In Economia

DI MATTEO CORSINI

“E quando il castello di carte crollò i bilanci delle banche e dei privati si riempirono di buchi, creando, nel bestiario del ciclo, un nuovo animale: la “recessione da bilanci”. Questo tipo di recessione è molto più difficile da trattare rispetto alle altre. Questo lo si vede dalla cura da cavallo che è stata usata da governi e autorità monetarie. Una cura fatta di iniezioni massicce di liquidità, aumenti di spese pubbliche e diminuzioni di imposte. Una cura che ha fatto qualcosa, ma non è riuscita a rimettere in sella un’economia che stenta a riprendere la precedente traiettoria di crescita. Perché? Perché non si tratta solo di rimettere potere d’acquisto nelle mani dei cittadini ma anche di alleggerire i loro debiti. Banche e famiglie devono risparmiare per rendere i loro bilanci più presentabili. Ma risparmiare vuol dire non spendere, e dato che è la spesa che alimenta la grande fornace del sistema economico, essere prudenti sulla spesa vuol dire far crescere poco l’economia.” (F. Galimberti)

Fabrizio Galimberti, già mio “fornitore” abituale, ha scoperto, pur senza citarlo, un altro dei miei autori “preferiti”: Richard Koo. Ovviamente la sua reazione alla scoperta di Koo è stata diametralmente opposta a quella che ebbi io alcuni anni fa.

Credo che per un keynesiano “tradizionale” leggere Koo e la sua teoria della “balance sheet recession” rappresenti un’ancora di salvezza quando è alle prese con l’evidenza del fallimento delle politiche fiscali e monetarie espansive, perché consente di dire che erano necessari più stimoli, data la natura del malessere, senza essere costretto a parlare per dogmi a basso contenuto di onestà intellettuale come è abituato a fare, per esempio, Paul Krugman.

Il problema è che il risultato finale non cambia: più stimoli farebbero ancora più danni, perché sono essi stessi all’origine della crisi attuale.

Da dove viene, infatti, il “castello di carte” di cui (giustamente) parla Galimberti, se non da uno stimolo monetario enorme accompagnato da irresponsabilità fiscale?

E se il problema è che banche e famiglie hanno speso troppo, sovente indebitandosi eccessivamente, come si può sostenere che sia necessario colmare la loro minore spesa odierna con altra spesa, per alimentare “la grande fornace del sistema economico”?

In fin dei conti, il problema non si risolverà mai fino a quando si continuerà a credere che più spesa monetaria equivalga a più crescita. E’

quello che è avvenuto per anni, gli anni in cui si costruivano i castelli di carta. Ma l’economia può crescere realmente solo se aumenta il capitale, il quale può aumentare solo se si accumulano risparmi reali.

Se si continua a guardare alla spesa, si ha la sensazione che sia sufficiente immettere più denaro nel sistema economico (per poi spenderlo, poco importa come), per far crescere l’economia. Un modo sicuro per aggravare la situazione.

Se solo Galimberti avesse scoperto Mises al posto di Koo…

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