a presentarsi da soli con un decalogo di proposte liberal (socialdemocratiche) che se presentate da un ex comunista sarebbero, però, state bollate come liberiste.

Per dare, ad ogni buon conto, una risposta al “cui prodest” il fattaccio che ha estromesso l’Oscar candidato premier dai giochi (almeno per ora), è necessario ricordare un secondo punto che sta a monte del rapporto fra Zingales, Giannino e il gruppuscolo dei fondatori di FID, che è comunque utile per comprendere meglio la vicenda di cui stiamo discutendo.

Durante l’assemblea di “Forza Evasori”, lo scorso gennaio a Bologna, ho espresso con forza un mio punto di vista: “Trovo indecoroso – ho sostenuto – che i liberisti italiani siano sempre alla ricerca della legittimazione a sinistra per potersi definire autorevoli”. Per dirla con Ezra Pound “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”. Ora, i fondatori di FID (stendo un velo pietoso su altri personaggi e/o candidati che casualmente ho incontrato in discussione sul web, gente che si scagliava contro le multinazionali, altri contro il profitto ed altri ancora che volevano la morte di chi semina biotech, ecc. ecc.) sono una Comune di personaggi della rive gauche dello statalismo nostrano, tanto snobista, peraltro, da far risultare simpatici persino i più noti radical-chic tricoloriti. Dal nazionalizzatore di banche Michele Boldrin alla compagnia di “NoisefromAmerika” siamo di fronte ad un coacervo di costruttivisti ed adulatori del “perbenismo comune” (con l’aggravante del moralismo). Zingales è quello che spiega il capitalismo snaturandolo. Infine, c’è la componente dell’Istituto Bruno Leoni (e qui un po’ il cuore mi sanguina), che sostiene Giannino da una vita, che con lui, e per lui, ha messo in piedi il “Chicago-blog”.

Sarà che non vengo dalla montagna con la piena, ma fatico a credere, pignolo, preparato e preciso come è Alberto Mingardi (salvo che qualche suo stretto collaboratore, con le mani in pasta dentro FID, lo abbia tenuto allo scuro), che le minchionate inserite nel curriculum vitae “versione di Oscar”, ospitato sul loro sito sino ad un secondo prima del precipitare degli eventi, non le conoscesse. Del resto, ci sono le evidenze che mostrano che tra i “padri fondatori” fiddini la cosa era risaputa prima che Zingales la denunciasse pubblicamente, come ha riportato il Velino. Oppure, come scritto l’Huffington Post online“I fondatori sapevano tutto a proposito dei titoli di Oscar e hanno taciuto fino alla bomba a orologeria”. Oppure ancora come detto da Boldrin su Facebook nel tentativo di smentire quanto scritto dal giornale diretto dalla Annunziata e citando i suoi ex-compagni: “O assoluti incompetenti o sapevano ed hanno taciuto”. A ciò, si aggiungano altre perplessità e domande che qualcuno, tra le persone più vicine all’IBL, aveva posto a chi di dovere, come ho avuto modo di verificare personalmente, che si sommano ad altre mie fonti. Tanto basta per capire perchè il professor Boldrin (altra star dell’Accademia di genìa italiana), notoriamente un “mediatore moderato”, ha sbattuto la porta in faccia al partito con queste parole: Mi vergogno di aver fondato un movimento e di avergli regalato le mie idee, oltre a sei mesi della mia vita.  Addio. E’ ora di fare dell’altro”. E a seguire: “Qualcuno ha appena raccontato bugie provabili tali. Si aprono le scommesse su chi siano stati”. 

L’Istituto Bruno Leoni (di cui sono uno dei firmatari della fondazione, quando ancora era un’associazione che muoveva i primi passi), è nato con le migliori intenzioni coerentemente liberali ed ancora oggi – per molti versi – è protagonista di ottime pubblicazioni, studi seri e convegni interessanti. Sarebbe ridicolo negarlo. Sarebbe assurdo non elogiare le doti del suo direttore generale. Anzi sarebbe fare un torto alla verità. Col tempo, però, ha assunto le vesti di un Giano bifronte all’italiana: da un lato, cercando di accreditarsi come punto di riferimento del liberismo, dall’altro nicchiando ormai da anni con la “peggio gioventù” del comunismo nostrano. Quando personalità tipo Franco Debenedetti, lo stesso Zingales ovviamente, Linda Lanzillotta, Chicco Testa, Massimo D’Alema, Nicola Rossi (diventato addirittura presidente dell’IBL) assurgono a stelle polari di un Istituto che si dice liberista (ho citato a memoria alcuni dei nomi più in vista) c’è qualcosa che non quadra, c’è quel che io ho definito più sopra come il “tentativo di farsi legittimare da quelli che detengono il potere vero” (come se per avere autorevolezza sia per forza necessario avere potere, mah…), sperando di accreditarsi come élite di fronte ai “papaveroni” rossi, finendo magari accidentalmente in qualche bella Authority o in qualche ente parastatale. Tutto legittimo, ci mancherebbe, basterebbe dirlo chiaramente.  Tornando, ancora, alla questione di “quelli che detengono il potere vero” – vale a dire quelli che frequenta e ha sempre frequentato mister “Zingales Booth” – non c’è da meravigliarsi se i “papaveroni”, ad un certo punto del cammino, ti infinocchiano (come ha fatto Montezemolo, con cui FID era certa di allearsi da subito viste le aderenze con Nicola Rossi) e ti fanno capire chi è che tiene il coltello per il manico in questo paese.

Giungo, finalmente, alla mia personalissima risposta sul “cui prodest”: Zingales lo ha fatto perché andava fatto per togliersi dalle palle un partitino fastidioso e arrogante (il riferimento è alla dirigenza), che alle elezioni avrebbe solo potuto molestare i signori del vapore. Andava fatto anche per salvaguardare il suo “status quo” di intellettuale organico. Giannino, in preda ad un delirio da leadership (dopo la storia dello Zecchino d’Oro non ha alcuna scusante), ha alzato la cresta, è entrato nel regno di Mordor a rotta di collo, ma Sauron ha rimesso le cose al loro posto, facendo finire nella polvere lui e il progettino furbo-liberista di cui FID (il mio riferimento è sempre alla dirigenza) voleva essere l’unico depositario. In poche parole: Giannino è stato smascherato ed è stato compromesso l’ottimo lavoro di molti iscritti al partito (il resto lo han fatto i magri risultati usciti dalle urne).

In tutta questa storia, il problema non sono i titoli di studio o meno che uno può avere (la preparazione è altra cosa, indipendente da quelli), anche se la figuraccia che ha fatto Giannino, che propugnava nel suo programma l’abolizione del valore legale del titolo di studio, è doppia. Il problema è essere millantatori di professione, è il raccontare balle credendoci, sapendo di raccontarle e raggirando migliaia di persone (la storia che la colpa è dei curricola che giravano in rete è una barzelletta). Il problema è, infine, aver coperto Giannino fin quando si è potuto e poi – anche se elegantemente – prenderne le distanze silurandolo dalla presidenza del partito. Queste sono caratteristiche di chi fa il politico, di quel politico che ho imparato a disprezzare proprio grazie alla conoscenza del libertarismo più ortodosso, oggi tradito da gianninesche figure in fregola per le elezioni. Lord Acton sosteneva che il potere tende a corrompere? Troppo buono. In Italia, basta il profumo del potere per corrompere, tradire gli ideali, le idee migliori e finanche gli amici.

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Mostrati 18 commenti
  • claudio
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    condivido buona parte dell’analisi e mi sia permesso di aggiungere alcune osservazioni:mi chiedo come sia possibile che persone del calibro di Boldrin,Stagnaro,Zingales o Giannino non comprendano che quando si fà una squadra o fai il gioco di squadra o perdi,quando tutti vogliono fare le prime donne i risultati non possono essere che questi,io da simpatizzante, sostenitore nonchè elettore mi sento ferito per la svolta che ha preso la storia di questo movimento e la poca chiarezza generale di certe scelte, peccato, avrebbe potuto essere un progetto valido invece stà tristemente naufragando con troppi capitani..

  • Rorschach
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    Sto notando da ieri quello che sta suggendo dentro FARE, con Boldrin che vuole assaltare il quartier generale perché non si dimette (il che pone il problema che dice anche Carlo Stagnaro: chi caspiterina porta il partito al congresso?? Bah!) e il quartiere generale che sembra non voler ammettere di aver fatto degli errori che meriterebbero dimissioni. Mi sembra veramente demoralizzante per la base, che ovviamente pare seguire Boldrin anche per il fatto che in Italia contano piú i leader dei programmi e questo vale anche per FARE. Per il resto, non concordo con la analisi fatta nel post, specialmente sul lato politico… Anche perché si scambia snobbismo e compromesso con contesto e ci si ostina a pensare che le idee libertarian possano allo stato attuale avere un minimo di presa sul cittadino italiano. Mi pare un pó come presentarsi di fronte ad un bambino con un trattato filosofico sull´invidia e arrabbiarsi nel momento in cui lui capisce solo “La volpe e l´uva”.

  • firmato winston diaz
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    Rorschach, senza Giannino, pallista compulsivo ai limiti della psicopatia ma dotato di grande carica umana, FiD non sapremmo nemmeno che esiste. Assieme a berlusca e grillo era l’unico in grado di dare anima, di animare, un progetto politico (se avessimo avuto berlusca al centro, grillo a sinistra e giannino a destra saremmo stati il paese politicamente piu’ bello del mondo). Gli altri fondatori sono in discreta parte degli accademici merdosi che puzzano di altezzosa odiosita’ e arrivismo del piu’ becero da lontano un miglio, abituati ad avere in pugno, tramite l’espressione del loro giudizio, le vite delle persone. Gente mortifera da cui stare alla larga. Peccato per Giannino, che se non altro, ripeto, aveva grandissima carica di simpatia umana. La sua trasmissione “la versione di oscar” era un capolavoro. Tutto bruciato.

  • jimmy
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    Questa di Facco a me sembra una analisi molto approfondita e dettagliata della “avventura” di Fare-Fid-Giannino, da parte di uno che conosce l’ambiente ed i protagonisti.
    Va dato atto a Facco di aver signorilmente atteso almeno lo svolgersi delle elezioni e la pubblicazione dei risultati, prima di (legittimamente) vuotare il sacco.
    A parte tutto ciò, non ho ancora trovato risposte credibili ad un cesto di domande fondamentali e “tragiche” (almeno in Italia):
    – perché le idee libertarian sono sempre così sfortunatamente interpretate (berluscone, giannino, etc)?
    – perché tutti (o almeno tanti) se ne appropriano, ma nessuno le attua (idem c.s.)?
    – perché i (supposti o dichiarati) libertarian si scannano fra loro?
    – perché nemmeno negli Usa il libertarian gode grande fortuna (lo dice Ron Paul)?
    – c’è un paese al mondo che si può dichiarare libertarian nella prassi comune?
    – perché i (supposti) libertarian delle universities usa si scomodano a fondare partiti in Italia, e quelli italiani invece se ne rimangono nei loro ufficietti di facoltà?
    – il misero 1% di Fare-Fid, rispetto al 3% di Ingroia, al 3% di Vendola ed al 4% di Maroni, significa che il libertarian italiano vale un terzo del giustizialismo, un terzo del comunismo, ed un quarto del localismo?
    – cosa intende dire Carbone quando ammette una soluzione solo individuale? Forse che lo statalismo non ti entra anche in casa, ovunque tu te ne scappi?
    – se il simbolo Forza Evasori fosse stato approvato, avremmo poi raccolto tutte le firme necessarie? Se si, quanti voti avremmo fatto? Più o meno di Fare-Fid?
    – ContanteLibero ha raccolto 12.500 firme. Sono poche o molte? Sono rappresentative della reale penetrazione delle tematiche libertarie negli italiani?
    Gettate nel cestino tutte le precedenti stupide domande, e rispondete solo a questa: – per quale oscuro motivo una popolazione di tot milioni di partite iva (attualmente alla canna del gas, alcuni si suicidano per davvero) non votano compattamente per l’ideologia libertaria-austriaca che gli cambierebbe la vita?
    Io sarò anche un cretino facilone e le mie domande ancor più cretine di me, ma non credete che la situazione attuale sia talmente drammatica da richiedere sforzi ed azioni mai tentati prima?
    Non me ne frega niente dei master di Giannino, o del dietrofront di Zingales, o delle convenienze fondative di Fare-Fid.
    Invece soffro per gli imprenditori che stanno soffrendo, chiudendo e morendo dopo una vita di lavoro e di sacrifici.
    Se abbiamo in mano o in testa qualcosa per salvare la loro vita e la nostra, ebbene usiamola, perdìo.
    Ma se la civiltà occidentale sta velocemente scivolando nel sottosviluppo, non è che la ideologia libertaria è solo un esercizio mentale e filosofico?
    I popoli non hanno mai perso l’occasione di sfruttare una buona idea.
    Con l’idea libertaria, sarebbe la prima volta che succede?

    • Rorschach
      Rispondi

      Jimmy:

      La risposta alle tue domande secondo me sta tutta in meccanismi di psicologia politica. Ne abbiamo giá parlato e non é questione semplice. Secondo me il denominatore comune sta nel tipo di intuizione morale che gli individui mediamente hanno. Il libertarismo é basato su meccanismi razionali molto complessi, che mirano a smontare il valore delle intuizioni morali piú basilari sostituendoli con una analisi profonda. L´anarcocapitalismo di Friedman é un esempio emblematico di ció. Dipinge infatti uno scenario perfettamente razionale, dove tutti analizzano sempre tutti i pro ed i contro e fanno la scelta piú adeguata. Es: il monopolio naturale non esiste, perché in linea teorica uno puó trovare vantaggio nel fare concorrenza ad una grande compagnia di fast food che diventa per un attimo monopolista. In linea pratica non é tuttavia cosí: c´é infatti la possibilitá che di fronte ad una grande compagnia che vende panini, tutti i potenziali concorrenti si impauriscano e le lascino terreno. Questo perché gli esseri umani non hanno solo meccanismi di decisione razionali, ma in larga parte usano anche altro:

      http://en.wikipedia.org/wiki/Heuristics_in_judgment_and_decision_making

    • leonardofaccoeditore
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      Belle domande, a cui risponderò, secondo il mio punto di vista, prossimamente.

    • Domenico
      Rispondi

      Provo a dare anch’io una risposta in attesa di quella di Facco.
      Premesso che non condivido la risposta di Rorschach, al di là dei contenuti secondo me non ha afferrato il punto. La questione non è avere o meno l’anarco-capitalismo o miniarchismo ecc. La questione è come mai in Italia non riesce a passare neanche la minima idea liberale che affermi che non è con “più Stato” che si risolvono i problemi, ma con più libertà economiche.
      Secondo me jimmy la risposta da darti è principalmente una (e dico principalemente perché non escludo altre cause che potenzino i problemi, cause che comunque considero secondarie e non primarie): Il fatto che in Italia non ci sono solo gli imprenditori in difficoltà che arrivano a suicidarsi di cui tu parli, ma c’è una maggioranza di popolazione che, un po’ come in Grecia, vive solo di Stato ed alla quale non puoi certo andare a dirgli abbandona la “poltrona” e mettiti in gioco nel libero mercato.
      Tra istituzioni di vario genere e livello, sanità, istruzione, forze dell’ordine, e privilegiati di varia natura (dai farmacisti, ai tassisti alle scuole guida) già si rabbrividisce per l’esercito di gente che costituisce questa massa. Senza contare i pensionati, senza contare gli studenti universitari (guai a chi gli tocca l’università pubblica), senza contare gli stessi imprenditori aiutati con perversi meccanismi di quote di mercato, licenze varie e io oserei dire anche brevetti (non considero la proprietà intellettuale corretta!).
      Insomma il succo è che ormai in molti sono CONNIVENTI CON LO STATO, anche indirettamente. Oserei anche dire che tutti indirettamente siamo conniventi con lo Stato.
      Ecco perché è impensabile la realizzazione di un qualche partito liberale a livello nazionale. Nessuno vorrebbe vedersi tagliati i privilegi che ha e che, tra l’altro, in questa situazione di crisi sono spesso gli stessi privilegi che gli consentono di soppravivere e non affogare.
      Ora volendo anche io fare un po’ l’ottimista ed il sognatore, e ricercare quindi una possibile soluzione vista l’aria che tira, credo che se un qualcosa può esser fatto deve esser fatto limitatamente alle zone d’Italia dove c’è meno connivenza con lo Stato: Veneto in primis.
      Parlo io che sono del SUD porca miseria!!
      Non mi stancherò mai di ripeterlo, invece che pensare a fare i partiti, invece di pensare a convincere Grillo, invece di pensare al livello nazionale insomma, chi è di quelle parti (Veneto e Lombardia, ma anche solo alcune province di ste zone, le più produttive) potrebbe pensare di fare qualcosa. La terra dove far attecchire le idee liberali è quella giusta, e non è necessario nemmeno un qualcosa di politico come un partito. Magari chessò, un movimento che propugna la rivolta fisc…?
      insomma il problema sta nel centralismo della burocrazia italiana, che non consente strade facili per cambiare le cose in quanto o agisci in modo centrale convincendo tutti o niente.
      Ed allora perché non agire in modo locale e gandhiano??
      Se si vuole FARE qualcosa quella e l’unica strada da seguire.

    • charlybrown
      Rispondi

      Per quello che valgono, provo a dare le mie

      – perché le idee libertarian sono sempre così sfortunatamente interpretate (berluscone, giannino, etc)?

      E’ il risultato inevitabile del tentativo di adattarle alla politica, che sta agli antipodi. L’azione politica non può essere altro che coercitiva, quindi è l’opposto della libertà.

      – perché tutti (o almeno tanti) se ne appropriano, ma nessuno le attua (idem c.s.)?

      Perché attuarle significa applicarle innanzitutto a sé stessi, e nelle nostre società spesso significherebbe rinunciare a privilegi e posizioni acquisite.

      – perché i (supposti o dichiarati) libertarian si scannano fra loro?

      Human nature

      – perché nemmeno negli Usa il libertarian gode grande fortuna (lo dice Ron Paul)?

      Perché gli USA sono diventati da tempo un paese socialista

      – c’è un paese al mondo che si può dichiarare libertarian nella prassi comune?

      Se c’è si è nascosto molto bene

      – perché i (supposti) libertarian delle universities usa si scomodano a fondare partiti in Italia, e quelli italiani invece se ne rimangono nei loro ufficietti di facoltà?

      Non saprei, forse per maggiore snobismo

      – il misero 1% di Fare-Fid, rispetto al 3% di Ingroia, al 3% di Vendola ed al 4% di Maroni, significa che il libertarian italiano vale un terzo del giustizialismo, un terzo del comunismo, ed un quarto del localismo?

      Dal punto di vista degli elettori italiani sì

      – cosa intende dire Carbone quando ammette una soluzione solo individuale? Forse che lo statalismo non ti entra anche in casa, ovunque tu te ne scappi?

      Intende dire si salvi chi può, con le proprie forze e il proprio cervello. La soluzione democratica non funzionerà mai.

      – se il simbolo Forza Evasori fosse stato approvato, avremmo poi raccolto tutte le firme necessarie? Se si, quanti voti avremmo fatto? Più o meno di Fare-Fid?

      Meno

      – ContanteLibero ha raccolto 12.500 firme. Sono poche o molte? Sono rappresentative della reale penetrazione delle tematiche libertarie negli italiani?

      Poche

      Gettate nel cestino tutte le precedenti stupide domande, e rispondete solo a questa: – per quale oscuro motivo una popolazione di tot milioni di partite iva (attualmente alla canna del gas, alcuni si suicidano per davvero) non votano compattamente per l’ideologia libertaria-austriaca che gli cambierebbe la vita?

      Uno perchè in realtà non la conoscono, due perché in italia la maggior parte di quelli che vogliono meno stato e meno tasse, vogliono anche scuole, ospedali, e pensioni pubbliche.

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    L’idea libertaria e’ una idea che funziona per sottrazione, non per addizione. E’ non fare, non fare.

  • Rorschach
    Rispondi

    @Winston diaz:

    Il caso Giannino é stato davvero un colpo per tutti coloro che si sono impegnati per FARE. Secondo me al limite del surrealismo: completamente inutilte, completamente assurdo. Quello che ad oggi dice Boldrin sul caso Giannino mi sembra tuttavia sensato: come é possibile che il direttivo nazionale non abbia scoperto una cosa tanto banale e abbia consentito ad Oscar di candidarsi? Chiunque sa che l´analisi degli scheletri nell´armadio é condizione necessaria per iniziare, specialmente quando il tema é la meritocrazia e la competizione sana. Ora il movimento si é ritrovato con un direttivo di perfetti sconosciuti nominati dai fondatori, che prima vota una cosa, poi subisce una rivoluzione a furor di popolo, poi si dimette. Dopo di che, come sembri dire anche tu quello che conta in politica sono i leader, non i programmi e quindi ora se non trovano un altro eleggeranno Boldrin (non so come, ma non vedo altra soluzione). Boldrin é indubbiamente un narciso, ma é anche preparato e forse é anche per questo che ogni volta demolisce nei talk show i propri avversari della casta che sistematicamente si coalizzano per attaccarlo pur appartenendo a schieramenti diversi (vedi scontro con Tabacci – Storace).

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    “Il libertarismo é basato su meccanismi razionali molto complessi”

    Il problema di fondo e’ che con gentaglia cosi’ che libertarismo vuoi fare?
    Sono loro stessi a dimostrare che non puo’ funzionare.
    Non hanno nemmeno il buon senso di sparire, ma come potrebbero, con tutta la loro enorme presunzione “costruttivistica”, come la chiama Facco? La colpa per loro e’ sempre di qualcun altro, la ricetta giusta e’ ovviamente la loro, per loro e’ tutto un gioco, e tutti gli altri al di fuori del loro branco sono cretini.
    Boldrin se invece che con tabacci e storace o la napoleoni, lo confronti con questo, che e’ un suo pari grado e di cultura peraltro molto meno abborracciata (si’, molto meno abborracciata, gli economisti, Monti compreso, sono di norma estremamente ignoranti di cultura vera e propria, e sono tanto piu’ presuntuosi quanto piu’ sono ignoranti) , vedi che ne esce molto male, a mio avviso ne escono malissimo entrambi:
    http://goofynomics.blogspot.fr/2013/02/la-prevalenza-del-declino.html
    (date un’occhiata al suo blog in generale).
    Se hai frequentato il sito di NfA, sai che propongono solo una diversa ricetta di interventismo, anche loro hanno le loro categorie privilegiate (la loro in particolare) sono socialisti come tutti i prof. universitari, non possono pensare diversamente, salvo quelli, pentiti e in un certo senso falliti, come Ricossa, che ha rinnegato tutta la sua scienza economica in blocco.
    (vedi il bellissimo: Maledetti economisti. Le idiozie di una scienza inesistente, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010).
    L’unica cosa razionale e’ invocare il giudizio universale.
    Ci stiamo mettendo nelle mani di una genia, quella tecnocratica economica, devastante, la peggiore che abbiamo mai avuto in tutta la storia, peggiore di quella militare.
    Ma vi rendete conto che le nostre vite sono ormai centrate sulla variazione secondo per secondo della lettura del millesimo di punto percentuale di spread? Vi siete gia’ abituati a considerare normale questa assurda follia?
    Sto cominciando seriamente a pensare che il difetto peggiore dell’uomo sia nella sua eccessiva flessibilita’, nella sua capacita’ di adattarsi a tutto, a considerarlo dopo un po’ normale. Cosa peraltro che rende completamente inutile (e falsa) qualsiasi scienza economica che voglia essere altro che descrittiva a posteriori.
    Torna di grande attualita’ il pensiero di ivan illich, un assaggio in questo pezzo da “esperti di troppo” (attenzione in particolare al finale, “non limitandosi a sostenere un nuovo mistificante professionalismo pseudo-radicale, bensì perorando uno scetticismo integrale verso gli esperti,”:

    L’Era delle Professioni sarà ricordata come l’epoca nella quale dei politici un po’ rimbambiti, in nome degli elettori, guidati da professori, affidavano ai tecnocrati il potere di legiferare sui bisogni; rinunciavano di fatto al potere di decidere in merito alle esigenze della gente diventando succubi delle oligarchie monopolistiche che imponevano gli strumenti con i quali tali esigenze dovevano essere soddisfatte. Sarà ricordata come l’Era della Scolarizzazione, in cui alle persone per un terzo della loro vita venivano imposti i bisogni di apprendimento ed erano addestrate ad accumulare ulteriori bisogni, cosicché, per gli altri due terzi della loro vita, divenivano clienti di prestigiosi «pusher» che forgiavano le loro abitudini. Sarà ricordata come l’era nella quale dedicarsi a viaggi ricreativi significava andare in giro intruppati a guardare la gente con l’aria imbambolata , e fare l’amore significava adattarsi ai ruoli sessuali indicati da sessuologi come Master e Johnson e i loro vari allievi; l’epoca in cui le opinioni delle persone erano una replica dell’ultimo talk-show televisivo serale e alle elezioni il loro voto serviva a premiare imbonitori e venditori perché potessero fare meglio i comodi propri.
    Io ritengo inevitabile questo declino della nostra epoca verso un tecno-fascismo, a meno che delle forze più fresche non riescano a reagire sul serio, non limitandosi a sostenere un nuovo mistificante professionalismo pseudo-radicale, bensì perorando uno scetticismo integrale verso gli esperti, specialmente nella loro presunzione di fare diagnosi e imporre prescrizioni.
    (ivan illich, “esperti di troppo”)

  • firmato winston diaz
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    “Quello che ad oggi dice Boldrin sul caso Giannino mi sembra tuttavia sensato: come é possibile che il direttivo nazionale non abbia scoperto una cosa tanto banale e abbia consentito ad Oscar di candidarsi?”

    Ripeto: senza Giannino e la sua grande carica umana quella gente non sapremmo nemmeno che esiste.
    Sotto questa luce, le parole di Boldrin, se sono quelle, sono, prima di tutto, inutili, e poi valgono prima di tutto per lui stesso, che forse dal direttivo se si e’ tenuto fuori proprio per questo, proprio per aspettare a vedere come andava a finire, e sostituire al momento buono la dirigenza che, da fessa, “si e’ sporcata le mani” (non vi viene questo sospetto?). Non lo sapremo mai con certezza, ma intanto ne parliamo e diamo loro ulteriore importanza.
    La faccenda di Giannino servira’ solo a dare visibilita’ agli altri che non l’avrebbero mai avuta in questi termini, sono loro i veri parassiti di tutta la faccenda.
    Un po’ mi dispiace per Giannino nonostante le sue colpe, si e’ fatto sbranare da degli squaletti che sfrutteranno la sua popolarita’, lo stanno gia’ facendo con grande abilita’.

  • Rorschach
    Rispondi

    Winston, perfettamente in linea con il contesto in cui ci troviamo la tua analisi non fa una piega in pars destruens. Al solito non ho capito la pars construens. Cioé, posto che la tecnocrazia é sbagliata per i motivi da te citati, mi sfugge quale sia l´alternativa. L´anarcocapitalismo é una teoria completamente dissociata dal livello empirico e quindi se miri a riforme libertarie l´unica cosa ragionevole é un modello night-watchman. Ora, tu sei un elettore la cui unica possibilitá di raggiungere l´obiettivo é quella di eleggere qualcuno per rappresentarti. La scelta é tra un tecnocrate ed uno come Storace la cui competenza é “stare trai cittadini”. Posto che il tecnocrate sia un liberista di ferro, sempre un tecnocrate resta. Cioé, senza un esperto in economia che possa riformare il sistema in maniera liberista, non ho capito come si riforma il sistema per via politica.

  • firmato winston diaz
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    “Al solito non ho capito la pars construens”

    Guarda, l’esperienza mi ha insegnato che bisogna semplicemente cominciare ad opporsi a qualunque idea dal momento in cui comincia ad avere successo, perche’ qualunque idea politica, se ha troppo successo, e’ sbagliata.
    Un’altra cosa che ho imparato dopo ripetuti errori, e’ che bisogna cominciare ad opporsi da subito, senza farsi nessuna illusione, soprattutto quando si riconosce, e qui la faccenda e’ plateale, che a veicolare le idee sono personaggi privi, appunto, del senso del mondo fuori dal confine della loro egotica esperienza.

    “Ora, tu sei un elettore la cui unica possibilitá di raggiungere l´obiettivo é quella di eleggere qualcuno per rappresentarti.”

    Assolutamente no, il mio obiettivo di elettore e’ fare in modo di neutralizzare chiunque pretenda di rappresentarmi votando il suo opposto, e rendendo quanto piu’ difficile la cosiddetta governabilita’ (che poi non ho capito, nei paesi civili, dal tempo degli antichi romani, a governare e’ la Legge, non il governo, non l’esecutivo). Non mi fregano piu’.
    Quando leggo, anche ieri, sul sito di NfA, che loro non capiscono chi vota questo o quello, ne deduco che le cose che non capiscono sono immensamente di piu’ di cio’ che credono, e che quella razza non mi rappresenta punto per nulla.

  • Rorschach
    Rispondi

    “Assolutamente no, il mio obiettivo di elettore e’ fare in modo di neutralizzare chiunque pretenda di rappresentarmi votando il suo opposto, e rendendo quanto piu’ difficile la cosiddetta governabilita’”

    Questo é un obiettivo fattibile, vedi voto al movimento 5 stelle attuale. Ma non se ne capisce l´utilitá in chiave libertaria, nel senso che se tu blocchi l´avanzamento del sistema, c´é comunque il fatto che tu vivi con quello che c´era prima. Se il blocco manda il sistema in tilt, hai probabilmente raggiunto l´obiettivo, ma non é detto che l´implosione del sistema stesso sia indolore, né che questo si riorganizzi come vuoi tu. Se tu sei proprietario di tre case e stai difendendole dalla tassazione impedendo a futuri governi di alzarti l´IMU con voti tattici, c´é tranquillamente la possibilitá che il sistema si blocchi e vada in tilt. Tuttavia, chi ti assicura che nel crollo, dati i vincoli di sistema, tu non perda due delle tue case, ad esempio?

  • jimmy
    Rispondi

    Sono in trepida attesa delle risposte annunciate da Facco (anche se non mi merito tanto onore).
    Nel frattempo, mi permetto di postare qui un intervento di Zamax su Adelfo del 1 marzo, caso mai fosse sfuggito a qualcuno. Certo, esso riporta solo una molecola dell’immenso pensiero di Mises, comunque credo che sia un intervento utile alla discussione che stiamo sostenendo tutti.
    Buona lettura e saluti

    IL LIBERALE IN POLITICA 01/03/2013 Liberale nel senso europeo, più precisamente continentale, e più precisamente ancora italiano che oggi si dà al termine. Al liberale generalmente la politica fa orrore, i politici fanno schifo, ed è quasi giunto alla conclusione che anche la democrazia faccia schifo. Mica che abbia torto del tutto. Solo che è curioso che proprio lui si allinei involontariamente al mito astratto e neo-giacobino della «buona politica». Perciò quando si butta in politica si rifiuta di ragionare da politico. Ragiona da missionario, ma senza l’umiltà e la tenacia dei missionari. Se parla al popolo, s’immagina un popolo tutto suo, capace di capire finalmente il suo illuminato e complicato decalogo, mentre quello non capisce assolutamente un kaiser. Quando poi se ne accorge, comincia a imprecare contro un popolo becero tenuto nell’ignoranza dalle «classi dirigenti», mentre è il popolo di tutti i tempi e di tutte le nazioni. Al liberale in politica tessere alleanze, costruire maggioranze politiche, parlare alla «pancia» del paese, metter su lobbies dentro uno schieramento di Razzi e Scilipoti non passa nemmeno per la testa, tanto «questa politica», che poi è la politica di tutti i tempi e di tutte le nazioni, è destinata ad essere spazzata via, con le sue destre e le sue sinistre. Al liberale in politica non piacciono gli ordinamenti spontanei, ma il «perfettismo» di un partitino di perfettini. Alla fine, per disperazione, dall’alto del suo inevitabile uno per cento, riesce a sperare pure nella palingenesi e nel Grillo di turno. Eppure anche un liberale «fanatico» come Ludwig von Mises nel 1961 scriveva al sottosegretario di stato tedesco Alfred Müller-Armack queste parole: «Vorrei ritornare su una osservazione contenuta nella sua prima lettera. Lei parla dei compromessi che si è costretti a fare nella politica pratica, e lo fa con espressioni che porterebbero a concludere che io rifiuti fondamentalmente questa flessibilità. Credo di essere stato frainteso su questo punto. L’elaborazione teorica delle dottrine e dei programmi deve essere rigorosa, coerente ed esente da contraddizioni. Se però non si riesce a convincere la maggioranza a realizzare pienamente il proprio programma, bisogna accontentarsi di ciò che si può ottenere nelle condizioni oggettive in cui ci si muove. Ho sempre criticato la middle-of-the-road-policy di tutte le varianti dell’interventismo, e credo di aver mostrato che esse finiscono inevitabilmente per sfociare nel socialismo vero e proprio. Ma questo non mi ha impedito di capire benissimo che i rapporti di potere politici possono costringere anche un difensore del liberalismo (nel senso europeo del termine, non in quello americano) a venire a patti temporaneamente con certe misure interventistiche (per esempio, i dazi doganali). Nella politica pratica solo raramente si può raggiungere la perfezione. Di regola, bisogna accontentarsi di scegliere il male minore.» (Ludwig von Mises, “In nome dello Stato”, Rubbettino)

  • Giuseppe Gagliano
    Rispondi

    Caro Facco come sempre hai individuato il nodo del problema.Tuttavia bisogna pur domandarsi chi e perché ha coperto Giannino(fra l’altro collaboratore di una delle più note riviste militari italiane la RID diretta da Andrea Nativi come analista di politica estera ed economica in ambito militare) .Quanto alla deriva dell’IBL era in fondo prevedibile….non siamo negli Usa….siamo nella patria di Don Camillo e Peppone….

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Sottoscrivo le tue parole e ringrazio per l’ulteriore informazione su Giannino

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