In Anti & Politica, Economia

DI FRANCESCO CARBONE*

Il mio disdegno verso i liberisti italiani, rinnovato nel biscotto di ieri, non sorprenda. Il paraculismo della finta e opportunista combriccola intellettuale pro libero mercato all’amatriciana è ora che venga smascherato. Non è possibile, a distanza di quattro anni dalla più grande crisi finanziaria del dopoguerra, che in questo paese certi soggetti continuino, in maniera davvero ignobile, a fingere di non conoscere i problemi reali che sono alla radice di questa profonda recessione.

Se ai miei occhi la loro credibilità era già compromessa anni fa, oramai è giunta davvero sotto lo zero. Eppure il fenomeno relativo a tale scadente (per usare un termine edulcorato) guida intellettuale pro libero mercato è davvero tutto italiano. Tralasciando gli USA, nuova patria della Scuola Austriaca di economia che non a caso ha prodotto un Ron Paul, la Spagna può vantare Huerta de Soto e l’istituto Juan de Mariana mentre la Germania Thorsten Pollait, Hans-Herman Hoppe, Philip Bagus e Jorg Guido Hulsmann quest’ultimo attualmente cattedratico in Francia.

In Inghilterra, al di là dell’eroe anti-superstato-europeista Nigel Farage, peraltro apparentemente ancora un po’ confuso sotto l’aspetto puramente economico, qualche parlamentare intellettualmente onesto ed economicamente preparato è arrivato a proporre una riforma del sistema finanziario secondo le direttive del prof. Huerta de Soto.

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Sempre in Inghilterra è riuscito a comprendere a fondo il problema persino un comico, Dominic Frisby, che ho avuto piacere di conoscere personalmente a Bodrum. Senza sfoggiare alcuna prestigiosa quanto inutile laurea in economia, ha sintetizzato la questione che affligge l’economia moderna in due video di circa tre minuti e mezzo cadauno che in rete hanno riscosso un discreto successo. Il primo porta il titolo “Gold, Indipendent Money“. Il secondo, dal titolo “Fiat Money“, lo trovate anche doppiato, qualora aveste difficoltà con l’inglese, dall’autore del blog Il Portico Dipinto. Dominic più recentemente ne ha realizzato anche un terzo decisamente meno didattico e più popolare, una divertente parodia della canzone sex bomb ridenominata “Debt Bomb“, a dimostrazione che il genere comico con richiami sessuali funziona sempre molto bene anche per spiegare l’economia (e qualcuno, non faccio nomi ma complimenti, l’ha capito bene anche qua da noi).

In Italia invece, mentre i comici di professione non vanno al di là di qualche fesseria scritta da Stiglitz strillando soluzioni economicamente insensate ma politicamente azzeccate che piacciono tanto al popolo oramai incazzatissimo, i liberisti sostengono appieno la fiat money rivelando una profonda disonestà intellettuale e puntando in sostanza solo ad accaparrarsi qualche comoda poltrona pagata con la moneta creata dal nulla.

Ecco il perché di tanto mio disdegno. Scusate se è troppo. Io credo invece sia ancora troppo poco, ma non è mia intenzione fare una guerra solitaria contro certi soggetti che hanno tradito i principi del libero mercato compromettendo la reputazione del genuino liberalismo e togliendo a questo paese ogni speranza di riforma e di libertà.

Preferisco continuare a dedicarmi, come ho sempre fatto, alla divulgazione coerente di una corretta teoria economica, all’analisi dell’economia reale e dei mercati finanziari, cercando come possibile di non venire schiacchiato da questa crisi che, solo grazie al profuso impegno dei banchieri centrali nel pompare (anche con il consenso dei nostri liberisti) trilioni di denaro dal nulla a salvataggio del sistema bancario e del fallito stato sociale, è ancora appena agli inizi.

Con certi fari spenti alla guida intellettuale del pensiero liberale, sono dell’idea che le soluzioni collettive restino totalmente precluse e sia meglio continuare a cercare soluzioni individuali: proteggere i propri risparmi, speculare come possibile sull’evoluzione di questa crisi, ed infine delocalizzarsi in paesi più civili, meno libertici, in cui la libera iniziativa d’impresa, la proprietà privata e soprattutto i sani principi economici vengano in qualche modo protetti e favoriti anzi che soffocati, calpestati e repressi.

 

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*Link all’originale: http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=909:italia-a-fari-spenti&catid=21:scuola-austriaca-di-economia&Itemid=177

 

 

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Showing 4 comments
  • Roberto
    Rispondi

    L’ultimo paragrafo è perfetto.
    Sperare in qualcosa di diverso è un’illusione…

  • romain
    Rispondi

    l’ottimo articolo di Carbone non cita l’Italia, et pour cause…ma mi permetto di dire che in Italia abbiamo, avremmo, un Antonio Martino, un professor Sergio Ricossa, alcune buone benchè piccole case editrici…

  • leonardofaccoeditore
    Rispondi

    Concordo con te Francesco, che non a caso hai sottoscritto il PENTALOGO di FORZA EVASORI. Che ne sarà? Vedremo, ma una cosa credo: proprio solo non sei, dato che il Movimento Libertario – facendo storcere mille nasi, ma tant’è – mantiene la barra a dritta.

  • leonardofaccoeditore
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    Martino è monetarista, non un austriaco

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